De Falco: «La sentenza è sbagliata»
Il senatore: «Nel 2018 appurati nuovi elementi, la prescrizione decorre da allora»
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SASSARI. Gregorio De Falco non ci sta. L’ex capo della sezione operativa della Capitaneria di porto di Livorno durante il naufragio della Costa Concordia e attualmente senatore del gruppo misto, eletto con il M5s, critica la decisione del tribunale di Firenze che ha dichiarato prescritto il diritto al risarcimento invocato dai familiari delle vittime della tragedia del Moby Prince: «Lo ha fatto sulla base di una duplice ed erronea considerazione – spiega De Falco – da una parte, sostiene che la Commissione d’inchiesta del Senato non avrebbe accertato nuove verità, ma si sarebbe limitata a dare valutazioni e giudizi su fatti già appurati in giudizio; in secondo luogo, afferma che le conclusioni della Commissione di inchiesta avrebbero “valore politico”. Entrambe le considerazioni sono superficiali ed erronee». De Falco spiega la sue parole: «Esaminando la delibera istitutiva, votata all'unanimità dal Senato, i documenti ed i resoconti della Commissione, ci si rende conto che essa è stata istituita per fare luce sui fatti concreti e sulle circostanze per cui il 10 aprile 1991 si verificò la tragedia del Moby Prince e morirono 140 persone; dai documenti e dalle conclusioni è chiaro che la Commissione ha effettivamente accertato nuovi e rilevanti elementi, sconfessando le contraddittorie ed inaccettabili risultanze giudiziarie. In particolare, è stata incontrovertibilmente appurata l’assenza di nebbia e la sopravvivenza di alcune ore delle persone a bordo della nave passeggeri e, quindi, la possibilità ed il dovere di effettuare il soccorso. C’è anche l’abdicazione immotivata ed irragionevole da parte delle strutture militari nell'esercizio della funzione di soccorso rispetto al dovere di tentare il soccorso alla vita delle 140 persone a bordo della nave passeggeri, alcune delle quali erano ancora in vita a considerevole distanza di tempo dalla collisione e, dunque, potevano e dovevano essere salvate». Dal passato arrivano invece elementi poco chiari: «Le inchieste amministrative e le risultanze giudiziarie avevano troppo frettolosamente ritenuti certi altri aspetti, come ad esempio l'ancoraggio in zona lecita della Agip Abruzzo, che invece era all'ancora in zona vietata – prosegue De Falco –. In conseguenza degli ultimi accertamenti, la prescrizione non può che ricominciare a decorrere dal giorno in cui quelle circostanze e quei fatti sono stati affermati e ufficializzati, ciò che è accaduto il 28 gennaio 2018, giorno in cui la Commissione d’inchiesta del Senato ha reso pubblica la relazione finale con le conclusioni dei propri lavori, conclusioni che hanno doverosamente riscritto una verità processuale, davvero inaccettabile e contraddittoria. Nessuno, nemmeno un Tribunale può attribuire un valore di mera rivalutazione all'affermazione ed all'accertamento di fatti che sono elementi di conoscenza nuovi e diversi in esito ad un lavoro di indagine lungo e complesso – aggiunge De Falco – e non ogni attività parlamentare ha sempre valore politico, come afferma il Tribunale, non lo ha l'attività della Giunta per le immunità, né quella per le elezioni e nemmeno il lavoro delle Commissioni di inchiesta, il cui scopo è quello di accertare fatti storici di interesse pubblico, come esplicitamente è richiesto dalla delibera istitutiva della Commissione "Moby Prince"».
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