La Nuova Sardegna

C’è bisogno di formazione e ora si punta sugli Its

di Stefano Ambu
C’è bisogno di formazione e ora si punta sugli Its

Il governo investe un miliardo e mezzo per potenziare gli Istituti tecnici superiori E la Regione scommette sulle nuove professioni legate all’ambiente e alla cultura

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CAGLIARI. Its, istituti tecnici superiori. Non sono ancora molto conosciuti: in Sardegna ci sono una decina di corsi per circa duecentocinquanta studenti. Sono nati per avvicinare i ragazzi usciti dalle superiori al mondo del lavoro. Il budget nazionale era di novanta milioni. Ma con il Piano nazionale di ripresa e resilienza dovrebbe esserci un boom: lo stanziamento si moltiplica per 16. E passa a un miliardo e mezzo. Una rivoluzione finanziaria. Ma anche concettuale: i corsi dovranno servire ad aiutare i ragazzi a formarsi nelle professioni del futuro. Quelle più attente all’ambiente e alla tecnologia. Se ne è parlato ieri mattina in un webinar in rete promosso da Itsbluezone e Primaidea: ospiti, con la sottosegretaria all’istruzione Barbara Floridia, il presidente della regione Christian Solinas e il senatore (commissione istruzione) Gianni Marilotti.

Proprio Floridia ha cercato di inquadrare la svolta Its. Inserendo risorse e nuova impostazione del governo nello scenario del piano della transizione ecologica. Che coinvolgerà anche il mondo della scuola, ad esempio con i licei ambientali. «Bisogna pensare al futuro – ha detto – e puntare sui nuovi mestieri legati alla sostenibilità. Ad esempio bioeconomia, agricoltura di precisione, mobilità sostenibile. Servono quelle professioni in grado di farci abitare sempre meglio il nuovo mondo».

Marilotti ha cercato di calare il discorso sulla Sardegna. Parlando in concreto di due possibili sviluppi professionali: quelli legati a Blue zone, genoma e alla longevità. E quelli che riguardano le infinite potenzialità del Radio telescope sardo. Un discorso realista sul presente: «Dieci corsi – ha detto – e 223 studenti: devono essere di più. Stiamo arrivando tardi, ma comunque gli Its stanno prendendo piede. Chi deve promuovere questi istituti? Il loro futuro è legato a una maggiore autonomia. Spesso oggi vengono considerati il sesto-settimo anno degli istituti tecnici. O la gamba debole dell’Universitá. E invece bisogna che abbiano un’identità propria dalla scuola e dagli atenei».

Marilotti ha anche rimarcato l’esigenza di semplificare la rendicontazione. Trovando però subito risposte dalla Regione: «Prima le procedure erano legate alle vecchie norme – ha sottolineato Anna Rita Carrusci, responsabile Its politiche giovanili – ora sono molto più facili e snelle».

Ma si trova lavoro con gli Its? Dalla Regione dicono di sì: dal 71 al 73 per cento con punte del cento per cento nel settore della mobilità sostenibile. Il problema è magari che il resto d’Italia fa mediamente meglio, tra l’83 e il 93 per cento. «Proveremo – ha detto il presidente Christian Solinas – a far crescere anche queste percentuali. È un tema che troverà sicuramente spazio nell’azienda regionale: c’è da parte nostra piena sintonia con l’idea di investire in questo settore. Vedo molto bene le attività culturali, poi inevitabilmente legate al turismo. Abbiamo una civiltà nuragica da far scoprire e raccontare al resto del mondo. E abbiamo bisogno di competenze per il recupero dei siti. E per la promozione e la narrazione adeguata».

Non solo domus de janas e giganti di Mont’e Prama: «Penso anche all’efficienza energetica – ha concluso – e alle potenzialità dell’idrogeno verde. Ma anche al made in Italy: il sistema agroalimentare ha bisogno di competenze per un salto tecnologico ormai inevitabile. Ma sicuramente importante è anche la mobilità sostenibile. Pensiamo anche a dei campus con i laboratori che si affiancano alle lezioni frontali: noi siamo pronti a fare la nostra parte».

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