Terapie intensive è giallo sui numeri
I Progressisti: ospedali al collasso. Ma per Gimbe l’isola è ok
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CAGLIARI. L’ufficialità è solo quella controfirmata ogni giorno dall’Unità di crisi. Solo da quel bollettino si può sapere quanti pazienti sono ricoverati nelle terapie intensive e negli altri reparti Covid. Ma da sempre quei numeri non terrebbero conto di chi è in lista d’attesa nei lettini delle ambulanze, parcheggiate per ore e ore nei piazzali dei pronto soccorso, o in altre corsie.
I covidari. Secondo un censimento del gruppo Progressista in Consiglio regionale, sarebbero invece almeno un centinaio i pazienti costretti in questo limbo. Limbo che dai medici di Sassari, Cagliari, Oristano e Nuoro, è stato ribattezzato «il covidario». Pochi giorni fa i numeri di questo contro censimento ufficioso erano all’incirca questi: 25 pazienti fantasma al Brotzu, 40 fra le cliniche San Pietro, a Sassari, e il San Francesco di Nuoro, più una trentina a Cagliari, nel piazzale del Santissima Trinità.
La denuncia. Per Francesco Agus, capogruppo dei Progressisti, «se anche questi pazienti fossero inseriti, come dovrebbero essere, nel bollettino della Regione, scopriremmo che gli ospedali sono al collasso ben oltre i numeri ufficiali». A far scattare per prima l’allarme è stata l’Agenas, l’agenzia nazionale che tiene sotto osservazione i posti letto nelle Regioni. Secondo l’ultimo grafico, la Sardegna sarebbe ormai vicina, con il 26 per cento, alla soglia di sicurezza del 30 prevista per le terapie intensive. Superato quel tetto, potrebbe scattare il passaggio dall’attuale area gialla, la meno dura, a quella arancione. Molto dipenderà però anche da quanto dichiarerà oggi l’Istituto superiore di sanità, che ogni venerdì ricalcola regione per regione l’indice Rt, ovvero quante persone negative potrebbero essere contagiate da un caso positivo conclamato. Finora l’Rt sardo è sempre rimasto inchiodato intorno all’1,25, ben al di sotto della soglia drammatica del 2,8 in Lombardia, sin dall’inizio area rossa, o dell’1,5 in Puglia, regione arancione.
I rischi. Ma quante sono le possibilità che oggi la Sardegna sia retrocessa fra le regioni arancioni e sottoposta a prescrizioni più stringenti? Sulla carta quasi nessuna, come ha ribadito l’altro giorno la Fondazione Gimbe nell’indagine settimanale sull’emergenza sanitaria nelle regioni. La Fondazione, infatti, non avrebbe rilevato l’ipotesi che a breve ci possa essere un nuovo picco di contagi nell’isola, oltre agli attuali 300 giornalieri in media – scrive – ma soprattutto «la Sardegna è ancora una delle 10 regioni a non aver raggiunto la saturazione negli ospedali Covid». Anche in questo caso, però, di sicuro non sono calcolati i pazienti in attesa nei cosiddetti covidari. Perché, come imposto dall’Istituto superiore di sanità con un linguaggio tecnico e freddo, i pazienti da «censire sono solo quelli ricoverati nei reparti Covid veri e propri», non nei corridoi. Fino a quel momento, quindi, la zona grigia, o limbo ospedaliero, non può essere inserita in nessun bollettino ufficiale, compreso quello dell’Unità di crisi della Regione. (ua)
I covidari. Secondo un censimento del gruppo Progressista in Consiglio regionale, sarebbero invece almeno un centinaio i pazienti costretti in questo limbo. Limbo che dai medici di Sassari, Cagliari, Oristano e Nuoro, è stato ribattezzato «il covidario». Pochi giorni fa i numeri di questo contro censimento ufficioso erano all’incirca questi: 25 pazienti fantasma al Brotzu, 40 fra le cliniche San Pietro, a Sassari, e il San Francesco di Nuoro, più una trentina a Cagliari, nel piazzale del Santissima Trinità.
La denuncia. Per Francesco Agus, capogruppo dei Progressisti, «se anche questi pazienti fossero inseriti, come dovrebbero essere, nel bollettino della Regione, scopriremmo che gli ospedali sono al collasso ben oltre i numeri ufficiali». A far scattare per prima l’allarme è stata l’Agenas, l’agenzia nazionale che tiene sotto osservazione i posti letto nelle Regioni. Secondo l’ultimo grafico, la Sardegna sarebbe ormai vicina, con il 26 per cento, alla soglia di sicurezza del 30 prevista per le terapie intensive. Superato quel tetto, potrebbe scattare il passaggio dall’attuale area gialla, la meno dura, a quella arancione. Molto dipenderà però anche da quanto dichiarerà oggi l’Istituto superiore di sanità, che ogni venerdì ricalcola regione per regione l’indice Rt, ovvero quante persone negative potrebbero essere contagiate da un caso positivo conclamato. Finora l’Rt sardo è sempre rimasto inchiodato intorno all’1,25, ben al di sotto della soglia drammatica del 2,8 in Lombardia, sin dall’inizio area rossa, o dell’1,5 in Puglia, regione arancione.
I rischi. Ma quante sono le possibilità che oggi la Sardegna sia retrocessa fra le regioni arancioni e sottoposta a prescrizioni più stringenti? Sulla carta quasi nessuna, come ha ribadito l’altro giorno la Fondazione Gimbe nell’indagine settimanale sull’emergenza sanitaria nelle regioni. La Fondazione, infatti, non avrebbe rilevato l’ipotesi che a breve ci possa essere un nuovo picco di contagi nell’isola, oltre agli attuali 300 giornalieri in media – scrive – ma soprattutto «la Sardegna è ancora una delle 10 regioni a non aver raggiunto la saturazione negli ospedali Covid». Anche in questo caso, però, di sicuro non sono calcolati i pazienti in attesa nei cosiddetti covidari. Perché, come imposto dall’Istituto superiore di sanità con un linguaggio tecnico e freddo, i pazienti da «censire sono solo quelli ricoverati nei reparti Covid veri e propri», non nei corridoi. Fino a quel momento, quindi, la zona grigia, o limbo ospedaliero, non può essere inserita in nessun bollettino ufficiale, compreso quello dell’Unità di crisi della Regione. (ua)
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