La Nuova Sardegna

Studenti disconnessi: sono loro le vittime

di LIA MELEDINA*

Dove non c’è internet è impossibile seguire le lezioni: in Sardegna chi abita nelle zone interne è penalizzato

3 MINUTI DI LETTURA





La chiusura delle scuole ed il ripristino della didattica a distanza, ora al 75% e prestissimo al 100%, rappresenta una grossa sconfitta per lo Stato e per la società. La scuola, infatti è il luogo di socializzazione per eccellenza, quello in cui i ragazzi vengono educati oltre che istruiti, guidati ed educati nel passaggio dallo stato pulsionale a quello razionale, quello in cui esistono i compagni, terra da esplorare e con cui socializzare. La scuola è anche il luogo in cui i giovani assistono inconsapevoli al passaggio, dall’amore verticale e incondizionato verso i genitori, all’amore condizionato, che si concretizza con l’attrazione per un'altra persona. Chiudere le scuole significa rinunciare a un diritto fondamentale e rinunciarvi è una sconfitta per tutti noi. Sono gli studenti più deboli, quelli che abitano nelle zone interne, non raggiunte dalla fibra o dove la copertura internet è inesistente, a pagare le più pesanti conseguenze di questa chiusura. Per questi studenti non si applica il principio di uguaglianza, così come sancito dall’articolo 3 della nostra Carta Costituzionale, perché loro non sono uguali a quelli che abitando in città possono utilizzare gli strumenti informatici per seguire la didattica a distanza, senza interruzioni e senza problematiche. Sono proprio le fasce più deboli a pagare le conseguenze di questa situazione. Nonostante il ministero dell’Istruzione abbia stanziato ingenti somme per aumentare la connettività dei nostri studenti e consentire loro di svolgere lezioni a distanza, dotandoli di tablet e sistemi di connessione ed abbia consentito a tutte le scuole d'Italia di partecipare alla attribuzione di questi finanziamenti, attraverso progetti Pon, certamente non ha ridotto il mismatch che esiste tra coetanei che abitano in realtà territoriali diverse. Perché se è possibile far fronte alla mancanza di strumenti di connessione e device, molto più complesso risulta agire sulle infrastrutture che consentono la connettività; a tutt'oggi sono fortemente inadeguate o in alcuni casi mancanti, per esempio in alcune zone interne della Sardegna. Durante il periodo del lockdown, lo scorso anno scolastico, alcuni studenti sono risultati praticamente irreperibili durante le lezioni a distanza, a nulla è valso l’interessamento e il coinvolgimento da parte di tutti i docenti della classe, perché hanno continuato a non seguire le lezioni, non per cattiva volontà, ma in quanto impossibilitati a farlo, abitando in zone poco coperte o per niente raggiunte da connessione internet. L’ uso di questo tipo di didattica, in queste condizioni, favorisce la dispersione scolastica, che in Sardegna vanta un triste primato e che viene fortemente contrastata con energie, messe in campo, da tutti gli operatori del settore. E allora mi chiedo: quale società moderna e democratica può permettersi di pagare questo prezzo anche di fronte ad una crisi sanitaria di queste proporzioni? Non hanno i nostri governanti il dovere di fare tutto ciò che è in loro potere per evitare che ciò accada? Si può immaginare di sacrificare un settore strategico come quello dell’istruzione? La mia esperienza di docente, che opera nella scuola da ormai 32 anni, mi ha insegnato che per alcuni studenti fragili, la scuola rappresenta un ambiente importante e significativo di socializzazione e inserimento, alcune volte l’unico. Andava quindi preservato. Come è stato più volte detto dai ministri in carica dell'attuale Governo, non è corretto contrapporre due principi costituzionali, ovvero il diritto alla salute ed il diritto all'istruzione; non si può sacrificarne uno per tutelare l'altro. Andavano intraprese strade e adottati provvedimenti tesi a garantire entrambi.

*Docente di Diritto ed Economia politica

Istituto di Istruzione Superiore Enrico Fermi - Ozieri

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il raid

Undici furgoni a fuoco nella notte: attentato contro un’azienda logistica del sud Sardegna – Le indagini

Le nostre iniziative