Figari film fest
Lotito, non solo “Gomorra”
Ivana Lotito assomiglia poco ai personaggi che interpreta, che tendono sempre a incutere un certo di timore. Fuori dallo schermo, gira attorno alle frasi fino a quando non trova la parola giusta. L’at...
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Ivana Lotito assomiglia poco ai personaggi che interpreta, che tendono sempre a incutere un certo di timore. Fuori dallo schermo, gira attorno alle frasi fino a quando non trova la parola giusta. L’attrice (nella foto di Vanna Sanna) è a Olbia in giuria al Figari film fest: «Ho visto tutti i corti della categoria “Scarpette rosse”. Il livello è altissimo e riflettevo sul fatto che la violenza femminile non è solo fisica o sessuale, gravissima e da denunciare: esiste la violenza insita nel pensiero culturale».
Miglior attrice al festival di San Vito Lo Capo per “Rosa Pietra Stella”. Che ruolo è quello di Carmela, la protagonista?
«Spesso rifiuta la sua condizione di femmina, il suo essere mamma, la necessità di dover essere bella. Non è solo la storia di una madre, ma di una persona che non ha avuto tutte le possibilità e l'affetto, che si trova ad avere responsabilità prima ancora di aver definito se stessa».
In questi anni è stata anche Azzurra, la moglie del boss Genny Savastano in “Gomorra”.
«Inizialmente soffrivo questa posizione un po’ di servizio, funzionale al racconto di un altro personaggio, essere “la moglie di”. Col tempo però non è stata solo così. Ha avuto un incredibile valore: trasmettere cosa significa essere moglie di un boss della malavita, qual è il punto di inizio e di fine, i confini di questa vicinanza. Nelle ultime due stagioni e nella prossima, Azzurra è Azzurra e basta. Con Genny sono diventati complici, è un racconto anche di sentimenti».
Com’è stato vivere una grande macchina come Gomorra?
«Un’esperienza totale, perché finzione e vita si sono intrecciate in maniera inesorabile: io e Azzurra siamo diventate mogli e madri negli stessi momenti».
A breve uscirà la quinta e ultima stagione.
«Col pensiero costante di essere arrivati alla fine, è stato difficile salutarsi ma anche molto commovente. Tanti abbracci e lacrime, ma anche tanta consapevolezza di aver costruito qualcosa di importante».
Ha recitato anche in “Romulus”. Com'è stato confrontarsi con il protolatino?
«La lingua è un grande strumento di arricchimento e di credibilità. “Gomorra” in questo senso è stato uno spartiacque, ha dato un nuovo modo di intendere recitazione e ricezione. A me piace molto tutto quel che c’è dietro i dialetti e i loro vari accenti. Per il protolatino, è stato divertente. La chiave era capire il meccanismo di quella lingua ricostruita e non cercare di capire il significato di ogni frase».
Miglior attrice al festival di San Vito Lo Capo per “Rosa Pietra Stella”. Che ruolo è quello di Carmela, la protagonista?
«Spesso rifiuta la sua condizione di femmina, il suo essere mamma, la necessità di dover essere bella. Non è solo la storia di una madre, ma di una persona che non ha avuto tutte le possibilità e l'affetto, che si trova ad avere responsabilità prima ancora di aver definito se stessa».
In questi anni è stata anche Azzurra, la moglie del boss Genny Savastano in “Gomorra”.
«Inizialmente soffrivo questa posizione un po’ di servizio, funzionale al racconto di un altro personaggio, essere “la moglie di”. Col tempo però non è stata solo così. Ha avuto un incredibile valore: trasmettere cosa significa essere moglie di un boss della malavita, qual è il punto di inizio e di fine, i confini di questa vicinanza. Nelle ultime due stagioni e nella prossima, Azzurra è Azzurra e basta. Con Genny sono diventati complici, è un racconto anche di sentimenti».
Com’è stato vivere una grande macchina come Gomorra?
«Un’esperienza totale, perché finzione e vita si sono intrecciate in maniera inesorabile: io e Azzurra siamo diventate mogli e madri negli stessi momenti».
A breve uscirà la quinta e ultima stagione.
«Col pensiero costante di essere arrivati alla fine, è stato difficile salutarsi ma anche molto commovente. Tanti abbracci e lacrime, ma anche tanta consapevolezza di aver costruito qualcosa di importante».
Ha recitato anche in “Romulus”. Com'è stato confrontarsi con il protolatino?
«La lingua è un grande strumento di arricchimento e di credibilità. “Gomorra” in questo senso è stato uno spartiacque, ha dato un nuovo modo di intendere recitazione e ricezione. A me piace molto tutto quel che c’è dietro i dialetti e i loro vari accenti. Per il protolatino, è stato divertente. La chiave era capire il meccanismo di quella lingua ricostruita e non cercare di capire il significato di ogni frase».
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