Dissesto idrogeologico, 5 milioni per Predda Niedda a Sassari

La lista dei 55 progetti proposti dalla Regione all’Unione europea. Si punta a ottenere 378 milioni: 50 nel Sassarese, 150 tra Nuoro e Oristano

CAGLIARI. I soldi dell’Europa per il rilancio post Covid dovranno salvare la Sardegna anche dal rischio idrogeologico. Dalle città ai piccoli Comuni: sono 55 i progetti presentati dalla Regione per ottenere una quota consistente, almeno 378 milioni, del super finanziamento nazionale ipotizzato dal Piano per la ripresa e la resilienza. Se l’istruttoria andrà a buon fine, i lavori dovranno essere appaltati entro il 2022 e realizzati dopo quattro anni. A cominciare dal progetto regionale da 20 milioni per cancellare il pericolo dei canali tombati, che da sempre sono la causa di inondazioni e tragedie.

Provincia di Sassari. Sono 5 i milioni previsti dall’assessorato ai lavori pubblici per mettere in sicurezza il rio Calamasciu nella zona industriale di Predda Niedda: è una bomba innescata da oltre 30 anni. Sempre a Sassari con 3,5 milioni sarà azzerato invece il rischio di esondazione del rio Giuncheddu, più altri 5 milioni per il Fosso della Noce. Sono ancora 5 i milioni destinati alle opere intorno e sul rio Mannu, nel comune di Porto Torres. Per la bassa valle del Coghinas, a Valledoria, saranno ben 24 i milioni necessari per eliminare del tutto il rischio idrogeologico, con le opere che dovranno essere concluse 54 mesi dopo dall’aggiudicazione dell’appalto. Per la difesa di questi Comuni sono stati richiesti: Bultei, 1,2 milioni, Aggius, 300mila, Arzachena, 4,5 milioni, San Teodoro, 270mila, Tula, 2 milioni, Ossi, 2,2 e Aglientu, 350mila.

Provincia di Nuoro. Dorgali per la valle del Cedrino e Bitti, la messa in sicurezza del centro, sono i due territori per cui sono stati presentati i progetti più importanti: 20 e 32 milioni. È consistente anche il doppio appalto nei comuni di Dorgali, 20 milioni più altri 3 destinati al canale tombato, e Galtellì, 10,3, per la valle del Cedrino. Tra gli altri interventi: 3 milioni per Orgosolo, 3 Posada, 3,5 Bari Sardo, 2,5 Villagrande Strisali, 1,8 Arzana, 1,7 Triei, 500mila Loceri e 300mila Urzulei.

Provincia di Oristano. Ammonta a 46 milioni il progetto per la difesa di Bosa dalle esondazioni del Temo, con opere idrauliche ormai attese da decenni. Sempre a Bosa sono 12 i milioni previsti per la manutenzione straordinaria della di Monte Crispu. È il rio Mogoro, invece, a mettere in pericolo il comune di Terralba e l’assessorato ai lavori pubblici ha proposto un finanziamento di 23 milioni. Tra gli altri territori interessati al maxi piano Santu Lussurgiu, 650mila, Gonnostramatza 850mila e Sini 650mila.

Cagliari e Provincia del Sud.Sono tre i pilastri, in questo territorio, per ridurre al minimo il rischio idrogeologico. Il primo è nei comuni di Assemini, 63 milioni, e Decimomannu, 23, che da sempre sono considerati zone rosse, perché quella vallata finisce per essere inondata dopo ogni bomba d’acqua. Il secondo è nell’area fra Capoterra e la lottizzazione di Poggio dei Pini, devastata nel 2008 dall’esondazione del rio San Girolamo. Il terzo pilastro è la messa in sicurezza dell’hinterland Cagliaritano, con oltre 40 milioni nella cintura che va da Monserrato a Quartu. Poi sono stati previsti piani di sicurezza anche a Domus de Maria, 5,6 milioni, Decimoputzu, 11, Masainas, 1,4, Vallermosa, 1,2 e in altri Comuni della Provincia del Sud, con una particolare attenzione per Carbonia, nel Sulcis-Iglesiente.

L’assessore. Per Roberto Frongia (lavori pubblici) «i contraccolpi economici della pandemia hanno reso ancora più evidenti le carenze infrastrutturali della Sardegna. Abbiamo individuato tutti gli interventi coerenti con gli obiettivi previsti da Bruxelles e difendere i territori più esposti al rischio idrogeologico. Grazie alle risorse messe a disposizione dal Recovery plan – conclude Frongia - abbiamo la possibilità di una rinascita su larga scala delle opere pubbliche». (ua)

WsStaticBoxes

Necrologie

WsStaticBoxes