Peste suina, la Sardegna resta in castigo

L'embargo confermato nonostante da oltre due anni non ci sia più traccia del virus

CAGLIARI. A chi interessa davvero in Regione compiere l’ultimo passo per far sì che sia riconosciuta la storica vittoria dell’isola sulla Peste suina africana, impresa sinora riuscita solo alla Spagna? La domanda è lecita, se si considera che già a fine 2019 si parlava di Sardegna a un passo dal successo e si ipotizzava la fine dell’embargo delle carni suine regionali. Da allora tutto sembra essersi cristallizzato, mettendo sul chi vive chi a Bruxelles deve decidere i destini di questo pezzo potenzialmente importantissimo di economia sarda. Da circa 26 mesi non si hanno più notizie di soggetti infetti sia tra i maiali che tra i cinghiali (zero casi tra i 10mila selvatici controllati nell’ultima campagna venatoria).

Eppure la Sardegna, nonostante i numeri più che rassicuranti che fanno sbilanciare molti verso la parola “eradicazione”, resta nel banco dei cattivi, la zona 3, quella più penalizzata per il commercio. Normale, se coloro di cui i tecnici Ue si fidavano, ovvero i vertici dell’Unità di progetto, il responabile capo Alessandro De Martini e quello scientifico Alberto Laddomada (che in Commissione europea ha lavorato 18 anni e ha la piena stima di Bruxelles visti i risultati ottenuti), non sono più al loro posto: a febbraio si sono dimessi dopo aver constatato di non poter chiudere la partita col virus perché «emarginati», come ha spiegato Laddomada. Da allora di Psa non si parla più. E l’Ue ha riconfermato le restrizioni, per la disperazione di chi ha investito in previsione della riapertura.

Nelle ultime ore è l’opposizione in Consiglio regionale a farsi sentire per provare a sbloccare la situazione. Una mozione di tutto il centrosinistra e del M5s «impegna la Giunta ad assicurare la continuità operativa dell’Unità di progetto; porre in essere una forte e convinta azione politica verso il Governo nazionale e la Commissione europea, per richiamare l’attenzione sui risultati fin qui ottenuti; rivendicare il diritto dell’isola a essere riclassificata nel regolamento di esecuzione Ue e reinserita nel contesto dei mercati europei dei prodotti a base di carne suina». Inoltre, impegna ad «approvare le direttive di attuazione della legge regionale 28/2018 (valorizzazione della suinicoltura sarda, ndc )» per poi farla funzionare.

Nel documento si dichiara «indispensabile non disperdere tutto il lavoro fatto dal 2014» e soprattutto che «è fondamentale consolidare i risultati raggiunti»; per fare questo «deve essere assicurata la funzionalità operativa dell’Unità di progetto» e devono poi essere «attuate le azioni specifiche di sorveglianza attiva, per verificare l’avvenuta eradicazione del virus anche dai cinghiali». Si chiede poi di assicurare «l’attività di sorveglianza lungo tutta la filiera suinicola, coordinando tutte le componenti regionali così come avvenuto negli ultimi sei anni». Infine, di riprendere «con fermezza l’attività di contrasto ai pochi gruppi di maiali bradi ancora presenti, onde evitare il proliferare del fenomeno».

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