«La comunità non vuole un turismo di quel tipo»
La sindaca Deretta: «Abbiamo un problema di ordine pubblico, le istituzioni ci hanno lasciati soli»
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SAN TEODORO. La nuova era del turismo cafone non piace ai teodorini. La prima a essere scontenta, ma soprattutto preoccupata, per questo nuovo fenomeno è la sindaca Rita Deretta. «Questo è un tipo di turismo che noi non vogliamo – spiega la prima cittadina –. Non siamo organizzati per questo fenomeno, e dobbiamo pur sempre fare i conti con le risorse che abbiamo, che sono quelle di un Comune di 5mila residenti ma quest’estate abbiamo qualcosa come 120mila presenze».
«I flussi hanno cominciato a crescere in maniera importante dal 15 giugno – sottolinea ancora la sindaca – ma è importante capire che la paura non è nell’accogliere così tante persone. E infatti già da questo inverno attueremo una serie di interventi per limitare l’accesso alle spiagge e studieremo i percorsi di rilevamento degli accessi».
Quello che sta succedendo a San Teodoro non è soltanto un problema di numeri, c’è anche un discorso di qualità delle presenze e di quello che portano come valore aggiunto alla comunità al di là del fattore economico. «Non ci aspettavamo questo tipo di turismo, di età giovanissima e in un anno ancora in piena pandemia – riprende la prima cittadina –. Qui c’è un problema di ordine pubblico, è questa la verità. Ho lanciato una richiesta di aiuto al prefetto e al questore. In tempi non sospetti ho avuto sentore che sarebbe stata un’estate problematica. Ma nemmeno nei miei incubi peggiori avrei potuto pensare una situazione a questi livelli».
E il risultato è stato? «Più volte abbiamo intavolato discorsi ma non è servito – continua Rita Deretta –. Dobbiamo avete supporto e assistenza dalle forze ordine. A marzo avevamo chiesto di inviarci un’unità mobile in piazza, ma non è mai arrivata. Noi abbiamo una decina di vigili urbani, e poi la compagnia barracellare che ci aiuta tantissimo. Abbiamo anche portato alcune guardie giurate in centro. Ma la verità è che siamo rimasti soli. E la comunità sta patendo molto questa estate».
C’è poi il dettaglio delle discoteche chiuse. Il popolo della notte, infatti, non potendosi concedere balli sfrenati in pista si riversa nelle strade creando non pochi problemi. «Sì – dice ancora la sindaca – le discoteche chiuse sono un danno a livello di ordine pubblico». «Noi siamo nel consorzio dell’area marina protetta – conclude la prima cittadina di San Teodoro – e non possiamo pensare di ragionare in termini di sostenibilità e poi accettare questo flusso turistico. La cittadinanza non l’accetta. Non siamo pronti e non lo vogliamo. Tutti, anche a livello regionale e ministeriale, dovrebbero puntare a tutelare il nostro territorio, perché se diventa luogo di inciviltà rovina l’immagine di tutta l’isola, mica soltanto di San Teodoro. Questo è un problema di tutta la Sardegna e si deve fare in modo che il prossimo anno non ricapiti la stessa cosa». (s.sant.)
«I flussi hanno cominciato a crescere in maniera importante dal 15 giugno – sottolinea ancora la sindaca – ma è importante capire che la paura non è nell’accogliere così tante persone. E infatti già da questo inverno attueremo una serie di interventi per limitare l’accesso alle spiagge e studieremo i percorsi di rilevamento degli accessi».
Quello che sta succedendo a San Teodoro non è soltanto un problema di numeri, c’è anche un discorso di qualità delle presenze e di quello che portano come valore aggiunto alla comunità al di là del fattore economico. «Non ci aspettavamo questo tipo di turismo, di età giovanissima e in un anno ancora in piena pandemia – riprende la prima cittadina –. Qui c’è un problema di ordine pubblico, è questa la verità. Ho lanciato una richiesta di aiuto al prefetto e al questore. In tempi non sospetti ho avuto sentore che sarebbe stata un’estate problematica. Ma nemmeno nei miei incubi peggiori avrei potuto pensare una situazione a questi livelli».
E il risultato è stato? «Più volte abbiamo intavolato discorsi ma non è servito – continua Rita Deretta –. Dobbiamo avete supporto e assistenza dalle forze ordine. A marzo avevamo chiesto di inviarci un’unità mobile in piazza, ma non è mai arrivata. Noi abbiamo una decina di vigili urbani, e poi la compagnia barracellare che ci aiuta tantissimo. Abbiamo anche portato alcune guardie giurate in centro. Ma la verità è che siamo rimasti soli. E la comunità sta patendo molto questa estate».
C’è poi il dettaglio delle discoteche chiuse. Il popolo della notte, infatti, non potendosi concedere balli sfrenati in pista si riversa nelle strade creando non pochi problemi. «Sì – dice ancora la sindaca – le discoteche chiuse sono un danno a livello di ordine pubblico». «Noi siamo nel consorzio dell’area marina protetta – conclude la prima cittadina di San Teodoro – e non possiamo pensare di ragionare in termini di sostenibilità e poi accettare questo flusso turistico. La cittadinanza non l’accetta. Non siamo pronti e non lo vogliamo. Tutti, anche a livello regionale e ministeriale, dovrebbero puntare a tutelare il nostro territorio, perché se diventa luogo di inciviltà rovina l’immagine di tutta l’isola, mica soltanto di San Teodoro. Questo è un problema di tutta la Sardegna e si deve fare in modo che il prossimo anno non ricapiti la stessa cosa». (s.sant.)
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