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Ricciardi: serve un altro lockdown E Speranza richiude le piste da sci

Ricciardi: serve un altro lockdown E Speranza richiude le piste da sci

Il ministro della salute firma il provvedimento che prolunga il divieto alle attività invernali amatoriali Regioni in rivolta, il governo assicura ristori adeguati. Giorgetti e Garavaglia: 4,5 miliardi non bastano

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[FIRMA&LUOGO]di Lorenzo Attianese

<MC>ROMA

[TESTO]L'inizio della stagione sciistica slitta ancora, stavolta al 5 marzo, provocando l'ira delle Regioni, degli operatori del settore e della Lega. L'ennesimo stop al turismo invernale, a poche ore dalla programmata riattivazione degli impianti, rischia di diventare la prima grana del governo Draghi. E all'orizzonte delle future misure anti-Covid, su cui pesa l'incognita delle varianti del virus, emerge anche il parere del consigliere del ministro della Salute, Walter Ricciardi, per il quale è «urgente cambiare subito la strategia di contrasto al SarsCov2: è necessario un lockdown totale in tutta Italia immediato, che preveda anche la chiusura delle scuole facendo salve le attività essenziali, ma di durata limitata. Ne parlerò col ministro Speranza questa settimana», annuncia.
Parole che, assieme all'ordinanza firmata in serata dal ministro della Salute che vieta lo svolgimento delle attività sciistiche amatoriali fino al 5 marzo (data di scadenza dell'ultimo Dpcm), scatenano la reazione del Carroccio, deciso a chiedere «un cambio di squadra a livello tecnico, al di là di Speranza», al dicastero della Salute. «Non si può - dicono i capigruppo leghisti, Massimiliano Romeo e Riccardo Molinari - continuare con il 'metodo Conte', annuncio la domenica e chiusura il lunedì, ad opera del trio Ricciardi-Arcuri-Speranza. Serve un cambio di passo e rispetto per la gente di montagna e per chi lavora, oltre a rimborsi veri e immediati». Ad insorgere sono anche i gestori degli impianti, insieme ai maestri di sci e a tutti gli operatori della montagna, che parlano di «stagione ormai saltata nonostante quanto investito per l'apertura» e chiedono ristori.
La scintilla dello scontro è scattata dopo una giornata di appelli alla prudenza arrivati innanzitutto dal Comitato tecnico scientifico che ha risposto alla richiesta di Speranza di «rivalutare la sussistenza dei presupposti per la riapertura» dello sci. Nel fornire il suo parere - e «rimandando al decisore politico la valutazione relativa all'adozione di eventuali misure più rigorose» - il Cts aveva spiegato che alla luce delle «mutate condizioni epidemiologiche» dovute «alla diffusa circolazione delle varianti virali» del virus, «allo stato attuale non appaiono sussistenti le condizioni» per la riapertura. Una linea condivisa dallo stesso Ricciardi, a cui poi ha replicato il segretario della Lega: «Prima di terrorizzare gli italiani, fai il favore di parlarne con il presidente del Consiglio», ha detto Salvini rivolgendosi al consulente del ministero della Salute. La cui linea, però, viene recepita dall'ordinanza Speranza. La chiusura degli impianti non è quello che Lega e Governatori si aspettavano, ma il colpo viene incassato con l'assicurazione che la montagna verrà risarcita: il provvedimento, infatti, impegna «a compensare al più presto gli operatori del settore con adeguati ristori». Gli stessi ministri leghisti Giorgetti e Garavaglia sono intervenuti per ribadire il concetto e alzare la posta: «non è detto che bastino i 4,5 miliardi richiesti quando la stagione non era ancora compromessa, probabilmente ne serviranno di più».

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