La Nuova Sardegna

Soffrono anche campi e allevamenti

Soffrono anche campi e allevamenti

Diverse aziende costrette a ridurre la produzione per l’assenza dei braccianti

2 MINUTI DI LETTURA





SASSARI. Non c’è solo il turismo iscritto alla lista d’attesa di chi sfoglia gli annunci di lavoro alla ricerca di uno o più lavoratori stagionali. Il mondo delle campagne soffre alla stessa maniera e, come accade ad alberghi e ristoranti, chi non trova braccianti è costretto a limitare la produzione. Anche in questo caso non esiste una sola causa scatenante, così come non si tratta di un problema germogliato a causa della pandemia. I motivi sono tanti, radicati nel tempo e decisamente slegati tra loro. «Iniziamo col dire che i tempi sono cambiati. Non sono tanti i ragazzi che sono disposti a passare l’estate sui campi, come accadeva un tempo. I giovani sardi scelgono altre strade, magari meno faticose – spiega Luca Saba, direttore di Coldiretti Sardegna – ma stanno scegliendo altre strade anche i braccianti che un tempo arrivavano dall’Europa dell’est. Ora l’Unione europea offre diverse soluzioni contributive per lo sviluppo delle aziende agricole nei Paesi che prima non facevano parte dell’Unione. Ma il vero colpo di grazia al lavoro stagionale è arrivato dopo la cancellazione dei voucher che allevatori e agricoltori potevano utilizzare per pagare gli operai su periodi di tempo determinati. I voucher erano lo strumento prefetto per il lavoro stagionale puro: permettevano il pagamento dei contributi, prevedevano un’assicurazione sanitaria e, soprattutto, erano un valido contrasto al mondo del lavoro nero». L’assenza di uno strumento agile come il voucher ha evidenziato due problemi: il ritorno del lavoro nero e il ridimensionamento delle aziende che non riescono a portare avanti gli stessi volumi di lavoro: «Il “nero” è sicuramente un problema – continua Saba – ma è un rischio che molti non sono più disposti a corre, per fortuna, perché rischiano denunce e sanzioni pesantissime. Quindi molti sono costretti a ridurre le produzioni. Se prima un allevatore che poteva contare su 2 o 3 lavoratori stagionali aveva 800 pecore, ora ne tiene 400 perché non riesce a gestirne di più. E così le aziende di ridimensionano, senza contare i problemi che possono causare alla raccolta dei pomodori e delle olive. O alla vendemmia». Anche in questo caso arriva una proposta da Coldiretti: «Una sorta di job center che metta in contatto domanda e offerta – conclude Saba – e che faccia in modo che non si vada avanti come accade adesso, con il passaparola tra braccianti e produttori. È una forte necessità e che garantirebbe la serenità a chi offre lavoro e a chi lo cerca e che agevolerebbe anche i controlli fiscali». (c.z.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il raid

Undici furgoni a fuoco nella notte: attentato contro un’azienda logistica del sud Sardegna – Le indagini

Le nostre iniziative