Il tecnico: «Ecco come l’acqua cambia i luoghi»
Corda, presidente ingegneri: «Precipitazioni eccezionali, ma 50 anni fa tecniche meno evolute»
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SASSARI. «Dal 1799 la Sardegna è stata colpita da 200 grossi eventi idrogeologici, molti hanno fatto parecchie vittime». Lorenzo Corda, presidente dell’Ordine degli ingegneri del nord Sardegna, lo ricorda per spiegare a chi si preoccupa per la anomala serie di frane e smottamenti di questo periodo che «occorre guardare le cose con gli occhi del tempo».
«Se guardiamo i dati pluviometrici di quest’ultimo periodo – dice Coda – sono certo che troveremo pochi eguali, è una stagione davvero eccezionale. E in alcuni tipi di terreni quando si arriva a saturazione e l’acqua non viene più assorbita, accade che comincia a muoversi. Sfrutta le zone con materiali disgregati e la gravità, e portando via le parti più fini che vengono sciolte, lascia quelle più dure, che si possono rompere o assestarsi, provocando dei movimenti».
«La Terra non è ferma, immutabile – ricorda il tecnico – ma cambia di continuo, seppure seguendo i suoi tempi. Come i continenti, anche i versanti sono in continuo movimento. E gli effetti si vedono soprattutto quando l’acqua passa tra strati duri come i graniti e le parti argillose, che acquistano plasticità e si spostano con facilità. In più l’argilla si gonfia e spinge a sua volta, creando movimenti dinamici sulle strutture statiche».
Come le strade o i palazzi: «Da tenere presente – dice Corda – che la maggior parte delle nostre strade hanno una storia antica, 40-60 anni. Le conoscenze di costruzione e monitoraggio oggi sono molto più avanzate rispetto ad allora, oggi sarebbero state fatte con tecniche completamente diverse per minimizzare gli effetti». La zona di Bonorva sembra particolarmente fragile, a giudicare da quello che sta emergendo in questi giorni: «È un’area vulcanica, con rocce quindi relativamente giovani che poggiano su strati argillosi, non si tratta quindi di terreni consolidati e consentono all’acqua di correre e fare quei danni che vediamo, trascinando gli elementi leggeri».
Spesso in questi casi si è soliti accusare la cosiddetta “mano dell’uomo” che ha disboscato o costruito dove non avrebbe dovuto: «Facile dirlo. Prendi Biti: lanciare accuse su come si è costruito 50 anni fa col senno di poi è troppo semplice. La realtà è che crolli, frane, alluvioni ci sono sempre stati e spesso sono stati gravissimi. E comunque siamo di fronte a precipitazioni fuori del normale. Magari fino a qualche decennio fa certi eventi non facevano notizia, mente oggi l’inurbamento e la necessità assoluta di avere arterie perfettamente funzionali li trasformano in problemi grossi. Insomma, non sono fenomeno che nascono oggi, noi tendiamo a non avere la memoria storica, storicizzando facendo riferimento solo agli ultimi anni. È un Paese comunque vecchio. Oggi però abbiamo un’attenzione molto superiore rispetto ad allora, certi errori non si fanno più (anche se c’è un Piano casa che ha dato la liberatoria per i seminterrati: demenziale). I problemi però riguardano tutta Italia, non solo l’isola». (antonello palmas)
«Se guardiamo i dati pluviometrici di quest’ultimo periodo – dice Coda – sono certo che troveremo pochi eguali, è una stagione davvero eccezionale. E in alcuni tipi di terreni quando si arriva a saturazione e l’acqua non viene più assorbita, accade che comincia a muoversi. Sfrutta le zone con materiali disgregati e la gravità, e portando via le parti più fini che vengono sciolte, lascia quelle più dure, che si possono rompere o assestarsi, provocando dei movimenti».
«La Terra non è ferma, immutabile – ricorda il tecnico – ma cambia di continuo, seppure seguendo i suoi tempi. Come i continenti, anche i versanti sono in continuo movimento. E gli effetti si vedono soprattutto quando l’acqua passa tra strati duri come i graniti e le parti argillose, che acquistano plasticità e si spostano con facilità. In più l’argilla si gonfia e spinge a sua volta, creando movimenti dinamici sulle strutture statiche».
Come le strade o i palazzi: «Da tenere presente – dice Corda – che la maggior parte delle nostre strade hanno una storia antica, 40-60 anni. Le conoscenze di costruzione e monitoraggio oggi sono molto più avanzate rispetto ad allora, oggi sarebbero state fatte con tecniche completamente diverse per minimizzare gli effetti». La zona di Bonorva sembra particolarmente fragile, a giudicare da quello che sta emergendo in questi giorni: «È un’area vulcanica, con rocce quindi relativamente giovani che poggiano su strati argillosi, non si tratta quindi di terreni consolidati e consentono all’acqua di correre e fare quei danni che vediamo, trascinando gli elementi leggeri».
Spesso in questi casi si è soliti accusare la cosiddetta “mano dell’uomo” che ha disboscato o costruito dove non avrebbe dovuto: «Facile dirlo. Prendi Biti: lanciare accuse su come si è costruito 50 anni fa col senno di poi è troppo semplice. La realtà è che crolli, frane, alluvioni ci sono sempre stati e spesso sono stati gravissimi. E comunque siamo di fronte a precipitazioni fuori del normale. Magari fino a qualche decennio fa certi eventi non facevano notizia, mente oggi l’inurbamento e la necessità assoluta di avere arterie perfettamente funzionali li trasformano in problemi grossi. Insomma, non sono fenomeno che nascono oggi, noi tendiamo a non avere la memoria storica, storicizzando facendo riferimento solo agli ultimi anni. È un Paese comunque vecchio. Oggi però abbiamo un’attenzione molto superiore rispetto ad allora, certi errori non si fanno più (anche se c’è un Piano casa che ha dato la liberatoria per i seminterrati: demenziale). I problemi però riguardano tutta Italia, non solo l’isola». (antonello palmas)
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