Una valanga di debiti minaccia un’azienda sarda su dodici

L’8% delle imprese isolane è a rischio fallimento: dato tra i peggiori d’Italia

CAGLIARI. È come una valanga. Può abbattersi a valle acquistando forza e pericolosità, oppure rimanere quasi stabile, con un piccolo movimento che ai più previdenti fa scattare però un campanello d'allarme. A quel punto le contromisure per impedire il disastro sono possibili, ma la rapidità è essenziale. Il sistema economico sardo è poggiato su una valanga, rappresentata in questo caso dai debiti non onorati in questi mesi. Artigiani, commercianti, piccoli imprenditori, professionisti, tutti impoveriti dalla pandemia hanno trovato, per impedire che la valanga del debito si rovesciasse su di loro, due strumenti, messi a disposizione da Conte e confermati da Draghi: la moratoria sui debiti e il ristoro per i mancati incassi. Strumenti parziali che non coprono del tutto i nuovi debiti accumulati in questi tredici mesi e che vanno a incrementare la seconda valanga, più a monte. Le disgrazie non vengono mai da sole, in questo caso. Ai debiti dei privati verso le banche comunemente intese (istituti di credito e finanziarie), si sommano i debiti che le banche hanno al loro interno e che non riescono più a rendere fruttiferi. Entrambi vanno onorati, o liquidati.

Le categorie. Un tempo con una efficace figura marinara, si chiamavano “crediti incagliati”, soldi che il cliente non riusciva a restituire. Ora invece si indicano con incomprensibili sigle inglesi, che disegnano diversi scenari di sofferenze. Tutti rientrano nel comparto dei crediti deteriorati, o dal punto di vista della banca, dei crediti non performanti, non produttivi. Al loro interno troviamo le esposizioni scadute e/o sconfinanti deteriorate da oltre 90 giorni. Le inadempienze probabili, (in inglese "unlikely to pay") gli utp crediti per i quali la banca giudichi improbabile, ma non impossibile il loro recupero, come i crediti di aziende finite in difficoltà, ma non fallite. I crediti in sofferenza, quelli dei soggetti giudicati non più in grado di onorare i propri obblighi. Infine i crediti forborne, quelli oggetto di concessioni o modifiche contrattuali dalla banca.

Fotografare lo stato delle difficoltà creditizie nell'isola non è semplice. Ciascuna banca custodisce religiosamente i propri dati, anche se li deve per legge presentare quasi giornalmente a Bankitalia. Mettere insieme il dato regionale delle difficoltà creditizie non è semplice, e più che rivolgersi ai singoli istituti conviene usare i numeri del Crif e del Cerved. La prima è una società privata che fornisce servizi finanziari a tutti gli operatori del credito, e che nella sua banca dati monitora costantemente le difficoltà di tutti coloro che hanno acceso un prestito o hanno un mutuo. Il secondo opera come agenzia di informazioni commerciali e produce ed elabora dati quotidiani sul grado di solvibilità di privati e imprese e sulle prospettive future.

Cerved. Partiamo da questo. La Cerved Rating Agency ha elaborato per Bebeez, società che si occupa di aziende e capitale di rischio di privati, una originale classifica della evoluzione della probabilità di default (in italiano: fallimento) in questi ultimi quattordici mesi. La Sardegna è in negativo superata solo dalla Basilicata. Se a febbraio 2020 la percentuale di aziende a rischio fallimento da noi era al 6,6, a dicembre 2020 è salita al 7,1 per cento e al prossimo dicembre salirà all’8 per cento. Le altre regioni del centro sud vanno meglio, ma è il nord-est che con Trentino e Friuli è ai primi posti. Le aree dove è maggiore il rischio di fallimento in un anno sono cambiate. A febbraio 2020 al primo posto c’erano le costruzioni seguiti da alberghiero e ristorazione, servizi al turismo e trasporti. A dicembre 2021 la classifica si inverte: al primo posti i servizi di supporto al turismo, poi alberghiero e ristorazione e appaiati costruzioni e trasporti.

Crif. Se da Cerved non arrivano buone notizie, Crif mostra numeri leggermente migliori. Secondo Beatrice Rubini, direttore della linea Mister Credit di Crif, «nel 2020 complessivamente la rischiosità del credito al dettaglio è rimasta su livelli ancora contenuti grazie anche al ruolo delle moratorie e degli interventi straordinari varati dal Governo. In uno scenario pesantemente condizionato dall’emergenza pandemica, i contratti di credito riconducibili alle famiglie per i quali è stata ottenuta la sospensione del pagamento delle rate rappresentano il 3,6% del totale su base nazionale. In Sardegna la quota è leggermente inferiore, il 3,3% dei contratti attivi. Per quanto riguarda le imprese la percentuale dei contratti che hanno beneficiato della moratoria è pari al 22,6 per cento su base nazionale e del 16,1 per cento in Sardegna». Rispetto al resto del paese nell’isola la crisi sul versante creditizio sembra più contenuta. Ma questo non è motivo sufficiente per esultare.

@gcentore. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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