La Nuova Sardegna

Solinas sceglie il dialogo «Uniti contro virus e crisi»

di Umberto Aime
Solinas sceglie il dialogo «Uniti contro virus e crisi»

Il governatore: «Recovery fund per infrastrutture e per abbattere l’insularità» 

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CAGLIARI. Se il governatore della Sicilia, Nello Musumeci, ha impugnato la sciabola, «Roma vuole sottomettere le Regioni», Christian Solinas è stato meno aggressivo. «Oggi – le sue parole – non m’interessa né piangere sul latte versato e neanche appuntarmi alla giacca la coccarda dell’avevo ragione io ad esempio sui certificati di negatività. Invece è più importante quest’altro concetto: tutti insieme, come sistema Paese, dobbiamo adottare in fretta ogni possibile soluzione per fronteggiare non solo la seconda ondata del coronavirus ma anche la pandemia economica». Nel forum organizzato dal quotidiano della Confindustria, il Sole 24ore, su «Innovation days-Le Isole che ripartono», i toni del governatore della Sardegna sono apparsi meno aspri, nei confronti di Palazzo Chigi, rispetto allo scontro di settembre sui test obbligatori. È possibile che la scelta del fioretto, non della sciabola, sia stata frutto del recente colloquio telefonico fra Solinas e il premier Conte, definito lungo e cordiale dallo stesso ufficio stampa del governatore? È probabile. Perché, nella diretta streaming, il presidente ha preferito puntare soprattutto sui progetti e la spesa di quella che sarà un’occasione straordinaria per far ripartire l’Italia, isole comprese: il miliardario Recovery fund in arrivo dall’Europa.

La richiesta. «Abbiamo grandi aspettative – ha esordito Solinas – Certo ci saremmo aspettati un maggior coinvolgimento da parte del Governo nel definire progetti e investimenti. La Sardegna ha assoluta necessità di quei finanziamenti, anche se dai primi numeri risulta che 75 miliardi saranno destinati ai temi green, quindi al dissesto idrogeologico e alla mobilità veloce, e solo 20 miliardi alle infrastrutture». Mentre la Sardegna avrebbe bisogno prima di tutto delle seconde: c’è un vuoto storico da colmare. «La nostra priorità – ha sottolineato Solinas – è abbattere il gap provocato finora dall’insularità». La lista delle cose da fare, con urgenza, l’ha messa in fila subito: «Da sempre sollecitiamo un’effettiva continuità territoriale nei trasporti e nelle reti energetiche». Perché «è indispensabile che la Sardegna sia connessa alla terraferma in modo certo nei trasporti marittimi e aerei». Poi «dobbiamo poter contare finalmente sul metano, siamo l’unica regione a non averlo ancora, per non dover più pagare costi fuori scala rispetto al resto del Paese». Infine – ma dovrebbe avvenire tutto in contemporanea o quasi – «la Sardegna ha bisogno di vere strade e dell’alta velocità ferroviaria per una connessione rapida tra i nostri poli principali, Cagliari, Sassari e Olbia». Per chiudere con questo appello: «Solo grazie a questo pacchetto di interventi – secondo Solinas – la nostra Isola potrà essere abitata in modo diverso ed essere raggiunta finalmente in tempi europei».

Il dibattito. I protagonisti della diretta del Sole 24 ore sono stati anche altri. A cominciare dall’ex governatore Renato Soru, ora amministratore delegato di Tiscali, la sua creatura. «Con l’evoluzione dell’economia digitale – ha detto – le distanze si sono azzerate. Non dobbiamo più considerarci un’isola. Per questo dobbiamo poter contare su grandi reti che connettano anche il più piccolo Comune col resto del Mondo. Soprattutto ai tempi della pandemia, la direttrice dev’essere proprio l’industria digitale, che già oggi vale più del doppio dei seimila posti di lavoro garantiti dal petrolchimico nel suo momento di maggior splendore». Ma senza l’industria classica è difficile che crescano a passo di carica produttività, ricchezza e prodotto interno lordo, hanno rilanciato Maurizio De Pascale, presidente di Confindustria Sardegna, Dario Scaffardi, amministratore delegato della Saras, e Davide Garofalo della Glencore di Portovesme. Certo, non potrà più essere l’industria pesante e insostenibile del passato – hanno aggiunto – ma «rispettosa dell’ambiente sempre e comunque». Però, secondo il portavoce di Confindustria, è «indispensabile innanzitutto ripristinare le condizioni per far ritornare la Sardegna attrattiva per gli investitori nazionali e internazionali. Mentre oggi queste esigenze fondamentali non ci sono fra scarsi trasporti, zero energia competitiva ed esagerata burocrazia». Sono proprio questi i tre handicap che l’economista Stefano Usai ha definito le «principali cause di una fragilità economica regionale resa purtroppo ancora più debole dalla pandemia». Il digitale, secondo Soru, ma anche l’alta qualità agroalimentare «è un’altra delle nostre forze identitarie che dobbiamo commercializzare ben oltre i confini del mercato locale», ha rilanciato Gianfilippo Contu, presidente della Cooperativa Arborea. Poi c’è il turismo: «Anche in questa già evidente eccellenza serve un salto di qualità», ha sostenuto Paolo Mancuso, direttore commerciale del Forte Village. La voglia di ripartire c’è, i finanziamenti europei arriveranno, si spera il prima possibile, cos’è che manca? Sconfiggere la pandemia.

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