Lettera al padre assassino: «L’incontro in carcere per dirti che mamma vive dentro di me»

Uccidendo lei mi hai reso orfana anche di te. Le parole che non ti ho detto, quelle che direi a lei La paura di dimenticare la sua voce, il suo viso

Non ci eravamo mai più incontrati dal giorno in cui hai ucciso mia madre, tua moglie. Quando ti ho rivisto per la prima volta dopo tanto tempo, nella sala colloqui di quel carcere, qualcosa è scattato dentro di me.

Ho voluto io quell’incontro. Mi è bastato guardarti un attimo, il tanto giusto per farmi aprire gli occhi, per far ribollire nelle mie vene la rabbia che avevo accumulato in tutti questi anni e che fino a quel momento non sapevo di avere. Sai, per tutto questo tempo ho continuato a considerarmi anche tua figlia, nonostante tutto, ma forse perché avevo bisogno di guardarti negli occhi un’ultima volta. Quando è successo, tutto mi è apparso chiaro e ho capito che non avevo più nessun motivo per esser figlia.

Avrei voluto dirti tante cose ma adesso mi rendo conto che sarebbe inutile, perché non capiresti. Tu non hai idea di cosa significhi per una bambina crescere senza una persona così importante come la mamma e con la paura che il tempo che passa possa farmi dimenticare la sua voce, il suo odore, il suo viso. E tu, proprio tu, me l’hai portata via per sempre. Tu, che avresti dovuto proteggermi, difendermi ed aiutarmi a crescere mi hai tolto tutto: una madre ma anche un padre.

Ma nella mia sfortuna sono stata anche molto fortunata ad essere cresciuta con dei nonni veramente amorevoli, che si sono sempre fatti in quattro per me. Per non farmi mai mancare l’affetto che sembravo aver perso, per farmi studiare, per avere un futuro dignitoso. Per farmi pesare meno quel dolore incolmabile.

Mi chiedo tutti i giorni se lei può vedermi, mi piace immaginarla mentre segue passo passo le mie scelte. Mi domando se sarebbe fiera ed orgogliosa della ragazza che sono diventata. Vorrei avere una macchina del tempo per tornare a quel giorno e cambiare le cose, far sì che lei potesse essere ancora qua con me. Invece devo accontentarmi di andare a metterle dei fiori in cimitero. Vorrei almeno averle dato un ultimo abbraccio, uno di quelli forti che ti riscalda l’anima, averle fatto sapere per l'ultima volta quanto le volevo bene, quel bene che solo una figlia può provare.

Ora è arrivato il momento di riprendere in mano la mia vita e affrontare le giornate con un sorriso, impegnandomi per raggiungere i miei obbiettivi e circondarmi di persone positive che mi aiutino a vivere una vita felice. Lo devo a lei, lo devo a me. Guardando il cielo mi piace pensare che lei sia ancora qui. Mi ricorda quanto siano importanti le persone che ci vogliono veramente bene e che, spesso in questa realtà dominata da materialismo e apparenza, mettiamo in secondo piano. Godiamoci i nostri affetti tutti i giorni finché ne abbiamo modo, abbracciamoli e diciamo più “ti voglio bene”.

E a te, mamma, sappi che fino a quando il tuo ricordo sarà dentro di me. Tu sarai sempre viva, perché vivere significa essere amati e ricordati da chi ci ama. Mamma, tu sei il mio angelo.

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