IL CASO
Aperti anche a cena per protesta
Ristoratori di tutta Italia sperimentano la “disobbedienza gentile”
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[LUOGO]ROMA
[TESTO]Se si può servire cibo in sicurezza a pranzo, allora si può farlo anche a cena, quando invece è vietato. Così ristoratori di varie parti d'Italia si preparano a una «disobbedienza gentile» contro le limitazioni anti-Covid, aprendo venerdì sera i loro locali dopo le 18. Come ogni protesta nata sui social, questa ha un hashtag, #ioapro, e gli organizzatori parlano di 30mila adesioni, ma è difficile fare previsioni. Anche perché c'è chi condivide lo spirito ma non la forma della contestazione. Se nel cuneese un 29enne non ha avuto paura di raccontare in tv che tiene il suo pub aperto oltre i limiti orari «per non fallire», alcuni suoi colleghi campani hanno portato la protesta in A1: guidando a passo d'uomo e hanno creano file di diversi chilometri, e una delegazione ha fatto rotta verso Roma, chiedendo di essere ricevuta a Palazzo Chigi. Hanno invece preso carta e penna le associazioni regionali del comparto ristorazione: ai prefetti e ai ministri Roberto Gualtieri e Stefano Patuanelli hanno chiesto di mettere fine a misure restrittive «inique e discriminatorie».
[TESTO]Se si può servire cibo in sicurezza a pranzo, allora si può farlo anche a cena, quando invece è vietato. Così ristoratori di varie parti d'Italia si preparano a una «disobbedienza gentile» contro le limitazioni anti-Covid, aprendo venerdì sera i loro locali dopo le 18. Come ogni protesta nata sui social, questa ha un hashtag, #ioapro, e gli organizzatori parlano di 30mila adesioni, ma è difficile fare previsioni. Anche perché c'è chi condivide lo spirito ma non la forma della contestazione. Se nel cuneese un 29enne non ha avuto paura di raccontare in tv che tiene il suo pub aperto oltre i limiti orari «per non fallire», alcuni suoi colleghi campani hanno portato la protesta in A1: guidando a passo d'uomo e hanno creano file di diversi chilometri, e una delegazione ha fatto rotta verso Roma, chiedendo di essere ricevuta a Palazzo Chigi. Hanno invece preso carta e penna le associazioni regionali del comparto ristorazione: ai prefetti e ai ministri Roberto Gualtieri e Stefano Patuanelli hanno chiesto di mettere fine a misure restrittive «inique e discriminatorie».
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