La Nuova Sardegna

Coronavirus, una prima linea giovane e sassarese

di Paoletta Farina
Coronavirus, una prima linea giovane e sassarese

Neo specializzati in virologia tre “contrattisti” del laboratorio di analisi dell’Aou

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SASSARI. Una promozione anche sul campo quella di tre giovani medici che si sono specializzati a pieni voti in Microbiologia e Virologia, dopo esser stati assunti come contrattisti nel laboratorio Covid dell’Aou di Sassari che fa parte della struttura complessa diretta dal professor Salvatore Rubino. Una prova del fuoco, c’è da dire, perché i neo specialisti possono dire di essersi fatti le ossa nel periodo caldo dell’emergenza sanitaria, superandolo brillantemente, ma anche perché sono i primi a conseguire in Sardegna un titolo di specialità nell’era del coronavirus.

Sono le sassaresi Flavia Angioj e Anna Puggioni, entrambe di 36 anni, e l’algherese-avellinese Vincenzo Lai, quarantenne, i protagonisti di questo piccolo grande record. Medici che, reclutati a marzo per fronteggiare le necessità di personale dettate dalla pandemia, con il laboratorio di analisi che macinava centinaia di esami 24 ore su 24, si sono spesi nella lotta al Sars-Cov-2 dando un contributo scientifico di livello alla ricerca sul virus e a come si è sviluppato nel Nord Sardegna, particolarmente colpita durante la seconda ondata. Le loro tesi sono studi sinergici tra loro. Angioj ha affrontato l’aspetto epidemiologico, Lai la fase diagnostica e terapeutica (relatore per entrambi il professor Rubino e, per il secondo, correlatore il professor Giordano Madeddu), Puggioni si è occupata del rapporto tra risposta anticorpale e il suo sviluppo nel paziente, con il professor Sergio Uzzau che ha sostituito in questi giorni Rubino alla direzione della scuola di specializzazione.

Flavia Angioj è andata scavare sul massiccio aumento di casi durante l’estate, e ha potuto stabilire quando l’epidemia è dilagata nel Nord Sardegna e che la principale fascia di età dei pazienti positivi era tra 40 e 64 anni, seguita da quella tra i 23-39 anni. Quindi una fascia d’età più giovane, e con una prevalenza del sesso maschile. Un quadro che conferma come il contagio dalla metà di agosto sia avvenuto soprattutto per motivi di lavoro e ricreativi quando, cioè, è aumentata la circolazione di persone. Una ricerca che ha messo in luce contatti, amicizie e relazioni (anche le più nascoste), spostamenti da regione a regione e da Paese a Paese, con un alto numero di contagiati lombardi e laziali e la Costa Smeralda al centro dell’epidemia e delle polemiche. «Uno studio che proseguirà – annuncia – per mettere più in evidenza la rete dei contatti e, ci auguriamo, arrivare anche al “paziente zero” della seconda ondata di contagio».

«Siamo di fronte a un virus nuovo e occorre il contributo di tutti – spiega Vincenzo Lai –. Il mio lavoro, svolto in collaborazione con l'unità operativa di Malattie Infettive, era incentrato sulla “Gestione diagnostica e terapeutica del Covid-19” . Il Coronavirus si comporta diversamente da persona a persona ma le nostre conoscenze, soprattutto in ambito virologico, si stanno espandendo».

Un contributo importante ha dato Anna Puggioni con il suo studio “Immunodiagnosi dell’infezione da Sars-CoV-2” incentrato sulla valutazione in laboratorio con diverse metodologie. In pratica, quale è la risposta immunitaria dei pazienti. La microbiologa ha verificato la reazione al virus anche degli asintomatici. Ed è emerso che non tutti gli asintomatici, e anche i paucisintomatici, hanno sviluppato anticorpi. Ponendo domande sulla protezione del singolo a future infezioni e sull’immunità di gregge. «Non solo assistenza specialistica, anche integrazione con l’università e le sue scuole di specializzazione è la mission della nostra azienda», commenta il commissario Aou, Antonio Spano. E il direttore di Microbiologia Rubino: «Abbiamo formato personale preparato e prezioso che ci auguriamo possa continuare a collaborare con noi». Il loro contratto, infatti, scade il 31 dicembre.

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