Piselli, tesoro di varietà antiche e dimenticate

L’azienda Sa Laurera di Villanovaforru utilizza tecniche tradizionali e fa crescere le piante con pochissima acqua. I risultati sono eccellenti

I piselli in Sardegna sono conosciuti e si coltivano da sempre. Hanno nomi differenti secondo le varianti linguistiche: pisellu, basolu pisi pisi, pìsiri, pìsulu, pisu are, pibisu, pisu, pisùrciu, pisurtzi, prisuci, pisolu e piseddu. Nella tradizione isolana sono usati essenzialmente freschi, in particolare nelle zuppe, nelle minestre, nei minestroni, nelle panadas di carne, con il pesce e altre verdure; accompagna la carne di agnello, le seppie, o sa còrdula. Tra le realtà produttive dell’isola c’è Sa Laurera, azienda agricola ecosostenibile di Villanovaforru, in Marmilla, che coltiva e commercializza varietà dimenticate di verdure prelibate. È una “sovranità alimentare”, un orto diffuso, una realtà ecosostenibile, una aridocultura (con precipitazioni minime e assenza di irrigazione) dove è fondamentale la biodiversità. «Coltiviamo tutto ciò che occorre al fabbisogno della famiglia nei diversi periodi dell’anno – ci racconta Francesco Mascia (nella foto) – nel rispetto dei ritmi biologici delle piante e degli animali, in piccoli appezzamenti di terra, diversi fra loro, ognuno con una propria vocazione. Effettuiamo la rotazione delle colture seguendo gli schemi della tradizione, applicando tecniche dettate dalle nuove conoscenze». «Manteniamo sempre – aggiunge Marianna Virdis – una parte di ogni campo a riposo e allo stato selvatico; sarà la natura poi a provvedere e ricambiare con la presenza di animali utili alle colture, erbe spontanee commestibili e officinali». Lavorano la terra a mano, riducendo al minimo gli interventi con i macchinari. Non utilizzano alcun prodotto chimico di sintesi, concimi e diserbanti. Coltivano, come da sempre si è fatto in Marmilla, data la scarsità delle piogge, educando le piante a crescere e produrre in campi non irrigati. In cambio le piante coltivate, offrono frutti dal sapore antico autentico e di ottima conservabilità nel tempo. Selezionano, tra l’altro, semi antichi di grano, ottimi per la panificazione tradizionale, come: trigu aracenu, arista niedda, arrùbiu, cinixu, cixireddu, coa de atàlgiu, coa de xera, co’e accriaxu, cossu, dàu, dàinu, daunu, dent’e cani, moru nieddu, murru, murru basciu, murru baxu, piudu, pitzu de caboru, ruiu, rusticanu, retore, ruju, saragolla, sardaresu, sciscilloni, sitzlianu, su fogupissinu, triticale, turcu e diversi altri ancora. È di questo periodo la coltivazione di diverse varietà di piselli antichi: su pisucedu sadru, una varietà nana, che ben si adatta a terreni deboli e con scarsità d’acqua, che viene utilizzato principalmente fresco; ma anche su prisuci biancu, una varietà quasi scomparsa, di colore bianco e molto apprezzata, che si raccoglie fresco per l’alimentazione umana, secco per quella animale; che esige terreni fertili e molto spazio per diffondersi. Marianna e Francesco sono i giovani i titolari dell’azienda, oltre a recuperare semi praticano tecniche di coltura della tradizione agricola locale. Mantengono e preservano nella più assoluta spontaneità ciò che si teme stia per scomparire, come i loro preziosi piselli. Consapevoli che i semi di piselli sono simbolo di ricchezza e fecondità. Essi erano conosciuti dai Romani e dagli Etruschi che ne facevano largo uso, principalmente secchi, prima tostandoli e poi riducendoli a farina con il mortaio, per realizzarne le “puls”, le famose polente. In Grecia i piselli si coltivavano ai tempi del filosofo Teofrasto, che li cita nella sua Historia Plantarum. A casa, purtroppo, i piselli si consumano principalmente surgelati, provenienti da ogni angolo del mondo. Sarebbe meglio scegliere piselli freschi da sgranare, che necessitano di cotture lievi e delicate.

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