Il Grig: non consumate i ricci di mare

Ambientalisti critici sull’apertura della stagione: la specie è in via di estinzione

SASSARI. «Un pericoloso disastro ambientale annunciato»: l’associazione ambientalista Grig non usa mezze misure nel bollare il decreto dell’assessore dell’agricoltura del 4 novembre che ha riaperto («come se nulla fosse», dice il presidente Stefano Deliperi) la stagione della pesca dei ricci, al via dal 16 novembre al 17 aprile. «Una specie – spiega – in via di rapida rarefazione, in particolare nei mari sardi a causa del pesante prelievo a fini gastronomici, tant’è che sempre più ristoratori, giustamente, li escludono dai propri menu». Per non parlare del prelievo abusivo, come testimoniano i tanti sequestri. La soluzione alle esigenze di chi in questo settore lavora in maniera coscienziosa potrebbero essere gli allevamenti, che sono però in fase sperimentale.

Ogni anno in questo periodo si ripropone il problema della salvaguardia del Paracentrotus lividus, ma ogni anno la politica ripropone limiti che tali non sono alla raccolta, che invece – secondo il Gruppo d’intervento giuridico – andrebbe sospesa per almeno tre anni in modo da consentire una ripresa della popolazione, ridotta ai minimi termini per stessa ammissione degli operatori del settore. Esigenza di chiusura ipotizzata dalla stessa assessora Gabriella Murgia che alla ministra dell’agricoltura Bellanova ha chiesto a questo scopo «ingenti risorse finanziarie» a favore degli operatori.

Lunedì prossimo però si riprende con la pesca. Riservata «ai soli pescatori marittimi e subacquei professionisti – spiega Deliperi – per un massimo di 1.000 ricci al giorno (2 mila, se con un assistente, ben 3.500, se si tratta di 2 pescatori e un assistente)». Ma non basterà. Il rapporto dell’Agris 2019 evidenzia i danni di un tipo di pesca di tipo “marginale” e stagionale negli anni ’80, ma che ha assunto sempre più caratteristiche “industriali” spinta dal cambio di gusti dei clienti. Molti dei quali non sanno che sono necessari dai 295 ai 1.212 ricci per ricavare 1 kg di polpa e che la metà degli esemplari usati sono sottotaglia.

Il Grig sottolinea come nelle aree marine protette monitorate (Asinara, Tavolara, Sinis, Capo Caccia), il riccio, una volta abbondante, è in via di rarefazione rapida, l’unica dove è in lieve crescita è quella dell’Asinara. Dove la pesca del riccio è rigorosamente vietata. «Siamo tutti invitati – dice il Grig – a non consumare nè comprare ricci o loro derivati e a sostenere la loro tutela integrale. Altrimenti fra qualche anno saranno solo un ricordo per i nostri mari e tutti noi saremmo più poveri». (a.palmas)

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