Compensi al maxi staff, Solinas abbassa le soglie
Il governatore: «Rispetteranno quanto previsto dalle norme nazionali» Il disegno di legge in aula per il voto. Le opposizioni: «È una provocazione»
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CAGLIARI. Il disegno di legge sullo staff del governatore e della Giunta, più i quattro manager che rivoluzioneranno la burocrazia, è pronto per essere votato dal Consiglio regionale. Con i soli voti della maggioranza, contrarie le opposizioni, gli undici articoli sono stati licenziati dalla commissione riforme. A metà febbraio dovrebbero essere approvati dall’aula, ma prima del voto finale non mancheranno certo gli scontri fra maggioranza e opposizioni.
Spesa e stipendi. C’è subito una novità. Come anticipato dal governatore Christian Solinas alla Nuova, «i compensi previsti nel disegno di legge rispetteranno le soglie previste dalle norme nazionali per contenere la spesa del personale». In parole ancora più spicce, il segretario generale della Regione, una delle nuove figure amministrative, non avrà più uno stipendio lordo di 285mila euro l’anno, com’era scritto nella prima bozza: non potrà superare i 240mila, che poi è il tetto massimo per i manager pubblici. Lo stesso emendamento dovrebbe ridurre in modo considerevole anche la spesa complessiva di 6 milioni, stimata dall’assessorato al personale.
La maggioranza. Il centrodestra, com’era prevedibile, ha votato compatto il disegno di legge. L’emendamento, con cui è stata ridimensionata la spesa, ha cancellato gli ultimi che ancora c’erano. È stato il presidente della commissione, Pierluigi Saiu, Lega, a confermare – alla fine della seduta – che «i tetti delle retribuzioni rientreranno tutti nella norma». Il relatore di maggioranza della legge sarà Stefano Tunis, Sardegna 20.Venti, che ha anticipato: «Dopo oltre quarant’anni d’immobilismo, la Regione sarà riformata e uscirà dalle secche della burocrazia. Sarà una svolta e avverrà proprio quando, in piena emergenza economica a causa della pandemia, abbiamo bisogno di una nuova efficienza organizzativa nella progettazione e nella spesa, per dare così risposte immediate alle imprese e alle famiglie in difficoltà».
Le opposizioni. «Più che una soluzione, il disegno di legge sembra essere un’evidente provocazione», è stato il commento a caldo di Cesare Moriconi del Pd. Anche il dem Diego Loi, che sarà il relatore di minoranza, è stato perentorio: «Siamo di fronte a un’evidente questione morale, con gli interessi della casta che prevalgono su quelli dei cittadini in difficoltà». Per Alessandro Solimas, Cinque stelle, «questa legge è inopportuna nei tempi e assurda nella sostanza, sarà uno spreco di denaro pubblico». Secondo i Progressisti e Liberi e Uguali «nascerà una Regione parallela, sostenuta da poteri di sottogoverno, alle dirette dipendenze del governatore».
Il governatore. Nell’intervista alla Nuova, Christian Solinas ha preso l’impegno che sarà proprio un suo emendamento, lo presenterà in aula, a modificare il tetto di spesa, sostenendo comunque che le «cifre fatte girare in questi giorni sono solo strumentali e fuorvianti». Per poi elencare quella che per lui è l’obiettivo del disegno di legge: «Riformare l’attuale assetto organizzativo della Regione ancora figlio degli anni ’70 e ’80, di un tempo che non esiste più e di una burocrazia lenta e farraginosa. Oggi abbiamo ben altre esigenze. Ad esempio riempire di contenuti il futuro Recovery fund e soprattutto dare, con strumenti rapidi ed elastici, risposte alle domande che emergono dal mondo produttivo e dai cittadini». Perché è indispensabile, le sue parole, «dare nuovo impulso, celerità e capacità di risposta ai sardi da parte della burocrazia regionale». (ua)
Spesa e stipendi. C’è subito una novità. Come anticipato dal governatore Christian Solinas alla Nuova, «i compensi previsti nel disegno di legge rispetteranno le soglie previste dalle norme nazionali per contenere la spesa del personale». In parole ancora più spicce, il segretario generale della Regione, una delle nuove figure amministrative, non avrà più uno stipendio lordo di 285mila euro l’anno, com’era scritto nella prima bozza: non potrà superare i 240mila, che poi è il tetto massimo per i manager pubblici. Lo stesso emendamento dovrebbe ridurre in modo considerevole anche la spesa complessiva di 6 milioni, stimata dall’assessorato al personale.
La maggioranza. Il centrodestra, com’era prevedibile, ha votato compatto il disegno di legge. L’emendamento, con cui è stata ridimensionata la spesa, ha cancellato gli ultimi che ancora c’erano. È stato il presidente della commissione, Pierluigi Saiu, Lega, a confermare – alla fine della seduta – che «i tetti delle retribuzioni rientreranno tutti nella norma». Il relatore di maggioranza della legge sarà Stefano Tunis, Sardegna 20.Venti, che ha anticipato: «Dopo oltre quarant’anni d’immobilismo, la Regione sarà riformata e uscirà dalle secche della burocrazia. Sarà una svolta e avverrà proprio quando, in piena emergenza economica a causa della pandemia, abbiamo bisogno di una nuova efficienza organizzativa nella progettazione e nella spesa, per dare così risposte immediate alle imprese e alle famiglie in difficoltà».
Le opposizioni. «Più che una soluzione, il disegno di legge sembra essere un’evidente provocazione», è stato il commento a caldo di Cesare Moriconi del Pd. Anche il dem Diego Loi, che sarà il relatore di minoranza, è stato perentorio: «Siamo di fronte a un’evidente questione morale, con gli interessi della casta che prevalgono su quelli dei cittadini in difficoltà». Per Alessandro Solimas, Cinque stelle, «questa legge è inopportuna nei tempi e assurda nella sostanza, sarà uno spreco di denaro pubblico». Secondo i Progressisti e Liberi e Uguali «nascerà una Regione parallela, sostenuta da poteri di sottogoverno, alle dirette dipendenze del governatore».
Il governatore. Nell’intervista alla Nuova, Christian Solinas ha preso l’impegno che sarà proprio un suo emendamento, lo presenterà in aula, a modificare il tetto di spesa, sostenendo comunque che le «cifre fatte girare in questi giorni sono solo strumentali e fuorvianti». Per poi elencare quella che per lui è l’obiettivo del disegno di legge: «Riformare l’attuale assetto organizzativo della Regione ancora figlio degli anni ’70 e ’80, di un tempo che non esiste più e di una burocrazia lenta e farraginosa. Oggi abbiamo ben altre esigenze. Ad esempio riempire di contenuti il futuro Recovery fund e soprattutto dare, con strumenti rapidi ed elastici, risposte alle domande che emergono dal mondo produttivo e dai cittadini». Perché è indispensabile, le sue parole, «dare nuovo impulso, celerità e capacità di risposta ai sardi da parte della burocrazia regionale». (ua)
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