Aras, caseifici e allevatori: senza laboratorio è la fine
di Antonello Palmas
La chiusura del centro di analisi di Oristano impedisce le necessarie certificazioni. Falchi, pastori autonomi: «Quei tecnici sono l’unica cosa che funzioni davvero»
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SASSARI. Il latte rischia di fare splash senza le certificazioni Aras, i cui professionisti sono stati lasciati nel limbo per anni, nonostante un fondamentale ruolo di pubblica utilità che è impossibile negare. E nonostante le assicurazioni e addirittura una legge, la 47/2018, che aveva passato il vaglio di tre ministeri ma che è stata rimandata alla Consulta dal Tar, creata per stabilizzarli tramite concorso per titoli nell’agenzia Laore, si è arrivati senza certezze al 31 dicembre, data del licenziamento dei veterinari, agronomi e tecnici delle analisi dell’Aras. Nemmeno dopo la leggina che li assume per due anni più uno, votata a fine anno, anch’essa a rischio incostituzionalità. A parte i posti di lavoro, di mezzo c’è un intero settore zootecnia che non sa cosa succederà senza i controlli sulla qualità del latte che lo rendono commerciabile e le certificazioni per il benessere animale, che consentono l’arrivo di risorse Ue.
«Siamo molto preoccupati – ammette Antonio Sedda, presidente del consorzio di tutela del Fiore sardo e amministratore della Sepi di Marrubiu – i tecnici dell’Aras erano e devono restare un faro imprescindibile per tutto il comparto. Non vediamo alternative, è la politica regionale a dover trovare una via d’uscita. Quel che più sconcerta è il dubbio su come si possa essere arrivati al 2021 in questa situazione, nota con largo anticipo». Il laboratorio è chiuso dal 23 dicembre, se non dovesse riaprire? «Difficile immaginare uno scenario che non preveda la presenza dei tecnici Aras. Può anche darsi che ci si organizzi in tempi celeri per sostituirli con i laboratori privati – dice Sedda – ma non so se sarebbero in grado di garantire gli stessi numeri e con un’economia di scala: salirebbero costi e difficoltà logistiche. E non si può privare il comparto del benessere animale».
Spiega Salvatore Pisanu, allevatore di Ittiri e vicepresidente di Confagricoltura nord Sardegna: «La certificazione è essenziale per la vendita del latte a coop e industriali, così come i cedolini per il benessere animale. Occorre un garante che certifichi che quel latte ha le caratteristiche che corrispondono alla qualità dichiarata. Se non si riapre il laboratorio non so come andrà a finire, una cosa del genere non è mai capitata. Da vedere come risponderebbero i mercati, se sarebbero disposti a comprare anche latte che non abbia certificazioni. È un problema che la politica deve risolvere, non si può non tenere in conto un comparto così importante per giochi di poltrone».
Anche uno dei leader delle proteste dei pastori, Gianuario Falchi, è preoccupato: «Da capire cosa succederà ora – dice – non si sa chi possa sostituire il ruolo occupato da Aras. In queste condizioni si rischiano sanzioni sul benessere animale e la perdita dei risultati qualitativi raggiunti negli anni dal latte sardo. Quei professionisti erano forse l’unica cosa che funzionava nel settore, perché riuscivano a seguire tutte le aziende in maniera puntuale. Difficile poi trovare alternative valide per sostituire il laboratorio. La Regione ha garantito che il servizio non sarebbe stato interrotto, a oggi non sappiamo se sia vero. È la conferma di quanto sia efficiente il nostro assessorato all’Agricoltura, che sembra avanzare con una benda sugli occhi e infatti va a sbattere da tutte le parti. Oltre agli annunci non c’è niente». E l’allevatore bulteino ricorda che la Sardegna nel 2021 rientra nell’obiettivo 1 Ue ( in ritardo di sviluppo, con possibilità di godere di maggiori fondi) «eppure nessun tipo di programmazione è stata ancora fatta».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
«Siamo molto preoccupati – ammette Antonio Sedda, presidente del consorzio di tutela del Fiore sardo e amministratore della Sepi di Marrubiu – i tecnici dell’Aras erano e devono restare un faro imprescindibile per tutto il comparto. Non vediamo alternative, è la politica regionale a dover trovare una via d’uscita. Quel che più sconcerta è il dubbio su come si possa essere arrivati al 2021 in questa situazione, nota con largo anticipo». Il laboratorio è chiuso dal 23 dicembre, se non dovesse riaprire? «Difficile immaginare uno scenario che non preveda la presenza dei tecnici Aras. Può anche darsi che ci si organizzi in tempi celeri per sostituirli con i laboratori privati – dice Sedda – ma non so se sarebbero in grado di garantire gli stessi numeri e con un’economia di scala: salirebbero costi e difficoltà logistiche. E non si può privare il comparto del benessere animale».
Spiega Salvatore Pisanu, allevatore di Ittiri e vicepresidente di Confagricoltura nord Sardegna: «La certificazione è essenziale per la vendita del latte a coop e industriali, così come i cedolini per il benessere animale. Occorre un garante che certifichi che quel latte ha le caratteristiche che corrispondono alla qualità dichiarata. Se non si riapre il laboratorio non so come andrà a finire, una cosa del genere non è mai capitata. Da vedere come risponderebbero i mercati, se sarebbero disposti a comprare anche latte che non abbia certificazioni. È un problema che la politica deve risolvere, non si può non tenere in conto un comparto così importante per giochi di poltrone».
Anche uno dei leader delle proteste dei pastori, Gianuario Falchi, è preoccupato: «Da capire cosa succederà ora – dice – non si sa chi possa sostituire il ruolo occupato da Aras. In queste condizioni si rischiano sanzioni sul benessere animale e la perdita dei risultati qualitativi raggiunti negli anni dal latte sardo. Quei professionisti erano forse l’unica cosa che funzionava nel settore, perché riuscivano a seguire tutte le aziende in maniera puntuale. Difficile poi trovare alternative valide per sostituire il laboratorio. La Regione ha garantito che il servizio non sarebbe stato interrotto, a oggi non sappiamo se sia vero. È la conferma di quanto sia efficiente il nostro assessorato all’Agricoltura, che sembra avanzare con una benda sugli occhi e infatti va a sbattere da tutte le parti. Oltre agli annunci non c’è niente». E l’allevatore bulteino ricorda che la Sardegna nel 2021 rientra nell’obiettivo 1 Ue ( in ritardo di sviluppo, con possibilità di godere di maggiori fondi) «eppure nessun tipo di programmazione è stata ancora fatta».
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