La Nuova Sardegna

Il Governo tira fuori due mini dorsali

di Giuseppe Centore
Il Governo tira fuori due mini dorsali

Todde, M5s, scrive ad Arera per definire un modello per i poli industriali e i principali centri di approvvigionamento

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CAGLIARI. Improvvisa accelerata del ministero dello Sviluppo Economico sulla metanizzazione. Ambienti vicini al dossier confermano che la sottosegretaria Todde ha inviato negli ultimi giorni una lettera ad Arera, l’autorità di regolazione delle reti e dell’ambiente, nella quale si chiede in sostanza di completare i passaggi regolatori a seguito della legge votata dal Parlamento l’11 settembre e di definire un progetto di metanizzazione secondo la volontà delle Camere: centri di stoccaggio e rigassificazione nei due poli industriali a nord (Porto torres) e a sud (Porto Vesme) e tratti di rete regionale che colleghino questi due poli ai principali centri di approvvigionamento. La posizione del Mise rimane granitica, capace di resistere alle pressioni di un arrendevole Pd e di aggirare l’abbraccio, parlamentare tra i Dem e il centro-destra. A questo punto Arera, che tramite il suo presidente Stefano Besseghini aveva sempre chiesto un atto parlamentare per superare il problema della tariffa del metano per la Sardegna, è “costretta” a presentare la sua ipotesi di tariffa. Un affare solo per un pezzo di Sardegna.

Il quadro disegnato dalla legge, e ribadito dal Ministero dello Sviluppo, nonostante le arrabbiature, sinora alquanto sterili della Regione, è molto semplice: metano a prezzi garantiti per due aree. Quella Cagliaritana (il bacino 33), con l’area del Sulcis, da Portovesme a Carbonia (bacino 34) collegati insieme dal primo “tratto di rete regionale”, e quella Sassarese, con i bacini 4, 21,7, e 6, col capoluogo, Porto Torres, Alghero e comuni limitrofi, anche questi collegati da un “tratto di rete regionale”. In tutto oltre 600mila residenti. E l’altro milione di sardi? Devono accontentarsi dei carri bombolai, come del resto ha anche spiegato Rse, nel suo studio. «È la soluzione più conveniente». Così ci sarebbero due piccoli pezzi di dorsale (realizzati da Snam?) una dorsalina a sud, e una dorsalina a nord, e tanti carri in giro per la Sardegna, a consegnare il metano, stoccato oltre a nord e a sud anche a Oristano, agli utenti, a prezzi tutelati per due, tre anni. Sarà interessante vedere come e da quali carri bombolai (saranno mignon?) saranno alimentati i bacini per l’altro milione di sardi, quelli che non avranno la fortuna di essere direttamente collegati ai due poli e che vivono a Olbia, Nuoro, (città della stessa sottosegretaria Todde), Tempio, Ozieri, Arbatax, Oristano, per non parlare dei centri del Mandrolisai, del Goceano, delle Barbagie. Sardi di serie B, verrebbe da dire, costretti al rifornimento su quelle strade, con i carri bombolai, a tariffe di mercato. Una aberrazione logica, economica, produttiva, e persino sociale.

Eppure il senso del provvedimento varato dalle Camere è palese: massima attenzione ai due poli industriali e ai vicini centri di approvvigionamento. Facile fare l’elenco di chi ci guadagna da questa scelta. Ci guadagnano le imprese dei due poli (a cominciare da quelle che dovranno usare il metano per sostituire il carbone nelle loro centrali), ci guadagna tutto sommato la Snam, che realizzerà il rigassificatore a Porto Vesme e dirotterà a questo punto a Taranto il progetto pilota sull’idrogeno, ci guadagna Italgas, concessionaria dei due bacini accostati alle aree industriali, dove c’è la “polpa” commerciale dell’affaire Sardegna, ci guadagnano Higas e le società che vogliono realizzare i depositi costieri, che venderanno dopo il periodo di tariffe controllate, il metano ai loro prezzi, ci guadagna il settore dell’autotrasporto che muoverà decine e decine di nuovi camion. Ci sono due sconfitti in questa partita: uno, politico, è la Regione, l’altro sono il milione di sardi che non avranno metano a prezzi certi e garantiti.

@gcentore. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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