La Nuova Sardegna

Pochi diplomati e laureati, isola maglia nera d’Italia

Silvia Sanna
Pochi diplomati e laureati, isola maglia nera d’Italia

In Sardegna il 57% dei residenti ha lasciato la scuola dopo la licenza media. Divario tra centro e periferia: in molti piccoli comuni titolo di studio per 1 su 5

3 MINUTI DI LETTURA





SASSARI. A passo spedito verso 8 mesi di didattica a distanza alle scuole superiori e sempre più giù nei bassifondi della classifica nazionale sul livello d’istruzione. Purtroppo non è una novità, con la Sardegna che detiene da un pezzo la maglia nera per dispersione scolastica: il 24% dei ragazzi tra 18-24 anni non ha un diploma e circa il 28% di 15-29enni non studia, non lavora e non segue un percorso di formazione. Una povertà educativa sempre più evidente che purtroppo sarà complicata dal Covid che ha imposto al Governo e alle Regioni scelte drastiche per quanto riguarda la scuola. La situazione attuale è drammatica e segnata da un nuovo primato: l’isola è la regione italiana con la percentuale più alta di persone con la sola licenza media e di conseguenza con il numero più basso tra diplomati e laureati. Lo scarto rispetto alla media nazionale è notevole: la Sardegna sta a 7 punti di distanza ed è indietro in maniera importante ad altre regioni del centro Italia: come il Lazio, per esempio, dove la percentuale di diplomati e laureati è superiore di oltre il 15 per cento. Non solo. A colpire, nei dati pubblicati dall’Istat e rielaborati da Openpolis, è il divario tra le città capoluogo e i piccoli comuni: la differenza – anche di 20 e 30 punti – racconta in maniera drammatica un’isola nell’isola evidenziando quanto ancora sia complicato, per chi abita in centri piccoli e mal collegati a quelli più grandi e sedi di scuole e università, accedere ai luoghi dell’istruzione e conseguire un titolo di studio spendibile nel mercato del lavoro.

L’isola cenerentola. La Sardegna cammina a passo lento e nonostante il leggero miglioramento rispetto all’ultimo censimento nazionale sull’istruzione (nel 2011) continua ad arrancare. Con dati sul titolo di studio speculari a quelli sulla dispersione scolastica: in entrambi i casi l’isola ha le percentuali peggiori d’Italia superando anche la Sicilia e la Puglia, con il 57,1% dei residenti che non è andato oltre la scuola dell’obbligo a fronte del 50,1 di media nazionale e del 42,3% del Lazio, che ha il dato più basso in assoluto e dunque la percentuale più alta di diplomati e laureati. Le differenze però non emergono solo tra regioni diverse, ma anche a livello locale. E anche in questo caso purtroppo la Sardegna svetta: la quota più alta di residenti con al massimo la licenza media proviene da 3 province dell’isola: Sud Sardegna con il 63,9%; Oristano con il 61,9% e Nuoro con il 61,4%. In questi territori il dato supera di oltre 10 punti la media nazionale e sono distanti anni luce dalle aree in cui la quota di diplomati o laureati è più elevata, cioé le città metropolitane di Roma e Milano con rispettivamente il 39,6% e il 41,8% di residenti senza diploma di scuola superiore. Scendendo a livello comunale, questi dati sono confermati da quelli dei rispettivi capoluoghi.

I piccoli sempre più giù. Nell’ambito del territorio regionale, tutti i capoluoghi hanno un dato migliore rispetto alla media nazionale. Prima Cagliari con il 58,2% di laureati e diplomati (e quindi 41,8% con solo la terza media), poi Nuoro con il 52,1%, Oristano con il 51,8 e infine Sassari con il 51,3. Tutti gli altri centri grossi restano indietro: Alghero si ferma al 48,9, Olbia al 46,4%. Ma le situazioni più gravi sono all’interno delle province: ci sono piccoli comuni dove appena 1 residente su 5 ha conseguito il diploma, con percentuali di titolari di licenza media che oscillano tra il 72 e il 75% sino al’80%: è il caso, per fare qualche esempio, di Siris e Montresta nell’Oristanese, Noragugume, Onanì e Loculi nel Nuorese, Mara in provincia di Sassari e Alà dei Sardi tra il Sassarese e la Gallura. Pochi diplomati e laureati e chi il titolo di studio l’ha conseguito vive altrove, dove c’è il lavoro. Un impoverimento generale che pare inarrestabile.



Primo Piano
Il processo

Contatore dell’acqua staccato, consigliere comunale sparò al Consorzio di bonifica. Il pm: «Voleva uccidere»

Le nostre iniziative