Il dramma dietro il busto di un 20enne
Ferdinando ostacolato dai genitori nel suo amore per Antonina scelse di morire
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SASSARI. Un umido pomeriggio di aprile del 1894, verso le cinque, il ventenne Ferdinando Marianini indossò i suoi stivaletti, abbottonò il cappotto doppiopetto ed uscì di casa. Abitava con la famiglia in un elegante immobile nella parte iniziale dell’allora via Ospedale Civile, al numero civico 4, oggi via Enrico Costa. Dopo aver chiuso alle sue spalle il portone ad arco, Ferdinando iniziò una lunga camminata. Arrivò prima allo spiazzo sterrato del mulino a vento, all’apice di via Roma, dove si concludeva il centro abitato, poi proseguì per le lontane campagne di Serra Secca. Era una zona che conosceva, perché la sua famiglia possedeva alcuni terreni in quella località. A testa bassa e con le mani in tasca, il giovane Marianini procedette sino alla strada per Osilo e si addentrò silenzioso per gli ancor più sperduti boschi che conducevano al bacino del Bunnari. Eludendo la sorveglianza, arrivò di nascosto sullo strapiombo della diga che allora alimentava Sassari, fumò la pipa per qualche minuto, lasciandola poi sopra un piccolo masso. Si tolse i vestiti e li ripose ordinatamente in un luogo visibile. Fece gli ultimi tre passi del suo percorso cominciato un paio d’ore prima, chiuse gli occhi e si gettò nel nulla. Pochi istanti dopo calarono le tenebre. A casa Marianini si attese con angoscia il suo rientro fino all’indomani, poi fu chiaro che fosse accaduto qualcosa di spiacevole. L’ultimo ad aver visto il ventenne fu un bracciante. L’uomo indirizzò le ricerche, rivelando anche l’oscuro saluto rivoltogli dal giovane il giorno prima: “Ci vediamo all’altro mondo!”. Il corpo fu ritrovato solo mesi dopo. Ferdinando, determinato sino all’inverosimile, si era immobilizzato le braccia con la cintura per evitare ogni ripensamento. Ferdinando era un affascinante ed educato studente dell’Istituto Tecnico di Sassari. Un biglietto, nascosto nella tasca della giacca, racconta il perché di quel gesto estremo: Ferdinando aveva perso la testa per la graziosa Antonina, ma i genitori del ragazzo proibivano una relazione con una domestica. Ferdinando, puro d’animo, se ne innamorò e l’ultimo pensiero, prima di lasciare il mondo, lo dedicò proprio a lei: “Addio Antonina”. (lu.so.)
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