«Il vaccino è l’unica arma Ispiriamoci a Macron»
di Luigi Soriga
Il direttore di Malattie infettive Babudieri: «L’epidemia riprende forza»
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SASSARI. Non c’è bisogno di scrutare la sfera di cristallo per prevedere ciò che avverrà. Basta guardare lo schermo a cristalli liquidi della tv e osservare ciò che succede negli altri paesi.
«L’Inghilterra – dice professor Sergio Babudieri, direttore di Malattie infettive dell’Aou di Sassari – nel calendario Covid, è 2 mesi avanti a noi. Osserviamo cosa accade lì e sapremo cosa accadrà da noi. Il virus con le sue varianti ha ripreso a circolare e la curva dei contagi è destinata a salire. L’unico modo che abbiamo per contrastarla è la vaccinazione su ampia scala».
Quindi è d’accordo con la scelta di Macron?
«Il presidente francese è stato scaltro, chirurgico, con un tempismo da manuale. Non ha detto, ti obbligo a vaccinarti. La sua non è un’imposizione. È un ragionamento più sottile: io metto una serie di regole, poi sta a te decidere cosa fare della tua vita. Preferisci non vaccinarti? Mi sta bene, è una tua scelta. Però non vai al cinema, non viaggi, e te ne stai buono a casa. Perché la tua libertà non deve mettere in pericolo la vita degli altri. Macron ha capito che siamo in una fase cruciale, la partita va giocata adesso. E lui l’ha vinta, perché dopo il suo discorso in Francia si sono registrate un milione di prenotazioni per i vaccini. Questo significa fare Bingo, e credo che sia un sistema che gli altri paesi dovrebbero prendere in seria considerazione».
In Sardegna i segnali non sono confortanti. In 9 giorni siamo passati da 8 a 135 casi di contagio quotidiani.
«Come dicevo, è la lezione inglese. È chiaro che col Covid e le sue varianti dobbiamo conviverci ancora. Non c’è una medicina, e l’unica cura è il vaccino. Diffidate dai sapientoni che dicono di aver capito tutto del virus. Ci sono ancora troppi boh. Tipo: com’è nato il covid? Boh! Perché a uno causa un ictus e all’altro una trombosi? Boh! E quando avremo una pubblicazione con le risposte a questi boh, io sarò già in pensione da tempo. La speranza è che l’evoluzione segua il trend delle altre pandemie, come Sars o Ebola, e che la curva vada presto verso l’autoestinzione».
Al momento quali sono i rischi principali?
«Ne vedo due, e per descriverli utilizzerò l’esempio di due pazienti ricoverati nel mio reparto. A mio parere sono due casi simbolo. Il primo: ragazza spagnola di 25 anni, non vaccinata, due settimane di ferie e la pretesa di farle a ogni costo. Prima di partire non sta bene, ha sintomi influenzali, ma prende lo stesso l’aereo. Arriva qui, accusa dolori intercostali, si rivolge al pronto soccorso, le fanno il tampone e la carica virale è alta. Ma anche la carica di egoismo non è da meno, assieme a una totale carenza di senso civico. Ecco, chi pensa solo a se stesso è un pericolo per gli altri».
L’altro paziente, invece?
«Uomo, over 70, già coperto da doppia dose. È convinto che la pratica Covid sia già archiviata, e allo stesso modo la pensano in tanti. Invece si porta dietro diverse patologie che lo rendono un soggetto fragile, e quindi ancora aggredibile dal virus. Questo anziano prende il traghetto Civitavecchia-Olbia, si becca il covid, poi accusa malori legati alle malattie pregresse, si rivolge all’ospedale, gli fanno il tampone, e risulta positivo con alta carica. Morale: il vaccino non sempre è risolutivo, soprattutto se il tuo apparato immunitario è debole. Il nonnetto diabetico, con altre patologie croniche, non deve ancora abbassare la guardia».
È preoccupato per quest’estate? La vivrà serenamente?
«Io personalmente sono tranquillo. Però in Sardegna non ci sono controlli e il virus è destinato a diffondersi. Mi rassicura il fatto che il tasso di ospedalizzazione è bassissimo. Chi è vaccinato difficilmente finisce in terapia intensiva, e infatti al momento, tranne un caso a Cagliari, i reparti sono vuoti. A non essere vaccinati purtroppo sono ancora molti ragazzi, ma raramente avranno delle complicazioni. Saranno solo un veicolo e un pericolo per i loro genitori o nonni non vaccinati. Oppure per gli ospiti delle strutture ricettive, dal momento che tanti di questi ragazzi non vaccinati faranno la stagione estiva in ristoranti e alberghi».
Le spiagge saranno un luogo sicuro?
«La precauzione da seguire è sempre e solo una: il distanziamento. A due metri non ci si contagia. Se ci si accorge di stare troppo a contatto, senza mascherina, con altre persone, ormai dovrebbe scattarci il campanellino d’allarme. Ma so bene che in situazione di relax, bevendo una birra vista mare, seduti fianco a fianco, a tutto si pensa tranne che al covid».
Come vede la riapertura delle scuole?
«Il problema non è la scuola in sé, ma lo scenario epidemico intorno. E l’esperienza e i dati parlano chiaro: l’estate scorsa abbiamo avuto i cluster delle discoteche e il picco dei contagi. A settembre iniziano le lezioni ed è un disastro, con la curva che raggiunge l’apice. A dicembre si teme la stessa cosa. Si pensa che i cenoni di famiglia inneschino i focolai, e che poi la riapertura delle scuole a febbraio riaccenda la pandemia. Invece niente di tutto questo: cene per pochi intimi, in famiglia si fa da bravi, e la curva di contagi è praticamente a zero. In classe il virus non si diffonde. Quindi dipenderà tutto da cosa accadrà questa estate. Non dalla scuola».
«L’Inghilterra – dice professor Sergio Babudieri, direttore di Malattie infettive dell’Aou di Sassari – nel calendario Covid, è 2 mesi avanti a noi. Osserviamo cosa accade lì e sapremo cosa accadrà da noi. Il virus con le sue varianti ha ripreso a circolare e la curva dei contagi è destinata a salire. L’unico modo che abbiamo per contrastarla è la vaccinazione su ampia scala».
Quindi è d’accordo con la scelta di Macron?
«Il presidente francese è stato scaltro, chirurgico, con un tempismo da manuale. Non ha detto, ti obbligo a vaccinarti. La sua non è un’imposizione. È un ragionamento più sottile: io metto una serie di regole, poi sta a te decidere cosa fare della tua vita. Preferisci non vaccinarti? Mi sta bene, è una tua scelta. Però non vai al cinema, non viaggi, e te ne stai buono a casa. Perché la tua libertà non deve mettere in pericolo la vita degli altri. Macron ha capito che siamo in una fase cruciale, la partita va giocata adesso. E lui l’ha vinta, perché dopo il suo discorso in Francia si sono registrate un milione di prenotazioni per i vaccini. Questo significa fare Bingo, e credo che sia un sistema che gli altri paesi dovrebbero prendere in seria considerazione».
In Sardegna i segnali non sono confortanti. In 9 giorni siamo passati da 8 a 135 casi di contagio quotidiani.
«Come dicevo, è la lezione inglese. È chiaro che col Covid e le sue varianti dobbiamo conviverci ancora. Non c’è una medicina, e l’unica cura è il vaccino. Diffidate dai sapientoni che dicono di aver capito tutto del virus. Ci sono ancora troppi boh. Tipo: com’è nato il covid? Boh! Perché a uno causa un ictus e all’altro una trombosi? Boh! E quando avremo una pubblicazione con le risposte a questi boh, io sarò già in pensione da tempo. La speranza è che l’evoluzione segua il trend delle altre pandemie, come Sars o Ebola, e che la curva vada presto verso l’autoestinzione».
Al momento quali sono i rischi principali?
«Ne vedo due, e per descriverli utilizzerò l’esempio di due pazienti ricoverati nel mio reparto. A mio parere sono due casi simbolo. Il primo: ragazza spagnola di 25 anni, non vaccinata, due settimane di ferie e la pretesa di farle a ogni costo. Prima di partire non sta bene, ha sintomi influenzali, ma prende lo stesso l’aereo. Arriva qui, accusa dolori intercostali, si rivolge al pronto soccorso, le fanno il tampone e la carica virale è alta. Ma anche la carica di egoismo non è da meno, assieme a una totale carenza di senso civico. Ecco, chi pensa solo a se stesso è un pericolo per gli altri».
L’altro paziente, invece?
«Uomo, over 70, già coperto da doppia dose. È convinto che la pratica Covid sia già archiviata, e allo stesso modo la pensano in tanti. Invece si porta dietro diverse patologie che lo rendono un soggetto fragile, e quindi ancora aggredibile dal virus. Questo anziano prende il traghetto Civitavecchia-Olbia, si becca il covid, poi accusa malori legati alle malattie pregresse, si rivolge all’ospedale, gli fanno il tampone, e risulta positivo con alta carica. Morale: il vaccino non sempre è risolutivo, soprattutto se il tuo apparato immunitario è debole. Il nonnetto diabetico, con altre patologie croniche, non deve ancora abbassare la guardia».
È preoccupato per quest’estate? La vivrà serenamente?
«Io personalmente sono tranquillo. Però in Sardegna non ci sono controlli e il virus è destinato a diffondersi. Mi rassicura il fatto che il tasso di ospedalizzazione è bassissimo. Chi è vaccinato difficilmente finisce in terapia intensiva, e infatti al momento, tranne un caso a Cagliari, i reparti sono vuoti. A non essere vaccinati purtroppo sono ancora molti ragazzi, ma raramente avranno delle complicazioni. Saranno solo un veicolo e un pericolo per i loro genitori o nonni non vaccinati. Oppure per gli ospiti delle strutture ricettive, dal momento che tanti di questi ragazzi non vaccinati faranno la stagione estiva in ristoranti e alberghi».
Le spiagge saranno un luogo sicuro?
«La precauzione da seguire è sempre e solo una: il distanziamento. A due metri non ci si contagia. Se ci si accorge di stare troppo a contatto, senza mascherina, con altre persone, ormai dovrebbe scattarci il campanellino d’allarme. Ma so bene che in situazione di relax, bevendo una birra vista mare, seduti fianco a fianco, a tutto si pensa tranne che al covid».
Come vede la riapertura delle scuole?
«Il problema non è la scuola in sé, ma lo scenario epidemico intorno. E l’esperienza e i dati parlano chiaro: l’estate scorsa abbiamo avuto i cluster delle discoteche e il picco dei contagi. A settembre iniziano le lezioni ed è un disastro, con la curva che raggiunge l’apice. A dicembre si teme la stessa cosa. Si pensa che i cenoni di famiglia inneschino i focolai, e che poi la riapertura delle scuole a febbraio riaccenda la pandemia. Invece niente di tutto questo: cene per pochi intimi, in famiglia si fa da bravi, e la curva di contagi è praticamente a zero. In classe il virus non si diffonde. Quindi dipenderà tutto da cosa accadrà questa estate. Non dalla scuola».
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