Sardegna zona arancione, la rabbia di bar e ristoranti: «Paghiamo gli errori altrui»

Quartu, protesta contro le nuove misure: un drappo nero sull’insegna del locale. A Sassari un ristoratore che aveva appena fatto il carico di merce si sfoga sul web

SASSARI. Non è andato giù a nessuno il cocktail arancione servito dal governo sotto forma di due settimane di fermo biologico per bar e ristoranti che per due settimane potranno lavorare solo con l’asporto. La maggior parte pensa di pagare colpe non sue, significativa la decisione del titolare di un bar di Quartu di coprire l'insegna del suo locale con un drappo nero. Una specie di lutto. «La chiusura avrebbero dovuta farla con altre modalità, in maniera dura e prolungata fino a che non si ottengono risultati veri – dice Daniele Dau, Moon&Sun Cafè di via Luna e Sole, a Sassari – Non è pensabile chiudere, riaprire, richiudere: così il problema non si risolverà mai. Meglio fare un mese o più a casa, ma costringendo nuovamente i supermercati a fare gli ingressi scaglionati. Perché ormai in quei posti sembra che il pericolo sia scongiurato. Così come non capisco a cosa serva chiudere alle 18 in zona gialla: il risultato che si ottiene è provocare assembramenti negli altri orari. I guadagni sono calati, i pochi aiuti (2mila euro a novembre e gennaio) non sono certo sufficienti a coprire le perdite e servono più che altro per le spese. E ora ci bloccano di nuovo».

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