La Nuova Sardegna

Medici e Ats, pace lontana ma la convivenza è possibile

di Claudio Zoccheddu
Medici e Ats, pace lontana ma la convivenza è possibile

L’esperienza virtuosa dei punti vaccinali di Bonorva, Thiesi e Sorso. Lavorano nei fine settimana e hanno già immunizzato migliaia di pazienti

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SASSARI. Il rapporto sembra ormai compromesso ma non tutto dovrebbe essere perduto. Magari si potrebbe rimediare prendendo come esempio le convivenze che si sono tradotte in un successo. La contrapposizione tra Ats e medici di famiglia non ha raggiunto diversi centri del nord dell’isola, dove gli specialisti dell’Azienda per la tutela della salute e i medici di medicina generale hanno costruito e realizzato una formula vincente, grazie anche all’impegno delle amministrazioni comunali. Bonorva, Thiesi e da qualche giorno anche Sorso hanno dimostrato che la campagna di vaccinazione può prendere direzioni diverse e che, soprattutto, la collaborazione tra medici di base e Ats non solo è possibile ma è già un dato di fatto.

Pvc in armonia. I punti vaccinali comunali (Pvc) di Bonorva, Thiesi e Sorso sono sostanzialmente gestiti dai medici di base, che si occupano della prenotazione dei vaccini e della somministrazione, con il coordinamento e la collaborazione dell’Ats e delle amministrazioni comunali. Lo hanno ricordato ieri i medici e gli amministratori comunali del Meilogu, preoccupati di finire nel calderone della polemica: «È giusto sottolinearlo – spiega il sindaco di Bonorva, Massimo D’Agostino – perché stanno facendo un grande lavoro e lo stanno facendo nel tempo libero. Ogni sabato e ogni domenica, da una quarantina di giorni, nel palazzetto dello sport i medici di famiglia dei sette comuni che fanno riferimento al Pvc di Bonorva si stanno impegnando per dare una spallata al virus. Sono state effettuate quasi 4500 vaccinazioni e dalla prossimo fine settimana inizieranno i richiami». La prassi è semplicissima, l’Ats ha fornito le linee guida, i medici ordinano i vaccini a seconda delle esigenze dei pazienti, il Comune si occupa del trasporto, prelevandoli al Centro trasfusionale di Sassari, e li consegna a destinazione dove gli stessi medici di base completano le somministrazioni, con la possibilità di gestire le dosi e di distribuirle tra i pazienti allettati. Come Bonorva, anche Thiesi può contare su un Pvc, allestito all’ospedale, popolato da medici di base che ogni fine settimana sono impegnati nelle immunizzazioni. Da martedì all’elenco si è aggiunta anche Sorso: «Abbiamo la fortuna che la Casa della salute, il nostro Pvc, sia davanti agli uffici dell’Ats. Questa situazione favorisce la consegna dei vaccini prenotati dai medici di base, che li somministrano nel punto di vaccinazione o a domicilio, quando è necessario. L’Ats ha supportato la nostra richiesta e ha reso possibile l’apertura del centro che abbiamo allestito fornendo i locali e le attrezzare necessarie per realizzare le postazioni».

Scontro infinito. Dopo l’accusa di assenteismo mossa dal commissario di Ares/Ats, Massimo Temussi, le organizzazioni dei medici di base non sembrano intenzionate ad incassare senza reagire: «Non capisco come sia possibile muovere certe accuse – spiega Antonio Desole, medico di base e dirigente della Fimmg regionale –. Dire che abbiamo ritirato mille siringhe significa certificare che il lavoro svolto dai medici di base è forse più efficace di quello fatto dagli hub: mille siringhe sono mille pazienti allettati, quelli che non possono essere raggiunti dai grandi centri vaccinali e che possono essere vaccinati solo dopo il nostro intervento. Ma Temussi dovrebbe anche spiegarci come è possibile che 13 punti di consegna coprano tutta la Sardegna. Ma anche perché i medici debbano superare tante difficoltà per farsi consegnare le fiale, considerando che il disservizio lo pagano i pazienti – aggiunge Desole che poi si schiera tra gli scettici riguardo all’opportunità di organizzare un open day vaccinale e di aprire la campagna ai quarantenni –. Il 20 per cento degli ultra ottantenni non è ancora stato vaccinato. Poi ci sono i pazienti fragili e tante altre persone che per un motivo o per un altro non possono essere vaccinati negli hub. Non dico che sia sbagliato procedere con le fasce d’età meno a rischio, dico che per prima cosa bisognerebbe mettere al sicuro le persone più fragili, o perlomeno sforzarsi per vaccinarne il più possibile».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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