I giornali corsi: «Bracconieri seriali di cernie»
L’inseguimento e la denuncia dei sub sardi aveva destato grande scalpore sulla stampa francese
2 MINUTI DI LETTURA
SORSO. L’operazione marittima congiunta dell’Office de l’environnement de la Corse insieme agli Affaires maritimes, che si è svolta nel luglio dello scorso anno al largo del Capo di Roccapina, nei pressi degli Îlots des Moines, era stata seguita con attenzione dai media francesi suscitando clamore anche nei giorni successivi.
A dare un primo flash su quello che stava avvenendo a poche miglia dalle coste della Corsica era stato il sito online corsematin.com, che aveva riportato di un’imbarcazione con a bordo quattro bracconieri in fuga verso le coste sarde dopo essere intercettata da una vedetta dei guardiani in servizio (praticamente h24) di pattugliamento nella riserva naturale delle bocche di Bonifacio.
La notizia era stata ripresa anche da France 3 – un canale televisivo pubblico francese a struttura regionale – oltre che dal network radiofonico France Bleu e dall’edizione online del quotidiano Le Figaro. Quest’ultima testata aveva diffuso anche alcune dichiarazioni di François Sargentini, il presidente dell’Office de l’environnement de la Corse, che lo stesso aveva rilasciato all’Agence France-Presse. Ricostruendo l’operazione di intercettazione in mare del gommone, il presidente dei guardiani della riserva di Bonifacio aveva sostanzialmente descritto l’intervento come un successo.
Ma sui media francesi il presidente ha aggiunto un dettaglio che ora andrà accertato dai giudici. Sargentini aveva accusato apertamente i pescatori sorsensi di aver puntato contro i guardiani della riserva non soltanto arpioni, cioè il fucile da sub carico, ma anche un’arma da fuoco. «Apparentemente un fucile», aveva riferito a Le Figaro. Alla luce di questa ricostruzione il presidente dell’organismo di controllo aveva giudicato i fatti estremamente gravi. Sargentini aveva poi aggiunto, sempre a Le Figaro, che la riserva naturale delle bocche di Bonifacio era da tempo bersagliata da gruppi di pescatori provenienti dalla Sardegna che violano le zone a tutela integrale.
«Sapevamo che una squadra proveniente dalla Sardegna praticava un bracconaggio ad alta intensità nella zona – aveva riferito a France 3 – per catturare pesci molto richiesti, come dentici o cernie, per poi venderli ai ristoratori sardi». Di qui la sottolineatura, sempre da parte dell’Office de l’environnement de la Corse, di un’operazione ben riuscita da parte dei suoi uomini poiché, a suo dire, dimostrava l’efficacia dei controlli messi in campo da oltre dieci anni per difendere l’area naturalistica. D’altronde la riserva delle bocche di Bonifacio è la più grande riserva naturale della Francia, e i francesi ci tengono molto.
L’area è regolata da una mappatura variegata delle concessioni e dei divieti, e quando qualcuno viola quest’ultimi rischia il pugno duro. Le aree rosse, come quella dove vengono accusati di essersi immersi i pescatori sorsensi, rappresentano 1130 ettari degli 80mila complessivi: una piccola percentuale dove però il “prelievo” è inderogabile. (s.sant.)
A dare un primo flash su quello che stava avvenendo a poche miglia dalle coste della Corsica era stato il sito online corsematin.com, che aveva riportato di un’imbarcazione con a bordo quattro bracconieri in fuga verso le coste sarde dopo essere intercettata da una vedetta dei guardiani in servizio (praticamente h24) di pattugliamento nella riserva naturale delle bocche di Bonifacio.
La notizia era stata ripresa anche da France 3 – un canale televisivo pubblico francese a struttura regionale – oltre che dal network radiofonico France Bleu e dall’edizione online del quotidiano Le Figaro. Quest’ultima testata aveva diffuso anche alcune dichiarazioni di François Sargentini, il presidente dell’Office de l’environnement de la Corse, che lo stesso aveva rilasciato all’Agence France-Presse. Ricostruendo l’operazione di intercettazione in mare del gommone, il presidente dei guardiani della riserva di Bonifacio aveva sostanzialmente descritto l’intervento come un successo.
Ma sui media francesi il presidente ha aggiunto un dettaglio che ora andrà accertato dai giudici. Sargentini aveva accusato apertamente i pescatori sorsensi di aver puntato contro i guardiani della riserva non soltanto arpioni, cioè il fucile da sub carico, ma anche un’arma da fuoco. «Apparentemente un fucile», aveva riferito a Le Figaro. Alla luce di questa ricostruzione il presidente dell’organismo di controllo aveva giudicato i fatti estremamente gravi. Sargentini aveva poi aggiunto, sempre a Le Figaro, che la riserva naturale delle bocche di Bonifacio era da tempo bersagliata da gruppi di pescatori provenienti dalla Sardegna che violano le zone a tutela integrale.
«Sapevamo che una squadra proveniente dalla Sardegna praticava un bracconaggio ad alta intensità nella zona – aveva riferito a France 3 – per catturare pesci molto richiesti, come dentici o cernie, per poi venderli ai ristoratori sardi». Di qui la sottolineatura, sempre da parte dell’Office de l’environnement de la Corse, di un’operazione ben riuscita da parte dei suoi uomini poiché, a suo dire, dimostrava l’efficacia dei controlli messi in campo da oltre dieci anni per difendere l’area naturalistica. D’altronde la riserva delle bocche di Bonifacio è la più grande riserva naturale della Francia, e i francesi ci tengono molto.
L’area è regolata da una mappatura variegata delle concessioni e dei divieti, e quando qualcuno viola quest’ultimi rischia il pugno duro. Le aree rosse, come quella dove vengono accusati di essersi immersi i pescatori sorsensi, rappresentano 1130 ettari degli 80mila complessivi: una piccola percentuale dove però il “prelievo” è inderogabile. (s.sant.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
