l’estradizione dei pescatori di Sorso
«Mandato di arresto europeo valido»
Le motivazioni della sentenza di Cassazione: ricorso inammissibile
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SASSARI. La Corte di Cassazione ha pubblicato le motivazioni della sentenza del 27 luglio con la quale ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dai tre pescatori di Sorso (l’udienza per il quarto è fissata al 5 agosto) finiti al centro di un caso diplomatico tra Sardegna e Corsica. I giovani di 32, 27 e 30 anni sono stati oggetto di un mandato di cattura europeo spiccato dalle autorità francesi con l’accusa di resistenza e minaccia a pubblico ufficiale e violazione della riserva naturale delle Bocche di Bonifacio. Ora verranno estradati e dovranno pagare 3mila euro di spese legali a testa. Sul primo motivo di ricorso, i difensori dei giovani avevano lamentato una lesione del diritto di difesa poiché hanno avuto soltanto un’ora per esaminare il mandato di arresto europeo, tra l’altro in lingua francese. «Secondo un principio già affermato da questa Corte – scrivono i giudici nella sentenza – il diniego di termini a difesa può dar luogo ad una nullità a regime intermedio in forza della norma generale in quanto incidenti sull’assistenza dell’imputato, sempreché l’eccezione sia stata tempestivamente formulata». «Nella specie – continua la sentenza – dal verbale dell’udienza tenuta davanti alla Corte di appello risulta che la difesa dei ricorrenti non ha sollevato alcuna eccezione al termine fissato dalla Corte di appello».
Il secondo motivo di ricorso era incentrato sui presupposti del mandato di arresto, considerato carente delle informazioni necessarie da parte dei difensori dei pescatori. Argomentazioni che non hanno convinto i giudici, che infatti hanno ritenuto le censure «generiche e manifestamente infondate». (s.sant.)
Il secondo motivo di ricorso era incentrato sui presupposti del mandato di arresto, considerato carente delle informazioni necessarie da parte dei difensori dei pescatori. Argomentazioni che non hanno convinto i giudici, che infatti hanno ritenuto le censure «generiche e manifestamente infondate». (s.sant.)
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