La Nuova Sardegna

«Solo un pranzo: né congiure, né massoneria»

«Solo un pranzo: né congiure, né massoneria»

Parla Gianni Corona, il titolare di Sardegna termale: «Amici invitati per far conoscere la struttura»

3 MINUTI DI LETTURA





SASSARI. Gianni Corona, 58 anni, è socio e manager di Sardegna termale. Ecco come spiega ciò che è accaduto il 7 aprile nella struttura di Sardara: «Questa è un’azienda costruita negli anni, quando nessuno ci credeva. È stata rimessa in moto, garantisce 42 buste paga. Abbiamo vissuto un anno terribile, ma ora l’attività è aperta. Siamo una delle poche attività che garantisce reddito e occupazione».

Poi è arrivato il pranzo in zona arancione: «Mi assumo tutte le responsabilità di quello che è accaduto. Mi dispiace che a causa di una sottovalutazione siano state messe in difficoltà persone a me care. Dietro quel pranzo non c’era nessuna organizzazione, non si doveva discutere di chissà quale argomento, non c’era alcun disegno politico, nessuna strategia. Erano solo amici che si incontrano. Questa scelta improvvida ha avuto conseguenze anche su impegni di lavoro. Pranzi come quello di cui si parla da giorni sono per noi relazioni personali che hanno rilevanza commerciale. Servono a farci conoscere, a informare. Sono aspetti a cui teniamo. Ecco perché se si invita un amico che ne porta con sé un altro per noi ci creano occasioni per far apprezzare la struttura, occasioni di confronto. Non c’era alcuna congiura, nessuna cospirazione, nessuna riunione affaristico-massonica come ho sentito in alcuni deliri. Mi rincresce che tra questi leoni da tastiera ce ne siano diversi che hanno usufruito dei servizi di Sardegna termale e quindi sanno di cosa stanno parlando. Ripeto, mi dispiace per le persone che sono state coinvolte in questo marasma in totale buona fede. Non abbiamo fatto nulla di male, non è stato commesso alcun reato, fatti salvi tutti gli approfondimenti che la magistratura riterrà di dover fare, abbiamo fornito la massima collaborazione alle istituzioni».

Corona assume su di sé tutte le responsabilità dell’accaduto: «Il pranzo è stato assolutamente promosso da me. Ho invitato degli amici e alcuni di loro hanno portato altre persone. L’ho fatto per far conoscere la struttura. Sono mortificato con il colonnello dell’esercito. Sa cosa significa per noi fare la convenzione con la Brigata Sassari? È un’attività commerciale, è promozione. Questo è il motivo per cui ci tengo così tanto. E cosa dire del dottor Casula, che conosco da 30 anni? È capitato qui nel giorno sbagliato, si è fermato per un saluto. Ci tenevo che vedesse la struttura e quando ho saputo che rientrava dal nord Sardegna verso Cagliari gli ho detto di passare per un caffé. Non era una cosa organizzata».

Un’ammissione tempestiva avrebbe forse evitato molti problemi: «La gente si è spaventata. Ripeto, mi mortifica il disagio creato alle persone coinvolte. Poi mi dispiace per la mia famiglia. I miei figli mi hanno chiesto cosa stava succedendo, sono frastornati. Devono pensare che il babbo organizza cospirazioni? D’accordo, c’è la pandemia e non avrei dovuto farlo. Abbiamo sbagliato, paghiamo la sanzione, ma che finisca qui». (r.pe.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il raid

Undici furgoni a fuoco nella notte: attentato contro un’azienda logistica del sud Sardegna – Le indagini

Le nostre iniziative