[EMPTYTAG]Recovery e Mes, Conte si gioca tutto
di Michele Esposito e Fabrizio Finzi
[EMPTYTAG]Tre giorni decisivi per la tenuta del governo, in bilico per la governance sul Piano e per la riforma del Meccanismo Europeo
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ROMA. Un Consiglio dei ministri degno di un romanzo di appendice apre la settimana chiave per la prosecuzione del governo Conte II. In tre giorni il premier si gioca tutto: la credibilità sul Recovery Plan, il sì della maggioranza sulla riforma del Mes, il rientro nei ranghi di un'Italia Viva tornata a ventilare la crisi. A complicare la riunione, sospesa per ben due volte, ci si mette la positività del ministro Luciana Lamorgese. Ma, al termine del Cdm, si intravede uno spiraglio, che ha i contorni di un decreto ad hoc che sulla contestatissima cabina di regia del Recovery. Decreto che sostituirà quindi il possibile emendamento alla manovra. Il tutto sotto la massima vigilanza del Colle, che, se nei giorni scorsi aveva fatto sapere che un'eventuale bocciatura tutta italiana alla riforma del Mes avrebbe comportato una crisi di governo con una probabile fine anticipata della legislatura, ora appare molto preoccupato dello «sfilacciamento» della maggioranza in un momento così delicato per il Paese. Con o senza il sì alla riforma del Mes. La strategia del premier per uscire dallo stallo pre-crisi potrebbe essere questa: approvare oggi, in un nuovo Cdm, il Piano di Ripresa e Resilienza nei suoi contenuti, sui quali - spiegano fonti di governo - anche in Iv sarebbero emerse poche perplessità. Domani sarà la volta del voto sulla risoluzione di Conte prima del Consiglio Ue. E qui il premier sarà chiamato a svincolarsi dalla tenaglia composta dagli ortodossi del M5S, contrari al fondo salva-Stati e da Iv. La fronda dei descamisados, dopo ore e ore di lavoro dei 60 parlamentari del Movimento che stanno limando la risoluzione, è destinata ad assottigliarsi. «Il confronto è costruttivo», spiegano i capigruppo Ettore Licheri e Davide Crippa. Ma anche nel Pd il pressing aumenta sebbene una risoluzione unitaria sembri alla portata. Dall'altra parte, è possibile che il premier attenda prima di incassare il sì dell'Aula domani per poi procedere ad un terzo Cdm sul decreto sulla task force del Recovery. Di certo tramonta l'ipotesi di inserire la cabina di regia in legge di bilancio. Resta da vedere se, quanto e come cambierà il Comitato esecutivo e la struttura dei responsabili di missioni prevista dalla bozza del Recovery Plan entrata in Cdm. La riunione si apre sull'onda di una pesante offensiva renziana. L'ex premier, in un'intervista a La Repubblica, scandisce la sua contrarietà contro lo «sprezzante» metodo usato da Conte. Assicura il voto di Iv sulla manovra ma non dopo. Pungola, nuovamente, il premier sulle sue resistenze al rimpasto. E la capodelegazione Teresa Bellanova, in Cdm, rincara la dose: «Non votiamo un testo al buio», sbotta la ministra sottolineando di aver ricevuto la bozza alle 2 del mattino e rilevando «profili di incostituzionalità» nella task force del Recovery, in particolare nei suoi poteri sostitutivi. Conte è costretto a tornare, almeno parzialmente, sui suoi passi. Nella premessa del testo parla di un Recovery Plan «chiaro, coraggioso e condiviso» che disegna l'Italia da qui a dieci anni. Presentarsi a Bruxelles senza il via libera azzopperebbe la sua strategia proprio mentre, in Europa, si comincia a guardare con una certa preoccupazione alle fibrillazioni italiane. Le continue tensioni, gli stop & go, la ventilata necessità di «aiutini esterni» al Senato pongono di fatto un problema di governo proprio mentre l'Italia, sul Recovery Plan, si gioca il tutto per tutto per fare un vero salto di qualità a livello europeo. Il rischio è di un continuo galleggiamento e di una pericolosissima perdita di credibilità in Europa. Il rimpasto, presto, tornerà sul tavolo. E se fosse una conditio sine qua non per dare slancio al governo alla fine anche il premier potrebbe cedere.
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