Il Vaticano fa perquisire la coop del fratello di Becciu

La guardia di finanza anche nelle sedi della Caritas e della Diocesi di Ozieri 

SASSARI. Doppia puntata in Sardegna per l’inchiesta nel quale è coinvolto il cardinale Giovanni Angelo Becciu. Ieri - a seguito della richiesta di assistenza giudiziaria giunta dal Promotore di Giustizia del Vaticano - il pubblico ministero del Tribunale di Roma Maria Teresa Gerace ha disposto alcune perquisizioni nelle sedi legali, amministrative e operative della Spes, la Cooperativa sociale di cui è legale rappresentante Antonino Becciu, fratello del cardinale. Analoghe attività hanno interessato la Diocesi di Ozieri e la Caritas diocesana.

L’iniziativa del pubblico ministero sarebbe stata assunta dopo la lettura dell’informativa depositata nei giorni scorsi (il 3 giugno) dal Gicef del Nucleo Pef di Roma della guardia di finanza, dalla quale «risulta la sussistenza di rapporti economici tra tali soggetti, oltre a una segnalazione di operazioni sospette relativa ai citati passaggi di denaro». Da qui la giustificazione della necessità di «acquisire - come richiesto per rogatoria - tutta la documentazione contabile e fiscale relativa ai rapporti economici intervenuti nel periodo di interesse tra la cooperativa sociale a responsabilità limitata Spes e la Diocesi di Ozieri, essendo l’esame di tale documentazione indispensabile per la dimostrazione della sussistenza delle ipotesi di distrazione di fondi pubblici per le quali il cardinale Becciu è attualmente indagato».

Nella tarda serata di ieri - proprio in riferimento alle perquisizioni che hanno interessato anche la Sardegna - lo studio legale Viglione di Roma (che assiste il cardinale Becciu nella vicenda giudiziaria) ha sottolineato che in relazione «alle attività espletate presso la cooperativa Spes e la Diocesi di Ozieri, si precisa che ogni verifica documentale, a qualunque latitudine, attesa da tempo, non potrà che ulteriormente confermare l’assoluta correttezza delle condotte di sua eminenza il cardinale Becciu, della Diocesi di Ozieri e della Cooperativa sociale Spes, il cui operato è immune da censure di ogni ordine e grado e perfettamente rispondente a prerogative e finalità istituzionali».

Le perquisizioni di ieri di fatto confermano che l’inchiesta che ha coinvolto il cardinale Becciu è ancora in pieno svolgimento, e l’acquisizione di documenti specifici nella sede della Coop Spes e negli uffici della Diocesi di Ozieri sembra collocarsi proprio nell’attività investigativa che mira a fare chiarezza su alcune operazioni che hanno riguardato il cardinale Giovanni Angelo Becciu (su di lui pende un procedimento penale Vaticano per più ipotesi di peculato, che sarebbero state commesse in qualità di pubblico ufficiale Vaticano, attraverso il trasferimento di fondi pubblici alla Coop sociale a responsabilità limitata Spes guidata dal fratello di Becciu).

Il sequestro della documentazione - che comunque arriva in una fase parecchio successiva alle altre attività di indagine svolte finora - lascia intendere che l’inchiesta è entrata in una fase cruciale. Il materiale acquisito dalla guardia di finanza su disposizione del pubblico ministero - che si è mosso in assistenza al Promotore di giustizia del Vaticano - dovrà chiarire in maniera definitiva se davvero (come sostiene l’accusa) è stato commesso un reato o meno.

Per ora non si registrano commenti sulle perquisizioni effettuate dalla Fiamme gialle in Sardegna. La posizione della difesa è affidata alle poche righe battute dall’avvocato romano Fabio Viglione. Una comunicazione che - in sintesi - indica fiducia nell’operato della magistratura e sottolinea che la verifica dei documenti era anzi attesa da tempo come una sorta di liberazione «perchè - secondo il legale - non farà altro che confermare l’assoluta correttezza della condotta del cardinale Becciu, ma anche della Cooperativa sociale Spes e della Diocesi di Ozieri». Diocesi che fin dai primi momenti aveva difeso l’operato di Becciu.

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