«Cambiare la continuità: è spreco di soldi pubblici»

L’amministratore del gruppo rinnova le accuse ai rivali di Tirrenia-Cin «Situazione intollerabile: chi non è affidabile non può partecipare ai bandi»

SASSARI. La battaglia navale nel Mediterraneo non si combatte a colpi di cannone e con gli arrembaggi, ma sul piano politico e legale. Il gestore della continuità marittima con la Sardegna, il gruppo Tirrenia, è in difficoltà e cerca di uscire da una crisi economica gravissima. Il ministero ha pubblicato una serie di bandi, ma uno dei maggiori competitor del mondo dei trasporti marittimi, il Gruppo Grimaldi, non ci sta e chiede regole diverse, oltre a un ruolo meno invasivo della partecipazione pubblica nel mercato dei trasporti marittimi. Emanuele Grimaldi è uno degli amministratori del gruppo: in questa intervista alla Nuova parla di battaglie in corso, vecchi rivali, strategia e prospettive.

La Sardegna attende una definizione delle scelte sulla continuità marittima. Siete della partita?

«L’impegno Grimaldi è stato dimostrato in tanti anni, la nostra attività ha funzionato senza aiuti di Stato, a tal punto che di recente, con molto ritardo, il ministero ha sdoganato metà delle linee che si svolgevano in regime di concorrenza sleale. Da parte nostra c’è grande impegno anche su alcune rotte del sud, ad esempio con la motonave Venezia che svolge i collegamenti tra Salerno, Cagliari e Palermo, costruita in Italia e con marittimi italiani, mentre il Governo ha messo la clausola sociale per chi ha usato una nave greca costruita in Giappone. Sia chiaro, non sono contrario alla clausola sociale, ma la salvaguardia deve riguardare la nave e il suo equipaggio, non l’imprenditore che strumentalizza i lavoratori. La nave è uno stabilimento e i lavoratori seguono lo stabilimento».

Ma siete interessati alla continuità con la Sardegna?

«Siamo interessatissimi, noi “siamo” la continuità territoriale. Grimaldi trasporta il 70 per cento delle merci. Vedrà che anche nei passeggeri saremo primi. Oggi vogliono regalare monopoli a chi non ha le navi per farlo. Sembra di capire che regalerebbero il monopolio estivo a chi fa la tratta tra Civitavecchia e Olbia durante l’inverno. Il ministero si disinteressa del numero di navi che saranno in servizio d’estate. È una cosa pazzesca: molti collegamenti sono stati garantiti solo grazie alla presenza di Grimaldi, pur non avendo noi percepito una lira e loro 70 milioni di euro. Nonostante Grimaldi abbia le migliori navi. E non lo diciamo noi».

Il duello con il gruppo Tirrenia non si esaurisce. Perché?

«Gli obblighi di servizio pubblico sono stati totalmente disattesi dal mio concorrente. Si andava a Trapani, a Palermo e non c’è più il collegamento. Si andava con due navi a Arbatax e ora con una, c’era una nave di riserva che è stata venduta. Lo Stato continua a pagare per servizi che non ci sono, non ha messo quei soldi in economia. Si chiama Public service obbligation: perché devi percepire gli stessi soldi se non svolgi il servizio? Ci sono stati abuso di posizione dominante e concorrenza sleale, sanciti da diverse pronunce. Come è possibile che gli vengano ancora dati soldi, anche dopo lo scadere della convenzione? Chi non è affidabile non può partecipare».

Ma quando muovete queste obiezioni, che risposte ricevete?

«Ci chiedono se siamo pronti a fare la continuità, poi la situazione rimane la stessa. Ed è una situazione da repubblica delle banane. Impugneremo tutto, la situazione intollerabile. Mi sembra comunque che molte autorità stiano intervenendo: l’autorità per la concorrenza, il consiglio di Stato, l’Europa. Confido nel senso di giustizia».

In ogni caso avete sempre detto che l’attuale modello di continuità non vi piace

«La continuità territoriale non deve essere fatta a favore degli amici armatori, ma a favore dei sardi. Ho un concetto liberista, bisogna lasciare ai sardi la sovranità della scelta sul servizio e il vettore. Noi crediamo nel sistema spagnolo: si rimborsa la metà del biglietto al viaggiatore e gli si fa scegliere il vettore. Ovviamente si deve stabilire chi ha diritto all’aiuto. La stessa cosa si può fare per i cargo: si può dare contributo di 50 dollari a camion».

Si obietta che questo sistema si porta dietro un’incertezza sul tetto di spesa.

«Ma non è così: si sa benissimo quanti viaggi vengono fatti e quanti camion si spostano. Tra l’altro le linee dove viaggia il maggior numero di passeggeri sono libere. Nelle Baleari questo sistema ha funzionato egregiamente. Le dirò di più, io credo che la gran parte soldi pubblici utilizzati per la continuità sono uno sperpero. La Sardegna farebbe bene a spenderli diversamente. Su tante rotte non è necessario l’intervento pubblico. C’è bisogno di aiuto su alcune linee fortemente volute dalla politica, che non si reggono da sole. Ma bisognerebbe capire perché sono fortemente volute dalla politica. Di certo le grandi isole non ne hanno bisogno. Noi colleghiamo Creta con zero contributi».

Tutte queste difficoltà non sembrano però affievolire il vostro interesse sulla Sardegna. È così?

«Siamo impegnatissimi sulla Sardegna, stiamo valorizzando la destinazione anche con i tour operator, a bordo abbiamo un’offerta di cibi caratteristici. Stiamo facendo tutto il possibile per integrare le nostre navi nel sistema Sardegna».

Che ripercussioni ha avuto l’epidemia sul vostro settore?

«Abbiamo perso un gran numero di passeggeri, ma sono molto confidente e le spiego perché. Quest’anno ci saranno molte persone che hanno avuto il Covid e che per ora sono immunizzate. E molte persone sono state vaccinate. La gente riprenderà a viaggiare, ma con un certo timore e quindi prediligerà la vacanza nazionale. Gli italiani sceglieranno prevalentemente la Sicilia e la Sardegna, il trasporto domestico crescerà, anche a causa delle incertezze su controlli e quarantene negli altri paesi. Non possiamo certo confidare in una grande annata dalla Spagna, ma sono certo che faremo un grande anno verso la Sardegna. Mi impegnerò moltissimo, stiamo programmando una seria campagna pubblicitaria per promuovere la Sardegna».

C’è anche una corsa tecnologica nel segno dell’ambiente. Qual è il futuro nel trasporto marittimo?

«Puntiamo alla totale decarbonizzazione. Non ci sono ancora i motori, ma dobbiamo scegliere carburanti totalmente puliti come ammoniaca e idrogeno. Stiamo parlando di emissioni zero e siccome con l’elettrico non ci sono al mondo batterie adatte a far viaggiare le grandi navi, bisogna puntare su altro. Io credo che l’ammoniaca pulita sarebbe la scommessa su cui puntare. Noi ci stiamo lavorando con un ufficio di ingegneria per sistemi ambientali e nuove navi che seguo in prima persona, con giovani di grandissimo talento che collaborano con i migliori cantieri al mondo».

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