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Covid, ritorno a scuola: trasporti da potenziare, in strada anche i vecchi pullman

Claudio Zoccheddu
Uno dei problemi da affrontare è anche l'assembramento che si crea nell'attesa del bus
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Uno dei problemi da affrontare è anche l'assembramento che si crea nell'attesa del bus

Neroni, Arst: «Ancora molte incertezze, se non si farà chiarezza sarà il caos» 

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SASSARI. L’intenzione è chiara: si lavora per riaprire le scuole il 7 gennaio. Tutto il resto, invece, è piuttosto sfocato. A partire dalla situazione dei trasporti, soprattutto nell’isola dove per costruire un piano che comprenda doppie corse sulle tratta più frequentate si dovrà ricorrere all’utilizzo dei vecchi pullman. Purtroppo ad appena 18 giorni dal ritorno sui banchi ancora non sono stati chiariti i punti chiave. Secondo le prime indiscrezioni, la ministra Azzolina avrebbe immaginato la riapertura delle scuole con gli ingressi scaglionati su tre orari: 8, 9 e 10 del mattino. L’obiettivo è ridurre il carico dei passeggeri su tram, bus e metro che potranno viaggiare con una capienza massima ridotta al 50 per cento. Inoltre sarebbero pronti 65 milioni, da dividere in 20 regioni, per finanziare un potenziamento dei trasporti. Tuttavia, il piano della riapertura sarebbe legato all’andamento dei contagi durante le feste. Se non dovessero calare o, peggio, se dovessero aumentare, il ritorno in classe potrebbe scivolare. Tutti argomenti in discussione in questi giorni nelle prefetture di tutta Italia.

I trasporti. La situazione nell’isola è complicata. Martedì pomeriggio il tema dei trasporti sarà dibattuto con i prefetti ed è probabile che arriva qualche certezza in più. Per adesso tutti, compreso l’Arst, sono costretti a lavorare a fari spenti. «Discuteremo insieme a presidi e docenti quali saranno gli orari di ingresso a scuola, da cui dipenderà il numero di mezzi da utilizzare nei percorsi extraurbani – spiega Roberto Neroni, amministratore unico dell’Arst –. Le ipotesi sono diverse, si va dall’ingresso in contemporanea, che comporterebbe l’utilizzo di 200 pullman in più rispetto a quelli già in uso, a gli ingressi scaglionati ogni 2 ore oppure con i doppi turni, che invece porterebbe all’utilizzo di 20 mezzi in più. Ricordo che tutti i mezzi dovranno viaggiare con un carico massimo del 50 per cento, compresi i posti in piedi». La forbice è molto ampia e non sarà per nulla facile, nella peggiore delle ipotesi, mettere in strada un numero così alto di pullman: «Se servissero 200 pullman in più dovremo valorizzare tutto il parco mezzi, rivalutando anche l’antico», aggiunge Neroni. Per organizzare un complicatissimo piano di trasporti in appena due settimane, dunque, si potrebbe ricorrere al riuso delle vecchie corriere. E, considerando che molto spesso anche le “nuove” non sono esattamente fiammanti, in strada potrebbero finire alcune pezzi da museo. Ma i problemi sarebbero tutt’altro che risolti, anche perché l’attenzione è focalizzata anche su quello che accade fuori dal pullman: «Prima soffrivamo solo su alcune linee. I pullman sembravano stracarichi perché nell’80 per cento del riempimento concesso venivano compresi anche i posti in piedi – spiega Neroni –, ma il vero problema era la calca che si creava prima dell’ingresso sui pullman, contro cui non potevamo fare nulla. Molti ragazzi non indossavano la mascherina. Spero che ora possa essere cambiato qualcosa. Abbiamo chiesto aiuto ai sindaci, speriamo che i qualche modo si possa risolvere anche questo problema». In un elenco sterminato di procedimenti in divenire e di dubbi stagionati, solo una cosa è certe ed è proprio l’amministratore unico di Arst a metterla a fuoco: «Se non si farà chiarezza, il 7 gennaio potrebbe scoppiare il caos». Che poi è esattamente quello che si dovrebbe evitare.

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