Allarme in Sardegna, il vizio batte il virus: l’azzardo è online

Slot spente dal lockdown ma aumentano i casi di ludopatia. La spesa pro capite è di 1154 euro e il “sommerso” spaventa

CAGLIARI. Le slot machine saranno pure finite in quarantena, insieme alle Sale Bingo. Ma certo la barriera del Covid non ha fermato chi è affetto da ludopatia, o malattia del gioco d’azzardo compulsivo. L’anno del lockdown ha fatto esplodere purtroppo il fenomeno dell’online. Chiusi in casa, anche i sardi si sono buttati a capofitto nella Rete, puntando, con le carte di credito, su tutte le scommesse possibili. «In Sardegna la domanda di gioco continua a essere diffusa e consolidata, non c’è differenza fra città e piccoli comuni. Però, durante i primi mesi della pandemia, il fenomeno è cresciuto e quello illegale in modo particolare». A scriverlo è l’istituto di ricerca Eurispes, che però, nell’ultimo report su «gioco pubblico e dipendenze», ha analizzato il 2019. Nonostante la Sardegna continui a essere in fondo alla classifica delle Regioni per spesa pro capite nel gioco in generale (1.154 euro l’anno contro una media nazione di poco inferiore ai mille e 500) a preoccupare è l’aumento dei casi nelle zone più depresse. «Dove la crisi economica ha lasciato segni indelebili, la caccia continua alla fortuna è diventata un’evidente piaga sociale», è scritto in un altro passaggio della ricerca. La legge regionale del 2019, che avrebbe dovuto mettere un freno, non ha avuto gli effetti sperati. «Il distanziamento delle slot machine dai luoghi sensibili ha spinto i giocatori verso altre piattaforme ancora più difficili da controllare», hanno confermato i relatori, introdotti nel dibattito coordinato dal giornalista Antonio Moro. Alberto Baldazzi, vicepresidente di Eurispes, è stato esplicito: «È proprio il sommerso a farci dire che la situazione è preoccupante anche in Sardegna». A confermarlo è stata Graziella Boi, psichiatra e direttrice del dipartimento di salute mentale: «La ludopatia è una patologia subdola e travolgente. Quando il paziente decide di farsi curare vuol dire che è arrivato a un punto di non ritorno». Spezzare la catena vuol dire disintossicarsi: la ludopatia si può curare e sconfiggere. «Il percorso è lungo e spesso difficile – ha aggiunto Graziella Boi – ma nel nostro dipartimento abbiamo ottenuto ottimi risultati».

Il censimento. I dati del 2019 si riferiscono ai giochi nelle “postazioni fisiche” regolari visto che non è possibile ricondurre le puntate online a un singolo territorio. In Sardegna il sistema gioco ha ingoiato 1.631 milioni in un anno (erano 1.649 nel 2017 e 1.651 nel 2018), mentre le vincite si sono assestate intorno ai 1.165 milioni (1.186 nel 2017 e 1.204 nel 2018), con un passivo – che gli esperti chiamano spesa – di 467 milioni. «Sono numeri – si legge nel dossier – che confermano una sostanziale stabilità nei volumi della raccolta, delle vincite e della spesa. Malgrado la limitazione degli orari e il minor numero di slot (da 13.816 a 9.671), nel triennio la domanda non ha subito cali, perché nel frattempo sono cresciute le scommesse virtuali». Tra l’altro quella dell’online è un frontiera molto battuta dalla criminalità organizzata e quindi i rischi sono ancora maggiori. C’è un ultimo dato ed è il meno negativo: in Sardegna sono 6mila gli occupati nel «sistema gioco».

Prevenzione. È stato il vicepresidente del Consiglio regionale, Piero Comandini, a lanciare l’appello decisivo: «Il fenomeno della ludopatia va combattuto sul nascere». Non può bastare – secondo l’Eurispes – «la sola compressione dell’offerta, perché non fare altro che spingere i consumatori verso il mondo dell’illegalità». (u.a.)

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