Protesta del latte, blocco e danneggiamenti: sotto indagine 38 pastori

Oristano, chiusa l’inchiesta della Procura sulla manifestazione dell’8 febbraio 2019. Tra i reati contestati anche il sequestro di persona e la violenza privata

ABBASANTA. Erano arrivati da tutte le province dell’isola. Si erano ritrovati in quello che da tantissimi anni è diventato il cuore delle proteste della Sardegna, la strada statale 131 nella zona di Abbasanta con lo sfondo della sagoma imponente e rassicurante del nuraghe Losa. Alcuni sono perfetti sconosciuti, altri come Gianuario Falchi si erano messi alla testa della rivolta senza armi, ma assai molto partecipata e chiassosa, legata alla questione del prezzo del latte ovino. Sembrano vicende lontane anni luce, invece appartengono a meno di due anni fa, per la precisione all’8 febbraio del 2019, quando una delle tante manifestazioni, promosse nei giorni in cui il mondo agropastorale chiedeva l’adeguamento del prezzo del latte ovino, finì col dare vita anche a un’inchiesta della procura della Repubblica di Oristano.

Nei giorni scorsi, il procuratore Ezio Domenico Basso e la sostituta procuratrice Silvia Mascia hanno concluso l’indagine e successivamente, dal tribunale oristanese, sono partiti gli avvisi per 38 persone indagate a vario titolo per aver impedito la circolazione dei veicoli lungo la Carlo Felice ostruendola con le proprie auto; per aver commesso violenza privata ai danni di alcuni autotrasportatori che furono costretti ad arrestare la loro marcia e a svuotare le cisterne che contenevano decine e decine di ettolitri di latte destinati agli stabilimenti di trasformazione o confezionamento; e ancora per sequestro di persona perché costrinsero alcuni autotrasportatori a rimanere chiusi nell’abitacolo dei loro furgoni o dei loro camion cisterna o trascinandoli fuori da essi e bloccandoli sulla strada; e poi per danneggiamento e per aver agito col volto coperto e rendendosi non identificabili.

Le forze dell’ordine però filmarono e fotografarono quasi per intero quella manifestazione, in più acquisirono una serie di immagini e di video che gli stessi partecipanti misero in rete o divulgarono nei social trasformandosi in inconsapevoli identificatori e accusatori di se stessi quando poi furono aperti i fascicoli d’indagine. Il provvedimento che sancisce la conclusione dell’inchiesta è diretto ad Alessandro Arca, 44 anni di Bono; Giovanni Arru, 39 anni di Desulo; Antonello Bittu, 36 anni di Samugheo; Luigi Buschettu, 42 anni di Palmas Arborea; Antonio Canu, 27 anni di Esporlatu; Marco Carboni, 50 anni di Cossoine; Antonio Giuseppe Carta, 33 anni di Bono; Michele Efisio Carta, 56 anni di Bono; Giuseppe Cocco, 36 anni di Samugheo; Fabrizio Deidda, 48 anni di Villacidro; Federico Deidda, 22 anni di Villacidro; Giuseppe Demelas, 21 anni di Samugheo; Diego Demontis, 38 anni di Ozieri e residente a Terralba; Marco Demurtas, 29 anni di Samugheo; Mario Demurtas, 47 anni di Samugheo; Gianuario Falchi, 51 anni di Bultei; Dario Farai, 39 anni di Sorradile; Massimo Farris, 39 anni di Bortigiadas; Quirico Farris, 32 anni di Chiaramonti; Antonello Frongia, 38 anni di Samugheo; Claudio Marceddu, 35 anni di Norbello; Francesco Marceddu, 25 anni di Sedilo; Mirko Mele, 22 anni di Chiaramonti; Selene Mele, 34 anni di Paulilatino; Alessandro Meloni, 37 anni di Norbello; Pieranna Meloni, 36 anni di Oschiri; Giovanni Mugheddu, 23 anni di Samugheo; Andrea Mureddu, 39 anni di Fonni; Cristiano Murgia, 42 anni di Bari Sardo; Angelo Onnis, 48 anni di Pauli Arbarei; Raffaele Pinna, 54 anni di Ghilarza; Carlo Piriottu, 52 anni di Chiaramonti; Riccardo Putzulu, 27 anni di Sedilo; Graziano Sarai, 32 anni di Samugheo; Vincenzo Spanu, 48 anni di Cossoine; Federico Vacca, 50 anni di Ovodda; Federico Mario Zedda, 26 anni di Bauladu; Efisio Zucca, 34 anni di Sorradile.

I loro avvocati hanno ora venti giorni di tempo per le produzioni difensive o indagini di parte. Alcuni degli indagati hanno chiesto che gli atti vengano loro trasmessi in sarda.

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