Scoperto il millepiedi gigante che popolava la Sardegna

Un’immagine tratta da una puntata di Prehistoric Park in cui il conduttore Nigel Marven incontra un Arthropleura

Un frammento fossile di Arthropleura armata trovato a Iglesias: il primo in Italia. I paleontologi dell’Università di Cagliari: «Si stima che fosse lungo 2,5 metri»

SASSARI Nel 2006 la Bbc aveva voluto far provare ai propri telespettatori amanti delle sensazioni forti il brivido di incontrare un millepiedi preistorico, realmente esistito in epoche remotissime, un essere dall’aspetto mostruoso chiamato Arthropleura armata e che nessun umano di buon senso vorrebbe mai avvicinare: era molto più lungo di un uomo adulto. Sinora i suoi fossili erano stati ritrovati in Francia, Germania, Polonia, Regno Unito e Nord America. Ora per la prima volta c’è la prova che visse anche in Italia perché un frammento del suo carapace (corazza) è stato trovato in Sardegna da due studiosi sardi, il ricercatore Daniel Zoboli e il professor Gian Luigi Pillola del dipartimento di scienze chimiche e geologiche dell’università di Cagliari. Il fossile proviene da depositi di fiumi e laghi affioranti nell’area del bacino del rio San Giorgio (Iglesias) ed è conservato nel museo Pas-Martel di Carbonia. Lo studio è stato pubblicato sul Bollettino della Società Paleontologica italiana.

I fossili più antichi d’Italia. «L’ Arthropleura armata era un gigantesco artropode terrestre, lontano parente degli attuali millepiedi – spiega Zoboli – Probabilmente si nutriva di vegetali e possedeva un esoscheletro (scheletro esterno) suddiviso in segmenti che si stima potesse raggiungere i 2,5 metri di lunghezza: il più grande artropode terrestre vissuto sul pianeta, di cui si è parlato in vari documentari e che è divenuto il protagonista di serie tv come quella della tv britannica e di film di fantascienza». Il sito di San Giorgio ci racconta una storia antichissima che risale a più di 300 milioni di anni fa, cioè al periodo Carbonifero: un’epoca in cui la penisola italiana non esisteva e l’area che in futuro diventerà la Sardegna era parte integrante della “paleo-Europa”, tutt’uno con Francia e Spagna (da cui solo 20 milioni di anni fa si sarebbe “staccata” insieme alla Corsica). «Allora l’antica Europa era ricoperta di lussureggianti foreste di piante primitive che crescevano attorno ad antichi acquitrini – spiega Zoboli – e che diedero origine a grandi giacimenti di carbone, da cui il nome Carbonifero».

Il paradiso dei paleontologi. Oltre al millepiedi gigante, i fossili ritrovati a San Giorgio testimoniano la presenza di un vero microcosmo: «Blatte molto simili alle attuali e aracnidi primitivi lontanamente imparentati con gli attuali ragni – dice lo studioso – Ma anche piccoli anfibi simili nell’aspetto alle attuali salamandre e che hanno lasciato le loro impronte in quello che un tempo era il fango delle rive di un antico specchio d’acqua: sono le più antiche lasciate da un vertebrato terrestre sul territorio italiano». Un altro record di una terra che ha una storia geologica molto lunga, ben più di quella del resto d’Italia. Sono qui le rocce e i fossili più antichi reperibili nel nostro Paese.

I parenti di tapiri e cervi. Ma ogni periodo offre spunti scientifici di grande interesse. «Ad esempio, circa 50 milioni di anni fa nel Sulcis-Iglesiente vissero alcuni tra i più antichi mammiferi italiani, due perissodattili lontani parenti degli attuali tapiri e i cui fossili sono stati ritrovati vicino a Gonnesa – racconta Zoboli – Erano presenti anche grandi tartarughe d’acqua dolce i cui carapaci potevano sfiorare il mezzo metro di lunghezza. Da Sardara c’è la testimonianza dell’ultimo mammifero europeo presente in Sardegna prima del suo allontanamento dall’area franco-iberica, un piccolo ruminante simile a un cervo e privo di corna che aveva le dimensioni di un piccolo cane».

La “provincia” tosco-sarda. La più antica fauna insulare sarda conosciuta è quella che i paleontologi chiamano “di Oschiri-Laerru”, dal nome delle due località dove sono stati ritrovati i fossili: «Risalente a poco meno di 20 milioni di anni fa, era composta da roditori giganti come Sardomys e Pireddamys , grandi come nutrie e appartenenti alla famiglia degli ctenodattilidi (che oggi conta specie grandi al massimo come porcellini d’India), e da altri piccoli mammiferi (ghiri, talpe e toporagni). Era presente anche Sardomeryx oschiriensis, il più antico ruminante insulare noto al mondo, appartenente a un gruppo da cui evolveranno le giraffe». La seconda fauna insulare nota nell’isola risale a circa 7-8 milioni di anni fa, ed è nota come fauna della “Paleobioprovincia tosco-sarda”, perché relativa al periodo in cui le due aree erano collegate. «Erano quindi popolate dagli stessi animali – dice Zoboli – , tra cui coccodrilli, suidi, antilopi come Maremmia lorenzi e giraffe primitive come Umbrotherium azzarolii . La specie più peculiare era tuttavia Oreopithecus bambolii , un primate delle dimensioni e dall’aspetto simile a quello di un gibbone».

Mega squali e mammut nani. Durante parte del Miocene, 10-15 milioni di anni fa, la Sardegna era di fatto un arcipelago: «Il mare pullulava di piccole balene, tartarughe e numerose specie di squali. Come lo spaventoso megalodonte ( Otodus megalodon ), predatore che poteva superare i 15 metri e i cui denti fossili sono stati trovati in molte località, dal Cagliaritano al Sassarese». Nel Quaternario, da circa 2,5 milioni di anni a questa parte, la Sardegna è stata popolata da singolari specie insulari. Grazie agli abbassamenti del livello marino dovuti all’era glaciale, arrivarono parecchi animali attraverso il passaggio che univa Toscana e Corsica: «C’erano la iena cacciatrice Chasmaporthetes melei , la lontra gigante Megalenhydris barbaricina (lunga fino a 2 metri), la lontra marina Sardolutra ichnusae , il cervo megacero Praemegaceros cazioti , il piccolo cane Cynotherium sardous , la bertuccia nana Macaca majori , il Prolagus sardus , il mammut nano sardo Mammuthus lamarmorai, 1,5 metri di altezza alla spalla». E tutto lascia pensare che le sorprese non siano finite.

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