Sposi troppo immaturi: e le nozze si annullano anche in Sardegna

Bilancio del tribunale ecclesiastico: “inconsapevolezza” nell’82 per cento dei casi. In 2 anni 146 richieste di cui 129 accolte: costante aumento soprattutto in Gallura

CAGLIARI. «Troppi giovani si sposano in chiesa in modo inconsapevole, senza una valutazione critica degli impegni che il matrimonio cristiano comporta”. È l’allarmata conclusione cui sono pervenuti i 9 giudici del tribunale interdiocesano della Sardegna che nel biennio 2019-2020 hanno concluso 146 cause - storie a volte anche molto dolorose di vita a due - riconoscendo 129 volte (88%) la nullità del matrimonio. L’altro ieri è stato presentato l’annuale rapporto del vicario giudiziale, monsignor Mauro Bucciero, sull’attività del Tribunale Ecclesiastico regionale, coordinato a nome dell’episcopato dall’arcivescovo di Cagliari Giuseppe Baturi. Quasi uno spaccato della realtà sarda sul fronte della pastorale della famiglia. Le diocesi che negli ultimi anni registrano il maggior numero di cause in proporzione al numero degli abitanti sono, in ordine, Tempio-Ampurias (0,0429) seguita da Cagliari (0,0383) e Oristano (0,0305). Le 4 richieste di nullità presentate nel 2010 in Gallura sono triplicate dopo nove anni. In calo, invece, le domande di nullità provenienti dalla diocesi di Sassari. In media 4 ogni anno le cause introdotte dalla diocesi di Alghero-Bosa, 3 da Ozieri, 2 da Ales-Terralba.

L’esame dei capi di nullità sentenzia in modo preoccupante che nell’82% dei matrimoni annullati almeno uno degli sposi al momento del fatidico “sì” mancava della maturità necessaria ed era incapace di assumere gli oneri matrimoniali. Un dato più che triplicato in 20 anni: dal 22,4% del 2001 al 74,1% del 2020. Diminuita, invece, di due terzi la percentuale dei motivi di nullità per simulazione: marito o moglie sposati davanti al prete senza credere nel matrimonio, nell’indissolubilità del vincolo, nella fedeltà al partner o che non vogliono figli: dal 70% del 2003 al 24% del 2020.

«Ancora attuale risulta l’intuizione di papa Benedetto XVI che – dice il vicario giudiziale Mauro Bucciero – nel 2011 invitava i parroci a verificare anticipatamente le convinzioni dei fidanzati circa gli impegni irrinunciabili per la validità del sacramento: un serio discernimento a questo riguardo potrà evitare che impulsi emotivi o ragioni superficiali inducano i due giovani ad assumere responsabilità che non sapranno poi onorare». Il Tribunale ecclesiastico si aspettava un maggior numero di richieste di nullità, soprattutto dopo la riforma del 2015 decisa da Papa Francesco: una sola sentenza anziché due “conformi” per “sciogliere il vincolo matrimoniale“ con forte accelerazione dei tempi processuali passati da 5 anni prima del 2014 agli attuali 18 mesi.

«Ormai gran parte delle persone – commenta don Bucciero - non avverte più il desiderio, né sente la necessità, di celebrare un matrimonio religioso dopo il fallimento della prima unione, accontentandosi o del matrimonio civile o, più spesso, della semplice convivenza». Quindi è ancora urgente la necessità per la Chiesa di «avvicinare, conoscere e reindirizzare alla fede quanti abbiano perso la consapevolezza del loro essere parte del popolo di Dio. Solo in questo modo – aggiunge il vicario giudiziale – può maturare il desiderio di celebrare un vero matrimonio cristiano».

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