La Nuova Sardegna

Fratelli uccisi, non fu un agguato

Fratelli uccisi, non fu un agguato

Padre e figlio di Dolianova a giudizio per omicidio ma senza l’aggravante della premeditazione

2 MINUTI DI LETTURA





CAGLIARI. Si va al giudizio abbreviato secco per i due allevatori, padre e figlio, accusati di aver ucciso i fratelli calabresi Davide e Massimiliano Mirabello, 35 e 40 anni, i cui corpi sono stati trovati solo un mese dopo la morte nelle campagne di Dolianova. Parlando davanti al gup Giorgio Altieri il pm Gaetano Porcu ha attribuito la piena responsabilità del delitto a Joselito Marras (52 anni) e Michael Marras (27) - il primo è reo confesso e ha tenuto fuori il figlio, che ieri era in aula - ma ha riconosciuto che quel 9 febbraio dell’anno scorso le due vittime non sono cadute dopo una spedizione punitiva organizzata ma in uno scontro estemporaneo legato a questioni aperte tra le due famiglie, contrasti sul pascolo, un cane impiccato e altre ruggini del passato. In altre parole gli avvocati Patrizio Rovelli, Maria Grazia Monni e Fabrizio Rubiu dovranno difendere gli imputati da un’accusa di omicidio volontario ma non di omicidio premeditato, come chiedeva la parte civile patrocinata da Salvatore Sorbilli e Gianfranco Piscitelli, che puntava all’aggravante per impedire l’abbreviato. Il 15 giugno si apre il giudizio con la discussione del pm e gli interventi dei difensori, la sentenza è in programma il successivo 22 giugno.

Partite dalla sparizione improvvisa dei fratelli di origine calabrese, che vivevano da tempo a Dolianova con un passato controverso alle spalle, le indagini puntarono prima di tutto a individuare i corpi delle vittime. Fu Joselito Marras, chiuso all’angolo da indizi pesanti, a indicare agli investigatori il luogo dov’erano stati nascosti. Le armi usate per compiere l’omicidio sarebbero per Davide Mirabello una doppietta calibro 12 e per il fratello un corpo contundente. La morte, in questo caso, non sarebbe arrivata subito: forse il quarantenne è stato abbandonato nelle campagne di Fontana de Pirastu quand'era ancora in vita e ha cessato di vivere in seguito alle lesioni del cranio.

Per la Procura all'origine del delitto vi erano liti di vecchia data, ma forse l'elemento decisivo sarebbe stato, una brutale aggressione ai danni di Michael Marras. Così, quando il 9 febbraio dello scorso anno i due fratelli calabresi sono scomparsi nel nulla l'attenzione dei carabinieri si è concentrata inevitabilmente su Joselito Marras e sul figlio, che poi sono stati arrestati. Hanno negato, ma dopo giorni di interrogatori il padre si è deciso a confessare e ha fatto ritrovare i corpi. Il compaesano Stefano Mura, 43 anni - difeso da Gianfranco Trullu e Doriana Perra, è invece accusato di favoreggiamento personale per aver detto di aver trovato un coltello il giorno del delitto, ma di averne consegnato un altro ai carabinieri: sarà giudicato in abbreviato. (m.l)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il raid

Undici furgoni a fuoco nella notte: attentato contro un’azienda logistica del sud Sardegna – Le indagini

Le nostre iniziative