Natalità ai minimi storici, in Sardegna neanche un figlio per donna

L’indice nell’isola crolla a 0,97: è il dato peggiore a livello nazionale. Una quarantenne su 4 non è madre, le altre si fermano dopo il primo parto

SASSARI. Per capire come mai la Sardegna abbia l’indice di natalità più basso d’Italia è sufficiente prendere in esame un altro dato: 1 bimbo su 3 nell’isola vive in condizioni di povertà relativa, a differenza della maggior parte dei coetanei in Italia non ha per questo la possibilità di accedere a servizi importanti, spesso essenziali, per la sua preparazione e per la sua crescita. Una situazione di povertà materiale ed educativa molto grave che rappresenta il primo freno: perché, si chiedono moltissime donne, mettere al mondo un figlio se non si ha la possibilità di garantire a lui o a lei una formazione adeguata? Gli ultimi dati, diffusi dall’Istat, fotografano un quadro sempre più critico. Con la Sardegna già cenerentola d’Italia per indice di natalità che raggiunge i valori più bassi in assoluto: se in precedenza la media sarda era di 1 figlio per donna, ora l’indice è sceso a 0,97. Con più di una quarantenne su quattro che non ha ancora avuto figli e figli unici in costante aumento. Questi numeri, che già segnano un solco profondo tra la Sardegna e il resto d’Italia, dove l’indice di natalità è 1,27, sono destinati a peggiorare a causa del Covid: nei primi 9 mesi dell’anno l’emergenza sanitaria e la paura del futuro hanno determinato un ulteriore crollo delle nascite in tutta Italia, con pochissime fortunate eccezioni.



Zero bambini. In Sardegna la presenza di stranieri ha sempre inciso pochissimo nell’aumento delle nascite. Se al nord d’Italia un nato su cinque ha genitori entrambi stranieri, questa percentuale scende appena al 5% nelle isole. E se nei primi anni 2000 la regolarizzazione di numerose donne straniere ha contribuito al boom demografico, il fenomeno si è arrestato in maniera drastica intorno al 2010 quando la curva ha iniziato a scendere e non è mai più risalita. La crisi economica scoppiata in quel periodo ha portato molte donne a rimandare il primo parto e questo ha avuto una conseguenza immediata: il numero di figli per donna si è ridotto drasticamente in maniera direttamente proporzionale all’aumento dell’età della neo madre. In Sardegna il primo parto avviene mediamente a 32,8 anni, cioè un anno e mezzo dopo rispetto alle media italiana. Ma è molto alta – sfiora il 12% – la percentuale di donne che decidono di diventare madri a 40 anni, un dato confermato anche dall’alta percentuale di parti cesarei.

Figli unici. Il risultato è che quasi sempre, considerata l’età della primipara, i primi figli saranno anche figli unici. Nel 2019 in Italia sono stati 200.291 e rappresentano il 47,7% del totale dei nati. Complessivamente i figli di ordine successivo al primo sono diminuiti del 25% nello stesso arco temporale, con percentuali superiori al 30 in Sardegna. Dove a condizionare la formazione di nuove famiglie è anche un altro aspetto: nella nostra isola si tende a lasciare molto tardi la famiglia di origine per l’impossibilità di mantenersi da soli.

Le donne in crisi. Il dato sui Neet, giovani che non studiano, non lavorano e non seguono alcun percorso formativo, è il primo campanello d’allarme: in questa situazione si trova in Sardegna il 27,1 dei ragazzi tra 15 e 29 anni, con la percentuale che sale sino al 28,4 per quanto riguarda le ragazze. Significa che 1 su 4 sta a casa senza fare niente e senza prospettive, priva di indipendenza economica. Chiaro che in queste condizioni l’idea di mettere al mondo dei figli viene accantonata in attesa di tempi migliori. Che però spesso non arrivano.

Quarantenni senza figli. Una su quattro non ha figli. Sono le donne nate alla fine degli anni Settanta, che oggi hanno dai 40 ai 45 anni. Tra loro quelle che non hanno ancora avuto figli sono superiori rispetto a quelle che hanno avuto almeno un bambino. Che diventano due invece per le donne della generazione precedente, nate tra il 1965 e il 1975, molte delle quali protagoniste del baby boom dei primi anni Duemila. Poi lo stop che si riflette nel calo costante di iscritti a scuola: sempre meno i piccoli scolari alla materna e alla primaria, resistono gli alunni delle Medie e delle Superiori. Altro dato particolare che riguarda la Sardegna è, all’interno del basso numero di nascite, l’alta percentuale di quelle che arrivano fuori dal matrimonio: 1 bambino su 3 in Italia è figlio di genitori non coniugati (33,4%), nell’isola la percentuale viaggia oltre il 44%.

Le prospettive. Nel 2019 in Sardegna erano nati 8858 bambini, 580 in meno rispetto all’anno precedente. E la denatalità proseguirà nel 2020: secondo i dati provvisori riferiti al periodo gennaio-agosto 2020, le nascite sono già oltre 6.400 in meno rispetto allo stesso periodo del 2019 a livello nazionale. Un anno condizionato senza dubbio dalla pandemia, con il Covid che ha amplificato la paura del futuro e complicato situazioni economiche già precarie. Se in tutta Italia le previsioni più ottimistiche parlano di un calo delle nascite che raggiungerà le 10mila unità, è evidente che il crollo riguarderà soprattutto le regioni più fragili come la Sardegna.


 

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