La Nuova Sardegna

Nomine dei direttori Solinas rischia il processo

di Mauro Lissia
Nomine dei direttori Solinas rischia il processo

Notificata al governatore la chiusura delle indagini. L’accusa è abuso d’ufficio  Nei guai anche l’assessora Satta (tentata concussione) e la funzionaria Vivarelli

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CAGLIARI. Le nomine dei direttori generali alla presidenza e alla protezione civile decretate il 30 settembre 2019 dal governo regionale potrebbero costare un giudizio in tribunale per abuso d’ufficio al governatore Christian Solinas, che giovedì sera ha ricevuto dalla Guardia di Finanza l’avviso di chiusura delle indagini preliminari firmato dal pm Andrea Vacca. Con lui sono indagati l’assessora agli affari generali Valeria Satta alla quale la Procura contesta anche la tentata concussione e la responsabile del gabinetto Maria Grazia Vivarelli, accusata di induzione indebita a dare e promettere utilità. Difeso dall’avvocato Toto Casula, il presidente della Regione avrà ora venti giorni di tempo per farsi interrogare e produrre attraverso il suo legale atti difensivi, così come potranno fare le altre due indagate.

I fatti al centro dell’inchiesta giudiziaria sono noti: tutto nasce dalla decisione assunta da Solinas e avallata dall’assessora Satta di nominare alle direzioni generali della presidenza e della protezione civile rispettivamente l’avvocata Silvia Curto e l’ingegnere Antonio Pasquale Belloi. La scelta scatena polemiche e proteste, perché nessuno dei due risulta in possesso dei titoli necessari per ricoprire gli incarichi. Parte un ricorso al Tar firmato dal sindacato dei dirigenti regionali e i servizi usciti su diversi giornali inducono la Procura a compiere verifiche. Il pm Vacca non perde tempo e sente Carmine Spinelli, il direttore generale dell’assessorato agli affari generali, co-firmatario dei decreti di nomina. E’ lui a riferire con precisione ogni passaggio dell’operazione che ha condotto alle nomine, compresa la leggina - la numero 25 del 2019 - composta da tre soli articoli che il consiglio regionale approva su iniziativa della giunta il 23 dicembre 2019, a conclusione di una seduta-fiume conclusa dopo mezzanotte, una seduta in cui parte dell’assemblea si mette di traverso. In quel breve testo - è l’accusa - il governo regionale cerca di aggiustare le cose per evitare guai. Vengono allargati i criteri per la nomina dei dirigenti esterni, criteri che nella stesura dei decreti - è la contestazione della Procura - apparivano in buona parte ignorati. Sarebbe questa - a leggere l’avviso di chiusa indagine - la prova della consapevolezza da parte di Solinas di aver promosso due nomine da considerarsi illegittime.

Fin qui la posizione del presidente, che avrebbe violato la norma sugli incarichi dirigenziali esterni e procurato quello che il codice penale definisce ingiusto vantaggio patrimoniale ai due candidati: si tratta di emolumenti per circa 80 mila euro maturati nell’arco di un anno. Se c’è la prova del dolo, l’abuso d’ufficio consisterebbe in questo. L’accusa di tentata concussione - vale a dire l’estorsione commessa da un pubblico ufficiale - contestata all’assessora Satta è invece riferita alle presunte pressioni esercitate con forza sul dirigente Spinelli perché mandasse avanti le nomine malgrado avesse manifestato forti perplessità, fino al punto da maturare la decisione di dimettersi dall’incarico il 10 gennaio successivo. Sembrerebbe più sfumata la posizione della capo di gabinetto Vivarelli, sotto accusa per induzione indebita: il suo non sarebbe un tentativo di estorcere la firma di Spinelli ma solo di convincerlo ipotizzando benefici conseguenti. Accuse contenute nell’avviso di chiusa indagine firmato dal pm Vacca che dovranno essere vagliate in un eventuale giudizio del tribunale.



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