Scorie nucleari, l’isola è nella “short list”

La Sogin ha ridotto a 7 il numero delle regioni individuate come possibili siti per i materiali radioattivi: in arrivo la mappa

SASSARI. Non sono bastate le promesse del governo e un referendun che, dieci anni fa, ha proclamato la Sardegna “nuclear free” con una percentuale di votanti bulgara. L’isola sarebbe inclusa - insieme ad altre sei regioni italiane - in una short list preparata dalla Sogin dalla quale sarà scelto il sito dove costruire il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi. La mappa è da qualche giorno nella cassaforte della società pubblica incaricata di occuparsi dello smantellamento degli impianti nucleari nazionali e della gestione dei rifiuti radioattivi. Il documento ha ricevuto l’ok dai ministeri dello Sviluppo economico e dell’Ambiente e potrebbe essere reso pubblico nei prossimi giorni. Forse già oggi. A Roma nessuno conferma la data ma la preoccupazione con cui le associazioni ambientaliste stanno seguendo la vicenda fa capire che a cinque anni dalla stesura della prima “Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee” il mistero sul luogo destinato a diventare il “sarcofago” delle scorie nucleari italiane non durerà a lungo. Indiscrezioni molto attendibili parlano di una rosa ristretta e sole sette regioni – Piemonte, Lazio, Toscana, Puglia, Basilicata, Sicilia e Sardegna – anche se a vantaggio della nostra regione gioca la difficoltà di trasferire le scorie via mare oltre alla consapevolezza di andare a incidere in un ambiente che di tutto ha bisogno tranne che si altre offese.

Ma che cosa cerca la Sogin e perchè ha pensato alla Sardegna? L'area su cui sorgerà il deposito, che avrà al suo interno anche un parco tecnologico e un centro di ricerca, deve rispettare alcune condizioni di sicurezza. Sono state così escluse le aree vulcaniche e sismiche, quelle sotto la soglia di 700 metri sul livello del mare o a una distanza inferiore ai 5 chilometri dalla costa, a rischio frane o inondazioni ma anche quelle dove c'è una pendenza maggiore del 10 per cento o un’alta densità abitativa. Per lo stesso motivo sono stati esclusi tutti i territori attraversati da autostrade, strade extraurbane e ferrovie. L’isola, da questo punto di vista, non avrebbe controindicazioni ma sull’altro piatto della bilancia c’è il problema del trasporto delle scorie e c’è da mettere in conto il no, secco e bipartisan, della Regione.

In proposito va detto che la “mappa” della Sogin non è vangelo e avrà un percorso lungo e complesso che prevede il consenso delle comunità interessate e delle istituzioni locali. La superficie interessata sarà tutto sommato modesta (circa 150 ettari) con una parte destinata al deposito delle scorie e un’altra a parto tecnologico. Il sito sarà schermato da tre barriere protettive, e sarà ricoperto da una collina artificiale, da una quarta barriera e da manto erboso. Le barriere dovranno garantire l’isolamento dei rifiuti radioattivi per più di 300 anni, ovvero fino al loro decadimento a livelli tali da non essere più nocivi per la salute dell’uomo e dell’ambiente. La maxi “pattumiera” ospiterà 78mila metri cubi di rifiuti radioattivi a bassa e media attività e 28mila provenienti dalla ricerca, dalla medicina nucleare e dell’industria.

Finiranno davvero in Sardegna? A Ottana e nelle zone minerarie dismesse (considerati i siti più probabili) sono già pronte le barricate.

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