Assalti ai portavalori banda sotto scacco

Il nucleo centrale a Desulo e nel Sulcis, collegamenti con Corsica e Campania I colpi finanziati con il traffico di droga, sventati 3 blitz nell’isola e in Toscana

CAGLIARI. Il loro pallino fisso erano le decine di milioni di euro custoditi nei caveau degli istituti di vigilanza e nei furgoni portavalori. Un'autentica organizzazione criminale composta da 32 persone, con mente e base in Sardegna e ramificazioni in Toscana, Corsica e Campania, è stata individuata e sgominata dai carabinieri del reparto operativo del comando provinciale e della compagnia di Carbonia con due anni di indagini partite nel settembre del 2018 dal controllo di routine di un ovile nel Sulcis. Recuperati anche armi pesanti (kalashnikov, fucili mitragliatori, pistole, munizioni, bombe a mano, esplosivo plastico, giubbotti antiproiettili, passamontagna e guanti. Più 82 chili di marijuana, 10 di hascisc e 5 di cocaina. Ventisette le ordinanze di custodia cautelare (16 in carcere, undici ai domiciliari) eseguite all'alba di ieri mattina da un'autentica task force di carabinieri, quattro (i corsi) in via di formalizzazione e uno (un sardo) non rintracciato.

Gli arrestati. In carcere sono finiti il capo banda Giovanni Mercurio, 56enne di Loculi; i desulesi Gianfranco Casula (32 anni), Andrea Luca Littarru (44), Germano Alessio Maccioni (53), Fabiano Mannu (42), Ilio Mannu (41), mentre Peddio Mario non è stato rintracciato; Umberto Secci (47 anni di Santadi); Antonio Spano (31, di Olbia), Antonio Coppola (37, campano), Robertino Dessì (43, emigrato sardo in Toscana), Federico Fiorentini Arditi (36, campano), Salvatore Garippa (67, toscano), Pino Guttadauro (63, toscano), Umberto Lamonica (42, campano), Antonio Pagano (50, campano), Luigi Porricelli (47, campano). Arresti domiciliari invece per Marco Davide Ledda (29 anni, corso di origini sarde), i sulcitani Carmelo Murgia (53), Giuliano Petta (49), Roberto Sanna (41), Pietro Paolo Serventi (44), Roberto Sibiriu (36), Luisella Trastus (43), e i campani Salvatore Tullio (45), Vincenzo Vallefuoco (49), Luigi Maione (60) e Luigi Sepe (36). Ieri a tarda sera erano in fase di esecuzione gli arresti di altri 4 corsi: Francesco Ledda, Patrizia Scanu e Dario Pasquale Andrea Atzena di origini sarde, e di Jean Louis Cucchi.

Armi e droga e assalti. Il traffico internazionale di droga, di armi di ogni genere e di esplosivo costituivano l'intreccio affaristico di base dell'organizzazione criminale, i cui obiettivi finali erano sempre i redditizi assalti ai caveau e ai portavalori di istituti di vigilanza. Una autentica "bocca di fuoco", come l'ha definita il comandante provinciale di Cagliari dei carabinieri, colonnello Cesario Totaro, che aveva a Desulo la sua anima e il gruppo degli assaltatori. La componente toscana provvedeva a rubare e mettere a disposizione i mezzi per gli assalti (escavatori, camion e furgoni), i corsi scambiavano armi, bombe a mano ed esplosivo con partite di droga (cocaina. hascisc e marijuana), i sulcitani custodivano l'armamentario e i mezzi d'assalto.

I colpi sventati. Tre le rapine che per motivi diversi dovevano essere attuate negli ultimi tempi e che invece sono state rinviate per imprevisti avvenuti nel corso dell'organizzazione dei colpi: le sedi della Mondialpol di Cagliari-Elmas e quella di Cecina in Toscana (dove i mezzi procurati dai campani erano inaffidabili perché vecchi), più l'assalto a un furgone portavalori a Figari, in Corsica. In tutti i casi si trattava di colpi dai 10 ai 16 milioni di euro.

Le indagini. Tutte le varie fasi delle indagini sono state illustrate dal colonnello Totaro, dal comandante la Compagnia carabinieri di Carbonia, capitano Lucia Dilio, e dal comandante del reparto operativo provinciale di Cagliari, tenente colonnello Michele Tamponi. Indagini che hanno preso avvio casualmente nella perquisizione di un ovile nel Sulcis, dove gli investigatori dell'Arma hanno scovato un furgone Iveco Daily che mesi prima era stato usato per una rapina (fallita) a un portavalori, a Castadias. Il conducente del mezzo dell'istituto di vigilanza davanti all'alt imposto da tre rapinatori armati, riuscì a gettarsi con il furgone in una strada sterrata e proseguire la fuga sotto una pioggia di pallottole sparate dai banditi addetti al blocco del mezzo. L'attività investigativa è cominciata dall'ovile dell'allevatore Umberto Secci, messo sotto stretto controllo dai carabinieri. Più volte ha incontrato Giovanni Mercurio, che gli investigatori dell'Arma avevano già nel mirino. Pezzo dopo pezzo, come un puzzle di non semplice composizione, i militari sono arrivati al traffico di droga con la Corsica in cambio di armi ed esplosivo, alle ramificazioni criminali con la Campania (affiliati ai clan Fabbrocino e di Lauro) e alla componente toscana fatta di emigrati sardi. Una organizzazione ad alta professionalità che non lasciava niente al caso. E che soprattutto era determinatissima, pronta anche a uccidere pur di mettere le mani nei caveau e nei furgoni portavalori.

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