«Per coltivare senza rischi servono normative chiare»
di Antonello Palmas
Centinaia di partecipanti all’incontro organizzato da Sardinia Cannabis
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INVIATO AD ARBOREA. A centinaia si sono dati appuntamento ad Arborea infischiandosene del fatto che fosse una calda mattina di metà luglio: si parlava dei problemi di un settore, quello della canapa industriale, dalle enormi prospettive ma tenuto in scacco da una normativa poco chiara, la legge 242/2016 e le sue interpretazioni successive. Evidente che l’argomento trattato nell’incontro “Sardegna & Cannabis-Progetto legalità” organizzato da Sardinia Cannabis, diretta da Piero Manzanares, è estremamente sentito. Nell’isola non si contano più denunce e sequestri dopo l’interpretazione restrittiva formulata dalla procura di Cagliari in seguito a una sentenza della Cassazione, che ha gettato nel panico chi ha investito. L’assurdo è che si può produrre ma non commercializzare il raccolto.
Un settore nel panico. Nella sala convegni dell’Horse country c’erano tutti, dai coltivatori alle associazioni di categoria, dai politici agli avvocati. «Non è giusto che per colpa di pochi che inseguono altri scopi vengano puniti i tanti che fanno le cose nel solco della legalità – attacca il presidente Coldiretti, Battista Cualbu –. La canapa è una grossa opportunità, ma occorre che la filiera venga controllata dalla base».
«In questo clima di denunce non si può andare avanti, significa danneggiare l’economia sarda – dice Pietro Tandeddu, direttore Copagri –. Di fronte alle ambiguità normative auspichiamo una revisione della 242 e chiediamo ai parlamentari sardi di fare pressione sui loro gruppi per avere regole chiare. Quella della canapa è una filiera come le altre e come tale va trattata e normata, i produttori non devono sottostare a contratti di fornitura che consentono cartelli e imposizione di prezzi».
Coltivazione sostenibile. Luca Sanna, presidente di Confagricoltura, parla di «equivoci che frenano un settore promettente, a queste condizioni c’è un rischio personale, l’impresa non è libera e non attiva i necessari investimenti». Sottolinea anche le peculiarità di una pianta che «ha grande capacità di fissare molecole di carbonio e liberare ossigeno, presenta quindi benefici ambientali in linea col taglio green delle politiche dell’Ue. Che infatti la sdogana ovunque, solo in Italia abbiamo ragione? L’equivoco lo ha creato il legislatore e lui lo deve risolvere».
Le difficoltà della politica. Ci prova Alberto Manca, deputato M5s: «Ho elaborato una proposta di legge – spiega – che punta alla trasparenza della filiera», ma ammette che le resistenze della destra stanno creando problemi. Ci prova anche Alessandro Solinas, consigliere regionale M5s, la cui proposta di legge insieme a quella di Piero Maieli (Psd’Az) ha dato vita al testo unificato che attende il voto in Consiglio: «Ci sono imprenditori che si indebitano, rischiano le case, la libertà e di essere trattati da delinquenti pur esercitando il diritto a libera impresa. I controlli sono inevitabili, dobbiamo fornire strumenti all’autorità per fare sì che siano tali da non disturbare l’attività dell’imprenditore compromettendo la stagione».
Non perdere tempo. «La Ue parla del limite dello 0,3% per il Thc (il principio attivo della cannabis da cui dipende la legalità o no della coltivazione, ndc) – dice Antonello Spada, presidente dell’ordine forense di Oristano – la normativa italiana di una forbice da 0,2 a 0,6, la giurisprudenza si attesta sullo 0,5%: occorre fare chiarezza sui limiti da non superare. Giacomo Patteri, borsista dell’università di Sassari: «La canapa è uscita dal sottobosco e va canalizzata per produrre ricchezza. Si parla di 1000 ettari e 3 milioni di piante nell’isola, ma i mercati hanno una capacità di assorbire la produzione che nemmeno immaginiamo e ciò dovrebbe spingerci a collaborare senza paura di favorire l’altro. Ma si continua a perdere terreno rispetto ai competitor».
Problemi di cultura. Le agenzie regionali sono a disposizione. «Bene l’incremento delle coltivazioni – dice Riccardo Laconi di Laore – ma non vedo il processo della filiera che si chiude, mancano insediamenti industriali per la trasformazione, sorti invece in Sicilia. L’aggregazione è fondamentale». E Gianluca Carboni (Agris), coordinatore scientifico del progetto Canopaes, uno studio sperimentale sulla bonifica dei terreni inquinati grazie alla canapa, ricorda che le preziose informazioni acquisite sono disponibili sul sito della Regione. L’assessora regionale dell’agricoltura Gabriella Murgia si dice pronta a promuovere un tavolo con tutte le parti e spiega che «le resistenze politiche sono causate da un immaginario collettivo che segue una vena proibizionista e vede comunque un pericolo dietro la cannabis. Più un problema di cultura che di coltura».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Un settore nel panico. Nella sala convegni dell’Horse country c’erano tutti, dai coltivatori alle associazioni di categoria, dai politici agli avvocati. «Non è giusto che per colpa di pochi che inseguono altri scopi vengano puniti i tanti che fanno le cose nel solco della legalità – attacca il presidente Coldiretti, Battista Cualbu –. La canapa è una grossa opportunità, ma occorre che la filiera venga controllata dalla base».
«In questo clima di denunce non si può andare avanti, significa danneggiare l’economia sarda – dice Pietro Tandeddu, direttore Copagri –. Di fronte alle ambiguità normative auspichiamo una revisione della 242 e chiediamo ai parlamentari sardi di fare pressione sui loro gruppi per avere regole chiare. Quella della canapa è una filiera come le altre e come tale va trattata e normata, i produttori non devono sottostare a contratti di fornitura che consentono cartelli e imposizione di prezzi».
Coltivazione sostenibile. Luca Sanna, presidente di Confagricoltura, parla di «equivoci che frenano un settore promettente, a queste condizioni c’è un rischio personale, l’impresa non è libera e non attiva i necessari investimenti». Sottolinea anche le peculiarità di una pianta che «ha grande capacità di fissare molecole di carbonio e liberare ossigeno, presenta quindi benefici ambientali in linea col taglio green delle politiche dell’Ue. Che infatti la sdogana ovunque, solo in Italia abbiamo ragione? L’equivoco lo ha creato il legislatore e lui lo deve risolvere».
Le difficoltà della politica. Ci prova Alberto Manca, deputato M5s: «Ho elaborato una proposta di legge – spiega – che punta alla trasparenza della filiera», ma ammette che le resistenze della destra stanno creando problemi. Ci prova anche Alessandro Solinas, consigliere regionale M5s, la cui proposta di legge insieme a quella di Piero Maieli (Psd’Az) ha dato vita al testo unificato che attende il voto in Consiglio: «Ci sono imprenditori che si indebitano, rischiano le case, la libertà e di essere trattati da delinquenti pur esercitando il diritto a libera impresa. I controlli sono inevitabili, dobbiamo fornire strumenti all’autorità per fare sì che siano tali da non disturbare l’attività dell’imprenditore compromettendo la stagione».
Non perdere tempo. «La Ue parla del limite dello 0,3% per il Thc (il principio attivo della cannabis da cui dipende la legalità o no della coltivazione, ndc) – dice Antonello Spada, presidente dell’ordine forense di Oristano – la normativa italiana di una forbice da 0,2 a 0,6, la giurisprudenza si attesta sullo 0,5%: occorre fare chiarezza sui limiti da non superare. Giacomo Patteri, borsista dell’università di Sassari: «La canapa è uscita dal sottobosco e va canalizzata per produrre ricchezza. Si parla di 1000 ettari e 3 milioni di piante nell’isola, ma i mercati hanno una capacità di assorbire la produzione che nemmeno immaginiamo e ciò dovrebbe spingerci a collaborare senza paura di favorire l’altro. Ma si continua a perdere terreno rispetto ai competitor».
Problemi di cultura. Le agenzie regionali sono a disposizione. «Bene l’incremento delle coltivazioni – dice Riccardo Laconi di Laore – ma non vedo il processo della filiera che si chiude, mancano insediamenti industriali per la trasformazione, sorti invece in Sicilia. L’aggregazione è fondamentale». E Gianluca Carboni (Agris), coordinatore scientifico del progetto Canopaes, uno studio sperimentale sulla bonifica dei terreni inquinati grazie alla canapa, ricorda che le preziose informazioni acquisite sono disponibili sul sito della Regione. L’assessora regionale dell’agricoltura Gabriella Murgia si dice pronta a promuovere un tavolo con tutte le parti e spiega che «le resistenze politiche sono causate da un immaginario collettivo che segue una vena proibizionista e vede comunque un pericolo dietro la cannabis. Più un problema di cultura che di coltura».
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