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Il manager ex calciatore debutta in borsa

Roberto Petretto
Il manager ex calciatore debutta in borsa

Alessandro Ariu che ha giocato a Cagliari, Olbia e Messina è il fondatore e proprietario della Eye sport, azienda sarda che produce abbigliamento sportivo

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SASSARI. Molti calciatori professionisti, soprattutto tra quelli che non hanno, durante la loro carriera, accumulato cifre tali da garantirgli un futuro prospero e senza preoccupazioni economiche, si trovano a un certo punto a dover organizzare la loro seconda vita. Alessandro Ariu ha dovuto e voluto fare questa scelta piuttosto presto e in questa sua seconda vità sta trovando soddisfazioni pari o forse superiori a quelle vissute nella prima. Ariu, cagliaritano, 47 anni, è il titolare della Eye sport, azienda sarda che produce abbigliamento sportivo e che si appresta a affrontare un cambiamento epocale con il passaggio da Srl e a Spa. Una rarità per le piccole aziende sarde.

Impresa giovane e dinamica, Eye sport vuole crescere: Alessandro Ariu di sé e dei suoi progetti a La Nuova. «Eye nasce nel 2006 dopo che avevo avuto diverse esperienze in altre aziende del settore, occupandomi di vendita, produzione, distribuzione commerciale. Poi ho deciso di partire con un progetto mio ed è stato il normale sviluppo di quello che avevo fatto sino ad allora».

Ariu veniva dallo sport: «Ho giocato a calcio da professionista sino a 23 anni. Cagliari, Olbia, Messina. Giocano da terzino. Poi ho avuto vicissitudini e guai fisici. E quando mi sono reso conto che il fisico non mi sosteneva, ho preferito dire basta piuttosto che vivacchiare».

Dal campo all’impresa: scelta più difficile che altrove in Sardegna? «Ci sono delle difficoltà, ma non mi piango addosso, non sono come certi pagu bessiusu (letteralmente “poco usciti”, persone che hanno una visione limitata del mondo, ndr) che si lamentano di tutto quanto ci manca in Sardegna. È vero, la componente logistica ci penalizza e se uno respira forte a Cagliari per bene che vada lo sentono a Sassari. Se respiri forte a Napoli l’onda arriva in Trentino e in Calabria. Costruire un’impresa in Sardegna, con bacino ristretto, grande come la Sicilia ma con 5 volte in meno la popolazione, è più difficile».

E allora, è stata una follia o ci sono le armi per competere? «Molte nostre concorrenti hanno un bacino diverso: nell’arco di 150 km 6 milioni di persone. Quindi? In tutti i mercati dove abbiamo modo di presentarci in maniera strutturata, riusciamo vincere per innovazione, design, qualità prodotti, combinazione di materiali, versatilità».

Caratteristiche che andranno mantenute anche da società più strutturata: «La nostra è un’azienda trasversale: da un lato abbiamo qualità simile a quella dei grandi marchi, dall’altra prezzi competitivi. I nostri concorrenti diretti, e parlo di Macron, Yoma, Givova, Legea, Zeus, sono legati agli sport di squadra mentre noi abbiamo prodotti nascono per il tempo libero, ma possono essere usati per gli sport di squadra. È una differenza sostanziale che ci distingue da altre piccole aziende che comunque fatturano 10 volte più di noi».

Proprio la dimensione ridotta è al momento, secondo Ariu, il maggior limite di Eye: «Siamo troppo piccoli, la quotazione in borsa ci darà un’iniezione di liquidità nella cash dell’azienda. L’obiettivo è quello di decuplicare i fatturati in 5 anni. Gestiamo noi tutte le fasi aziendali, dall’idea al design alla qualità del prodotto, alle finiture».

Cuore e testa dell’azienda continueranno a restare in Sardegna: «Non ho idea di trasferirmi, sono giù un sardo di ritorno. Siamo nati con un capitale di 5mila euro e quando hai pochi soldi arrivi più tardi, ma se ci credi ci riesci. Non mi ritengo un genio, ma sono determinato».

Una delle sfide decisive si giocherà sulla logistica: «Dobbiamo organizzarci vicino a un porto italiano importante. Lavoravamo sul porto canale di Cagliari, con tempistiche molto rapide dal sud est asiatico. Ma sono riusciti a far fallire il porto canale e ora trasportare su Cagliari ha un costo doppio rispetto a un altro porto italiano. La nostra sede e i nostri restano magazzini a Cagliari, ma dobbiamo completare la logistica nella penisola».

Organizzazione aziendale, ma non solo: nel mondo dello sport l’immagine conta. E contano i testimonial: «Ci sono due strade. Una è quella dei soldi: paghi un testimonial, ma non ci piace e non abbiamo le risorse. L’altra è quella della abilità-simpatia,. Mostriamo cose che gli altri non hanno, dal punto di vista dei servizi possiamo essere tra i migliori. Dobbiamo dire grazie a Marco Spissu e alla Dinamo. Lui è un sardo intelligente, simpatico, disponibile, oltre ad essere un grande giocatore. Nel calcio il discorso è complicato. Nei playoff di Lega Pro avevamo 2 squadre su 4 e dall’anno prossimo vestiremo il Chievo Verona. E poi abbiamo contratti in Belgio, Grecia, Repubblica Ceca, Olanda». Le basi ci sono: ora inizia un nuovo, importante viaggio.



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