Droga, alcol e violenza: anche nell'Isola giovani in ostaggio del web

Lo psicologo Luca Pisano di Sassari: «Sulla rete si normalizza il disagio, dobbiamo aiutare i ragazzi»

SASSARI. Rimbalzano da una parte all’altra del web come schegge impazzite. Da quando sono state allentate le restrizioni anti pandemia, non passa fine settimana senza un video che ritrae gruppi di giovanissimi intenti a scambiarsi pugni, calci, spinte o addirittura cinghiate. Spettacoli registrati a favore di telecamera che una volta lanciati sul web diventano rapidamente un best seller del click. Ma se la febbre da condivisione spiega il motivo della viralità dei video, non si può dire altrettanto dei motivi alla base di queste guerriglie stradali. La politica ha provato a frenare i bollori giovanili intensificando i controlli, ma la repressione potrebbe non essere la strada maestra. Anzi, gli effetti sarebbero opposti.

L’esperto. Ne è convito lo psicologo Luca Pisano, da anni impegnato sul fronte dell’educazione digitale e nello studio delle culture giovanili: «Capisco la preoccupazione degli amministratori ma allo stesso modo dico che la repressione è la strada sbagliata. E non si dovrebbe nemmeno scaricare le colpe sulle famiglie, questa è retorica. Ci sono ragazzi che a casa sono giovani modello ma una volta usciti cambiano drasticamente – spiega –. Dietro questi comportamenti si cela un universo di sub culture digitali che influenzano i ragazzi e creano miti dove non ci sono, oppure normalizzano la devianza». Secondo Pisano sarebbe urgente intervenire con metodi educativi ancora poco conosciuti, o perlomeno poco utilizzati: «La violenza che va in scena ogni fine settimana nelle strade è il frutto di un enorme sovraesposizione dei giovanissimi ai contenti diffusi sul web. Il mondo digitale ha tanti pregi ma anche tanti difetti e nel continuo bombardamento a cui sono sottoposti i ragazzi non ci sono filtri che spiegano i contenuti diffusi da influencer, trapper, serie tv. Spesso i messaggi sono legati all’uso di alcol, droga o alla violenza gratuita. Per questo gli interventi delle forze dell’ordine possono ottenere l’effetto opposto, creando una rivalità immotivata. Anche l’intenzione di blindare i centri cittadini contribuirebbe solo a spostare il problema nelle periferie, dando una territorialità ai giovani che potrebbe sfociare nella nascita delle temutissime baby gang, di cui per il momento in Sardegna non si sente parlare. Queste cose accadevano anche in passato ma i giovanissimi dell’epoca erano sottoposti a meno fonti. C’era la musica che inneggiava alla droga e i film violenti, ma finiva lì».

Le riposte. Per evitare che le notti d’estate diventino teatri di scontri all’ultimo sangue o che la droga o l’alcol entrino nelle vite dei più giovani si può fare qualcosa di concreto, anche nell’immediato: «Investire nel marketing sociale, cioè utilizzare strategie e tecniche del marketing per influenzare un gruppo ad accettare, modificare o abbandonare un comportamento in modo volontario, è una soluzione possibile – dice Pisano – ma anche l’educativa di strada, ovvero riconoscere ogni gesto e renderlo importante trasformando le parole in un confronto ed il confronto in una relazione, è una strategia percorribile. Entrambe dovrebbero partire dal mondo della scuola». Ma la rosa di possibilità è vasta ed esistono anche altre strategie.

Il mito della devianza. Per evitare che le serate vuote della “Generazione Z” possano seguire i miti del web, dalla violenza alla considerazione unisex delle ragazze come trofei sessuali, è necessario offrire alternative concrete: «Penso ai laboratori di strada – continua Pisano – che possono offrire nell’immediato, e a costi contenuti, possibilità di svago ai giovani con appuntamenti dedicati alla musica, all’arte dei writers ma anche allo skateboard e ad altre attività apprezzate dai ragazzi. Certo, questo discorso diventa complicato se, come sta accadendo, non è stato rinnovata la carica del garante dell’infanzia o dove sembrano sparire le figure degli assistenti sociali. Servirebbe una cabina di regia in cui i protagonisti siano i ragazzi ma la politica sembra distratta. L’unico intervento è arrivato dalle Acli e dalla Regione, tramite l’assessore Fasolino, che ha finanziato uno studio sulle devianze giovanili nella città di Cagliari, tramite il quale, insieme ad altri due psicologi, abbiamo creato un profilo delle “mode” più seguite. Ma questi episodi sono frequenti anche a Carbonia, Oristano, Nuoro, Olbia. Ecco perché servirebbe più attenzione».



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