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Pochi casi come un anno fa e l’isola va in zona verde

Pochi casi come un anno fa e l’isola va in zona verde

Secondo l’Europa è tra le regioni più sicure insieme a Liguria e Molise

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CAGLIARI. La zona verde europea è arrivata. Una settimana fa era saltata per colpa di alcuni focolai, ma stavolta, nonostante i contagi ad Aritzo e a Trinità d’Agultu, l’Agenzia svedese ha dato il via libera. Dopo il Molise, anche Sardegna e Liguria sono state ammesse nel gruppo, molto ristretto, dei territori Covid free del Vecchio Continente. Perché, negli ultimi 14 giorni, i casi sono rimasti sempre al di sotto della soglia dei 25 ogni 100mila abitanti e il tasso di positività non ha superato la media del 4 per cento su almeno 2.500 tamponi. Tra l’altro la notizia sulla promozione in fascia verde, che vale una super area bianca italiana, è arrivata lo stesso giorno del miglior risultato registrato dall’Unità di crisi regionale sui nuovi positivi. Sono stati solo tre contro l’appena uno del 12 agosto 2020 e quindi alla vigilia del filotto di contagi nelle discoteche, che tra l’altro costò alla Sardegna l’uscita dall’allora zona bianca nazionale. Non è finita. Ventiquattr’ore prima del giudizio dell’Istituto superiore di sanità, la Fondazione Gimbe ha ribadito che il rischio non sarebbe più moderato ma di nuovo basso. Nella settimana dal 9 al 15 giugno, infatti, la curva è scesa di un altro 25 per cento ogni 100 persone testate. Nel frattempo anche l’Agenzia nazionale che controlla lo stress cui sono sottoposti gli ospedali Covid, l’Agenas, ha promosso a pieni voti la Sardegna: con appena il 3 per cento di posti occupati nelle terapie intensive, è al primo posto fra le regioni.

Grande soddisfazione. La conquista della zona verde è stata salutata come un ottimo risultato dalla Regione. A cominciare dal governatore Christian Solinas: «È un risultato straordinario – le sue parole – che certifica una volta di più e a livello internazionale gli importanti risultati ottenuti sul fronte della lotta al virus». Poi: «Questo riconoscimento è la cartolina di una Sardegna che, agli occhi del mondo, sta tornando rapidamente alla normalità, in sicurezza e grazie a una campagna di vaccinazione che prosegue con decisione». Secondo il governatore, è «una nuova grande opportunità per il nostro turismo e le nostre attività economiche e produttive». Ma oggi più che mai – è la conclusione del presidente – «abbiamo il dovere di difendere il traguardo raggiunto e quindi serve ancora la massima responsabilità, perché i recenti focolai, su cui siamo intervenuti con forza, ci dicono che il Covid è ancora una minaccia». Il bollino verde europeo è un punto di partenza esaltante anche per Michele Pais, presidente del Consiglio regionale: «Ci permetterà di guardare, sempre con maggiore ottimismo, alla ripresa economica e sociale». Secondo l’assessore alla sanità, Mario Nieddu, «la spallata decisiva è arrivata grazie alle vaccinazioni capillari, con un sardo ogni due ormai al sicuro, anche se l’obiettivo vogliamo raggiungere al più presto è quello dell’immunizzazione di gregge». Però contro i facili entusiasmi, s’è schierato il Movimento Cinque stelle. Con un’interrogazione, la consigliera Desirè Manca ha sollecitato maggiori controlli nei porti e negli aeroporti. «Non vorremmo – ribadisce – che si ripetesse un copione già visto, l’anno scorso sempre durante la stagione turistica, quando proprio l’azzeramento del monitoraggio sugli arrivi finì per scatenare una nuova ondata». Quindi «chiedo almeno un servizio di screening gratuito, anche a campione, per permettere ai passeggeri di sottoporsi comunque ai test anti Covid sempre nei porti e negli aeroporti».

L’unica ombra. Oltre ai focolai di Aritzo e Trinità d’Agultu, comunque pare tenuti sotto controllo, la Fondazione Gimbe ha sollevato questo quesito: «Come mai la Sardegna è una delle regioni in cui sono stati registrati più casi della variante Delta, meglio nota come l’indiana?» In questa classifica nazionale, la Sardegna è al secondo con una diffusione del 2,9 per cento, seconda sola al Lazio (3,4) e davanti alla molto più popolata Lombardia. La risposta alla domanda della Fondazione è arrivata in serata dopo l’ultimo caso di «indiana» accertato a Nuoro. Così come a Trinità d’Agultu, anche questo è stato importato. Dal team del film Disney «La Sirenetta» nel Nord Sardegna e da una cittadina straniera nel Nuorese. È proprio per ridurre al minimo questi «contatti esterni» che sempre dalla Fondazione Gimbe è arrivato questo suggerimento: «I controlli non vanno allentati ma semmai potenziati». Soprattutto perché sta prendendo piede una quinta possibile variante: è la «peruviana», ribattezzata Lambda, undicesima lettera dell’alfabeto greco. (ua)

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