Il tempo sempre uguale fuori dalla finestra

La pandemia azzera tutto e la seconda estate con il Covid si avvicina: vorrei essere libero e viverla là fuori

Seconda estate col Covid. È tutto là fuori, fuori dalla finestra dico. Era fuori l’inverno: infatti attraverso i vetri ho visto le persone passare, erano tutti adulti, pochi bambini e nessun adolescente. Erano solo sconosciuti infilati nei loro piumini o riparati dall’ombrello, li ho visti perché non ero con loro, io ero a casa, davanti al computer, in Dad. E l’inverno se n’è andato, è passato come passa il panorama visto dal finestrino del treno: tu lo guardi e hai la sensazione che resti lì immobile e sornione e che ti ignori completamente, tanto sa che tu lo puoi solo guardare, e che ignori anche quel treno pesantissimo che ti trascini appresso…

È passato, dicevo, e ha lasciato il posto alla zona bianca, mica alla primavera! Il 1° marzo siamo stati liberati dalle restrizioni, è stato “bellissimo” capire in tempo zero che in troppi si sono sentiti liberati anche del senso di responsabilità.. e così, tre settimane dopo, siamo tornati color allarme rosso, davanti al computer e dietro la finestra, di nuovo.

Il resto era tutto là fuori, gli alberi della via sotto casa hanno iniziato a diventare verde chiaro, le foglie nuove, quelle che quando le guardi ti accendono nel cervello le sensazioni della bella stagione che arriva, fuori al sole anche le vacanza pasquali.

Che strano, vacanze e Dad si sovrappongono nello spazio della stanza dove ormai vivo, sono uguali tempi e luoghi mattine e pomeriggi, non mi cambiano l’umore il sole e la pioggia anzi, a pensarci bene sono uguali pure quelli, ed è inevitabile che i miei pensieri si proiettino verso l’estate, verso la stagione che amo di più quella che sa (che sapeva) di libertà.

Paura. Non paura del futuro quello con la F maiuscola, quello dei “grandi” ma semplice paura di perdere l’estate. È una paura piccola da adolescente, di quelle che guardano solo ad un palmo dal naso, di quelle che parlano di cose minuscole da ragazzotto come la giornata in spiaggia, le serate a pescare con gli amici o le passeggiate in mezzo alla gente. La paura dell’ennesimo progetto infranto, di non poter fare un viaggetto o di dover rinunciare alla prima vacanza da solo perché ormai avrò 18 anni “e me lo merito!”

Non ci sono certezze riguardo all’estate che verrà, è questa la parte difficile: noi non siamo stati abituati così!! La nostra vita fortunata benedetta e regolare è sempre stata cadenzata da abitudini di normalità a cui nessuno ci aveva detto di far caso, ci sono mancate come la terra sotto i piedi quando ce le hanno tolte...non sapevamo neanche che avremmo dovuto apprezzarle!!

L’incertezza ci asfalta. Non so cosa aspettarmi dalla stagione estiva che sta arrivando, l’impressione è che si navighi a vista, per questo vivo alla giornata e mi pongo obbiettivi realistici con la volontà di mantenere la capacità di adattamento a qualsiasi estate avremo.

Il lato positivo è che abbiamo la speranza che la campagna vaccinale funzioni, che schermi, che riduca. La speranza: è già qualcosa.

Non credo esista al mondo un posto più bello della mia terra, la Sardegna è bella da vivere quattro stagioni l’anno, ma in estate è splendida, le giornate possono essere un viaggio tra mare e storia che non vorrei fare in treno, guardando il panorama dal finestrino.

* Edoardo frequenta

il Liceo Classico Manno

di Alghero

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