L’artigianato non supera il lockdown cassa integrazione in ritardo di mesi

SASSARI. Il loro destino è appeso a un filo, soprattutto se l’emergenza sanitaria dovesse portare a un nuovo lockdown. L’idea di attendere mesi senza ricevere un sostegno economico, come è successo...

SASSARI. Il loro destino è appeso a un filo, soprattutto se l’emergenza sanitaria dovesse portare a un nuovo lockdown. L’idea di attendere mesi senza ricevere un sostegno economico, come è successo negli ultimi tempi, rischia di compromettere il futuro dell’impresa e quello dei lavoratori. Le aziende artigiane hanno un’aspettativa di vita sempre più bassa perché il sostegno statale che ha mitigato la crisi in tanti settori, compreso quello dei colleghi dell’edilizia, in questo caso si muove con una lentezza estenuante. Prima di entrare nel dettaglio, occorre fare una distinzione: gli edili, che nell’isola sono il 40 per cento del totale delle aziende artigiane, hanno avuto accesso alla cassa integrazione ordinaria, i loro colleghi (tra cui parrucchieri, estetisti, meccanici, panettieri, ceramisti, falegnami, etc) hanno a disposizione un fondo di solidarietà – istituito dopo l’approvazione del JobAct - sottodimensionato per le esigenze del momento. Si tratta di una platea composta da circa 5mila aziende e da 13mila occupati inquadrati in 17 contratti collettivi. Un esercito di lavoratori che si sentono abbandonati e che non vedono alcuna via di fuga dall’emergenza che potrebbe costargli l’impresa o il posto di lavoro. Le difficoltà del settore, che rappresenta circa il 60 per cento delle imprese artigiane dell’isola, le spiega Simona Guttuso, direttrice dell’Ebas, l’ente bilaterale per l’artigianato della Sardegna: «Il fondo di solidarietà non ha potuto reggere l’impatto delle richieste improvvisa arrivate dopo il lockdown, anche perché non stiamo parlando di una cifra alimentata dai soli versamenti delle imprese, come imposto dopo l’approvazione del Job Act. Quindi, ha retto fino a quando ha potuto. Poi è intervenuto il Governo – aggiunge la direttrice – che ha stanziato 260 milioni per tutta l’Italia. Ma tra lo stanziamento e il trasferimento delle risorse, sono passati mesi».

Il risultato è un ritardo drammatico nei pagamenti degli assegni ordinari Covid-19, come si chiama la cassa integrazione degli artigiani non edili: «Il 5 ottobre sono stati accreditati i fondi relativi ai mesi di aprile, maggio e giugno. Li abbiamo ricevuti alle 9.30 del mattino – continua Simona Guttuso – e alle 21.20 erano stati accreditati. Dal conto sono rimasti fuori circa 250 lavoratori per il mese di giugno, ma le risorse non erano sufficienti. Ora restano da pagare i mesi di luglio, agosto e settembre e la nostra speranza è che le operazioni possano essere più rapide, così come speriamo possa esserlo l’interlocuzione tra il ministero del Lavoro e quello delle Finanza, perché il settore rischia di precipitare in una crisi gravissima». Lo spettro delle chiusure e della disoccupazione aleggia sul mercato del lavoro dell’isola e, nonostante alcune aziende abbiamo ricominciato a produrre, la platea di assistiti resta enorme: «Per prima cosa chiediamo che vengano pagate le mensilità arretrate e speriamo che tutto avvenga rapidamente», conclude la direttrice dell’Ebas.

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