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«Pallone malato, i giovani sono la cura»

«Pallone malato, i giovani sono la cura»

No alla Super League «è solo business», sì alla valorizzazione delle nuove leve

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SASSARI. Chi lavora nel mondo del calcio ha tenuto il fiato sospeso per 48 ore, quando sembrava che l’Europa del pallone fosse ad un passo dalla rivoluzione con la nascita della Super League. Samuele Mura, da giovane procuratore, ha assistito con attenzione ai fatti di quei giorni: «Andava tutto troppo velocemente, avevo deciso di aspettare perlomeno una settimana prima di esprimermi su questa possibilità – racconta Mura –. Poi la bolla è esplosa in 48 ore e quanto pare sembra che non se ne faccia nulla. Tuttavia, per quanto effimera, la Super Lega ha evidenziato un problema. Perché il calcio si gioca ormai sul filo del rasoio, i costi sono troppo elevati e molti club lavorano in perdita da anni. È una situazione insostenibile che non deve essere sottovalutata. Il calcio non è solo un affare per ricchi, dietro ci sono migliaia di posti di lavoro». La ricetta dell’intermediario di Jerzu, tuttavia, si discosta nettamente da quella intavolata da più grandi club calcistici di Europa. Non si tratta di aumentare i guadagni ma di scommettere sui sogni: «Valorizzare i giovani dovrebbe essere il primo punto nelle agende di ogni club. Forse il mio è un punto di vista romantico in un ambiente in cui di romantico è rimasto molto poco – aggiunge Samuele – ma sono certo che sia questa la strada da seguire. Il calcio è uno sport bellissimo ma non può essere solo business. Chi segue i giovani non può che essere d’accordo con me. Sono loro la risposta, non i super campioni strapagati». Poi ci sono i tifosi, probabilmente i veri protagonisti del calcio che spesso finiscono per essere relegati in una note del bilancio delle società. Ma non è così, soprattutto in Inghilterra: «Hanno dato un’enorme spinta contro la Super Lega. A Liverpool, Manchester e Londra si sono schierati apertamente e pacificamente contro questa ipotesi e per il momento sembrano aver raggiunto l’obiettivo dato che proprio l’uscita dei sei club inglesi ha fatto crollare il progetto. Non posso che rispettare questo comportamento ma per salvare il calcio serve di più, serve ripartire dai giovani, cullare i sogni, subire forti delusione e crescere. È questo lo spirito giusto». (c.z.)

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