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Famiglia

Giovani a casa: in Italia il 79% dei 20-29enni vive ancora con i genitori: ecco perché

Giovani a casa: in Italia il 79% dei 20-29enni vive ancora con i genitori: ecco perché

Nel dossier Ocse citato dal Sole 24 Ore anche l’allarme affitti: il 60% dei 18-24enni teme di non trovare un alloggio adeguato entro due anni. Peggio di noi solo la Corea del Sud

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Roma In Italia la permanenza in famiglia resta la norma per molti giovani adulti: circa quattro su cinque (79%) tra i 20 e i 29 anni vivono ancora con i genitori. Un valore superato, tra i Paesi considerati, solo dalla Corea del Sud (82%). La media Ocse si colloca intorno al 50%, mentre quella dell’Unione europea è circa al 55%.

A fotografare il fenomeno è un documento dell’Ocse presentato alla commissione Casa del Parlamento europeo, come riportato dal Sole 24 Ore. Tra i fattori che pesano c’è il tema abitativo: il dossier evidenzia che il 60% dei giovani italiani tra 18 e 24 anni teme di non riuscire a trovare un’abitazione adeguata nei prossimi due anni. Un livello di preoccupazione più alto si registra solo in Grecia e Spagna, dove si supera il 70%, mentre la media Ocse resta di poco sotto il 60%.

Il quadro italiano spicca anche nel confronto internazionale. I Paesi in cui la quota di giovani che vive con i genitori oltrepassa il 70% sono sette: Corea del Sud, Italia, Spagna, Slovacchia, Grecia, Polonia e Slovenia. All’estremo opposto compaiono diversi Paesi del Nord Europa: Danimarca, Finlandia, Norvegia e Svezia hanno percentuali molto più contenute, tra il 12% dei danesi e il 22% di norvegesi e svedesi. Anche Germania (33%) e Francia (44%) restano ben al di sotto del dato italiano.

Sul versante economico incide inoltre la difficoltà di costruire autonomia attraverso il lavoro. In Italia il tasso di occupazione ha toccato i livelli più alti degli ultimi due decenni: secondo l’Istat, a dicembre 2025 è al 62,5%. Nello stesso mese, però, la flessione degli occupati ha riguardato anche la fascia 25-34 anni, indicata tra quelle in calo.

Accanto alle ragioni materiali, il dossier richiama anche elementi non strettamente economici. In Italia entrano in gioco fattori culturali che possono spingere a rimanere più a lungo nella famiglia d’origine rispetto a molti coetanei europei, anche quando esistono i mezzi per andare a vivere da soli.

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